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Industria della carta, la Turchia smercia prodotti russi?

Carta

In Italia aumenta la domanda di carta, ma i produttori nazionali non riescono a soddisfarla e si ricorre alle importazioni. Colpa della crisi energetica, che però non sta colpendo allo stesso modo le aziende in Spagna e Turchia. Tutti i dettagli

 

Nei primi nove mesi del 2022 la produzione di carta in Italia è diminuita del 3,6 per cento su base annua, nonostante la domanda sia aumentata dell’8,2 per cento.

Nell’impossibilità per l’industria nazionale di accrescere i propri livelli di output, questo deficit tra richiesta e offerta è stato compensato dalle importazioni, che nello stesso periodo – stando ai dati ancora provvisori – sono infatti cresciute del 20 per cento, in particolare dalla Spagna e dalla Turchia.

L’IMPATTO DELLA CRISI ENERGETICA SULL’INDUSTRIA ITALIANA DELLA CARTA

L’aumento degli acquisti di carta dall’estero rappresenta un “rischio di perdita di competitività” per le imprese italiane rispetto a quelle straniere, ha detto al Sole 24 Ore Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, l’associazione di riferimento per i produttori di carta, cartone e paste. La causa di questa situazione di fiacchezza produttiva, pur in presenza di un mercato ricettivo, è “da attribuirsi principalmente ad un fattore”, spiega Poli: “il costo energetico”.

L’industria cartaria rientra tra i cosiddetti settori “energivori”, così chiamati perché consumano grandi quantità di energia nei loro processi produttivi. La crisi dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale (questi ultimi, pur essendo tornati ai livelli pre-guerra, rimangono comunque ben più alti rispetto alla media degli anni passati) incide dunque parecchio sulle attività delle aziende cartarie, che hanno davanti a sé tre possibilità: scaricare gli aumenti dei costi di produzione sui clienti, alzando il prezzo del prodotto finito; ridurre la produzione; chiudere del tutto gli stabilimenti.

COSA FANNO SPAGNA E TURCHIA

Qualunque sia la scelta tra le tre opzioni, le aziende italiane corrono sempre il rischio di perdere competitività – e spazi di mercato – rispetto ai competitor stranieri, i cui stabilimenti si trovano in paesi dove i costi dell’energia sono più bassi o che possono approfittare del basso valore della loro valuta per attirare gli importatori. È il caso, rispettivamente, della Spagna (pressoché isolata dal mercato energetico europeo per mancanza di connessioni, che ha imposto da mesi un tetto al prezzo del gas) e della Turchia (che ha svalutato pesantemente la lira proprio per incentivare le esportazioni).

Oltre al consumo energetico, sull’industria cartaria pesano anche l’aumento dei prezzi della materia prima e degli additivi chimici utilizzati nella lavorazione delle paste.

LA TURCHIA SMERCIA I PRODOTTI RUSSI?

La Turchia, inoltre – scrive Il Sole 24 Ore -, viene considerata da diversi imprenditori di vari settori un possibile territorio di passaggio “per triangolare la merce russa bloccata dalle sanzioni economiche europee”.

COSA HA FATTO IL GOVERNO

Lorenzo Poli ha detto di aver “molto apprezzato” la decisione del governo di posticipare l’utilizzo dei crediti d’imposta per il settore cartario “e che la nuova legge di Bilancio li preveda per il primo trimestre con la possibilità di utilizzarli fino a dicembre 2023”: in questo modo le aziende possono “usare il credito come una leva competitiva sui listini rispetto ai concorrenti esteri”.

COSA FARE PER RISOLLEVARE IL SETTORE DELLA CARTA

Oltre agli interventi provvisori, emergenziali, che però secondo Poli devono essere “costanti” finché “perdura questa situazione sui costi energetici”, Assocarta pensa che vadano implementate anche misure strutturali come la gas release e l’electricity release, cioè la cessione di gas ed elettricità a prezzi regolati e calmierati.

Già lo scorso ottobre, nel suo intervento all’apertura della Mostra Internazionale dell’Industria Cartaria, Poli aveva dichiarato che “si stima che nei primi nove mesi di quest’anno [si riferisce al 2022, ndr] la bolletta del gas del settore cartario abbia superato di oltre il 95% quella dell’intero 2021, pari a oltre 1,3 miliardi di euro”.

“Tra il 2020 e il 2022″, aveva aggiunto, “l’incidenza sul fatturato del costo del gas è passata dal 4,2% al 47%”.

L’ECONOMIA CIRCOLARE DELLA CARTA

Messa da parte la crisi dell’energia, Poli descrive però un futuro positivo per l’industria italiana della carta, che già applica un approccio circolare – cioè di riutilizzo delle materie prime giunte a fine vita – ai suoi processi produttivi.

L’Italia è il secondo paese europeo per riciclo della carta, dopo la Germania. Nel segmento dell’imballaggio, scrive Il Sole 24 Ore, la percentuale di riciclo è dell’85 per cento, e il tasso medio di consumo circolare nell’intero settore è del 63 per cento.

A questo proposito, Poli aveva detto che “il forte impatto dei costi energetici sull’economia italiana sta minando, alla base, anche l’economia circolare oltre che aprire il mercato domestico al dumping ambientale con l’arrivo sul territorio europeo e italiano di prodotti cartari che costano meno a livello energetico ma soprattutto ambientale”.

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