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Le nocciole turche andranno di traverso alla Nutella di Ferrero?

Nocciole

Tutti gli effetti indesiderati per i coltivatori di nocciole in Turchia per la politica monetaria voluta da Erdogan, secondo il Wall Street Journal. Ecco perché ci possono essere problemi per il gruppo Ferrero che produce la Nutella

 

La Turchia produce il 70 per cento delle nocciole al mondo. È un settore che dà lavoro a circa quattro milioni di persone ed è rilevantissimo per Ferrero, l’azienda italiana che produce la Nutella e che acquista un terzo delle nocciole esportate dalla Turchia.

IL PIANO DI ERDOGAN PER LA LIRA TURCA

I coltivatori turchi sono però in difficoltà a causa della politica monetaria portata avanti dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Erdogan pensa che una valuta nazionale più debole fungerà da stimolo alle esportazioni e farà crescere la produzione, e quindi l’economia.

Quest’anno la lira turca ha perso la metà del suo valore. Nel mese di novembre è calata del 30 per cento, e del 6 per cento solo nella giornata di lunedì scorso. Dall’inizio di dicembre, nel tentativo di dare stabilità alla valuta, la banca centrale ha venduto grandi quantità di moneta estera.

L’obiettivo di Erdogan è trasformare l’economia della Turchia e indirizzarla verso le esportazioni. In questo ha riportato qualche successo, ma nel breve termine: a novembre le esportazioni hanno toccato il valore record di 21,5 miliardi di dollari, il 33,4 per cento in più su base annua. Dall’altro lato, ci sono i risparmi dei cittadini che sono di fatto svaniti; il valore degli stipendi è crollato, mentre il prezzo degli alimenti è schizzato verso l’alto.

L’INDUSTRIA DELLE NOCCIOLE È IN DIFFICOLTÀ

Per i coltivatori di nocciole una lira debole significa dover pagare di più per importare tutti quei prodotti essenziali come i fertilizzanti, i pesticidi o i semi. Il prezzo del fertilizzante, ad esempio, è arrivato a 650 dollari alla tonnellata, fuori dalla portata di tanti agricoltori: l’anno scorso era sui 215 dollari.

Gli stabilimenti di lavorazione del frutto, poi, stanno avendo spese più alte per l’energia, il confezionamento e il trasporto. E si prevede anche un aumento del costo della manodopera, perché il governo turco ha intenzione di alzare lo stipendio minimo per adeguarlo al tasso di inflazione, arrivato al 21 per cento.

LE RIPERCUSSIONI PER I CONSUMATORI

Il risultato, come scrive il Wall Street Journal, è che i coltivatori turchi di nocciole stanno diventando più poveri e stanno producendo di meno. Meno nocciole, quindi, stanno entrando nella filiera internazionale che porta fino alla Nutella e ai latti vegetali. E una minore disponibilità di materia prima significa prezzi maggiori per i consumatori finali.

Turgan Zülfikar, che lavora come consulente per le aziende turche che vogliono entrare nel mercato statunitense, ha detto al Wall Street Journal che “il mondo è sull’orlo di una carenza di nocciole” e che “se sei fan della Nutella, è meglio che tu ne faccia scorta la prossima volta che vai al supermercato”.

Ferrero non ha risposto alle richieste di commento del quotidiano.

CHI CI GUADAGNERÀ?

Altri produttori importanti di nocciole, come l’Italia, l’Azerbaigian e gli Stati Uniti (rispettivamente secondi, terzi e quarti al mondo nel 2019), potrebbero approfittare di questo momento di debolezza della Turchia per guadagnare quote di mercato.

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