Economia

Generali e non solo. Cosa studia il governo sulla golden power per banche e assicurazioni

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Italia

Golden power da rafforzare per le imprese italiane ritenute strategiche come banche, assicurazioni e non solo. I dossier Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali. Le parole del premier. Il ruolo del Copasir. Fatti e indiscrezioni nell’approfondimento di Michele Arnese e Manola Piras

 

L’emergenza coronavirus impatta anche sul settore del credito che in questi giorni è il più duramente colpito dall’andamento negativo della Borsa. A far temere per il futuro è anche la tenuta del sistema che sarà chiamato a scontare quasi sicuramente un calo dell’attività e del numero di transazioni ma anche un costo del credito più elevato. Lo spauracchio per l’Italia è pure quello della contendibilità delle banche e delle assicurazioni (Generali in primis, come ha scritto settimane fa qui e qui Start Magazine) con riflessi potenzialmente negativi per i titoli di Stato italiani.

L’ipotesi sul tavolo anche del governo sarebbe quella di considerare strategiche tutte le aziende quotate alla Borsa di Milano, comprese banche e assicurazioni.

E’ quanto si evince dalle parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Corriere della Sera con cui ha confermato anche la possibilità che le misure restrittive anti Coronavirus possano essere ulteriormente rafforzate.

Scrive oggi il Sole 24 Ore: “Golden power più forte: non solo sui settori dell’energia e delle infrastrutture ma estesa anche a banche e assicurazioni. Con una norma da inserire nel decreto legge Cura Italia durante l’approvazione in Parlamento. Il governo si muove: la percezione del “rischio Italia” sale rapida, a Palazzo Chigi cominciano le riunioni. La soluzione in tasca non ce l’ha nessuno”.

Le parole del premier sull’estensione della golden power sono state così accolte dal vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso:

Urso fa riferimento a quanto da tempo sta sollecitando e che proprio ieri era tornato a chiedere contro “scalate ostili”.

“Bisogna innanzitutto considerare – ha detto ieri Urso a Huffington Post Italia – che aziende italiane strategiche (del settore dell’energia, dell’hi-tech, infrastrutture, ma anche delle banche e delle assicurazioni) hanno perso il 50 per cento del valore di borsa in un mese e il 40 per cento  nella sola ultima settimana) e sono diventate  nell’arco di pochi giorni  facili prede, troppo facili, esposte all’assalto esterno. Per questo presenterò al Senato emendamenti al testo del decreto-legge del governo in modo di estendere  la golden power al sistema creditizio e finanziario che sono i polmoni della nostra economia, per permettere alla Cassa depositi e prestiti, ad Invitalia e alle Poste di costruire una diga di difesa dell’interesse nazionale, di costruire la linea del Piave”.

IL COMMENTO DI URSO (COPASIR)

E oggi l’esponente di Fratelli d’Italia, sulla scia delle parole di Conte, dice: “Fdi presenterà in Senato un pacchetto di emendamenti al decreto ‘Cura Italia’, in linea tra l’altro con il disegno di legge 1759 che ho presentato il 5 marzo, che consenta all’Italia di fare un salto di qualità sul piano della sicurezza nazionale e in particolare sul fronte della tutela degli interessi strategici economici e del nostro sistema industriale”. “Aggiunge il vicepresidente del Copasir: “Il governo annuncia di voler estendere la golden power a banche e assicurazioni. Finalmente! Da settimane ripeto che è necessario salvaguardare il Sistema Italia da ogni possibile colonizzazione predatoria e speculazione internazionale, specie in questo momento. L’estensione della golden power ai settori strategici minacciati, a cominciare da banche e assicurazioni, il rafforzamento dell’intelligence economica nel Dipartimento per la Sicurezza e il potenziamento delle autorità di controllo sono misure che non possono più attendere, anche per rispondere alla minaccia di scalate ostili in Borsa. Il dl ‘Cura Italia’ poteva essere questa l’occasione, ma il governo l’ha sprecata. Adesso via stampa annuncia di voler intervenire, ma in seguito con il rischio di ‘chiudere le stalle quando i buoi sono stati rapiti’. Invece, Fratelli d’Italia ritiene che non si possa più attendere”, conclude.

CHE COSA SCRIVE IL SOLE 24 ORE

Scrive oggi il Sole 24 Ore: “Mef, palazzo Chigi – il premier Giuseppe Conte, il segretariato generale, i servizi di informazione e sicurezza – ma anche la Difesa stanno concentrando risorse e schemi di proposte per giungere a una sintesi ancora prematura. In ballo c’è anche il ripristino della cosiddetta «norma antiscorrerie» prevista dal decreto legge 148 del 2017 concepita dall’allora titolare del Mise Carlo Calenda. C’è poi Consob, con le sue azioni a ripetizione di trasparenza e di tutela. Ma la turbolenza del mercato è enorme. Un ruolo nuovo lo ha assunto il Copasir, presieduto secondo regolamento da un membro dell’opposizione, Raffaele Volpi (Lega). Il comitato parlamentare oggi è molto compatto al suo interno e, soprattutto, è diventato soggetto politico di riferimento e di impulso per l’esecutivo. Il Copasir ha informazioni riservate e privilegiate di intelligence economica, un patrimonio decisivo per orientare le decisioni difensive e aggressive per proteggere l’economia nazionale”.

L’OBIETTIVO DEL GOVERNO

Uno ‘scudo’ rafforzato antiscalata per le imprese italiane strategiche: banche, energia, infrastrutture. E’ questa la mission che il Governo, alle prese con le mille emergenze del Coronavirus, si sta ponendo dopo che analoghe iniziative sono state annunciate Oltralpe. In particolare in Francia dove il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha parlato senza mezzi termini di possibili nazionalizzazioni. Il ragionamento che sta facendo il governo francese sulla difesa degli asset strategici “non può che riguardare anche il governo italiano”, ha detto ieri il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, parlando a 24 Mattino. “Lo faremo, – ha risposto ad una domanda sulla difesa delle aziende italiane strategiche – il governo ha già gli strumenti, come la golden power. Stiamo valutando a livello di presidenza del consiglio e Mef come rafforzare questi strumenti e difendere le aziende strategiche”.

GLI ESEMPI ESTERI

Si guarda per questo ai prossimi decreti ed in particolare a quello di inizio aprile (prima ‘scadenza’ fissata per l’ipotetica fine degli interventi d’emergenza) quando gli strumenti già previsti nell’ordinamento potrebbero essere potenziati funzione ‘antiscalata a prezzi stracciati’. Ma già un freno è stato posto dalla Consob: è scattato infatti dalla seduta di ieri il divieto di vendite allo scoperto su tutti i titoli di Piazza Affari per 3 mesi. Provvedimenti analoghi sono stati adottati intanto anche dalle Autorità finanziarie in Spagna, Francia e Belgio.

CHE COSA FA LA CONSOB

La commissione ha deciso inoltre di introdurre, sempre da oggi e sempre per 3 mesi, un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute dagli investitori nelle 48 società italiane quotate in Borsa a più alta capitalizzazione e ad azionariato diffuso. La nuova soglia è fissata al superamento delle quali scatta l’obbligo di comunicare la partecipazione è pari all’1% (dal 3%) per le società grandi e al 3% (dal 5%) per le Pmi.

I DOSSIER UNICREDIT E GENERALI

Quali gruppi bancari e assicurativi sono in cima ai pensieri del Copasir? Secondo indiscrezioni (come scritto a gennaio da Start in questo articolo), sono due in particolare i dossier scrutati con attenzione mista ad apprensione sia dal Copasir sia dai Servizi segreti: i futuri assetti azionari di Unicredit e Assicurazioni Generali, da tempo al centro di rumors giornalistici viste le fusioni e le acquisizioni ipotizzate.

GLI SCENARI FRANCESI

Il possibile futuro francese (Société Générale?) di Unicredit (ma di approdi francesi si parla anche per Generali: Axa?) impensierisce non poco il Dis e il Copasir, oltre ad aver animato il dibattito politico mesi fa. D’altronde sono note le mire della Francia verso i due gruppi secondo alcuni osservatori. E le mire francesi si addensano anche sul settore della difesa e dell’aerospazio (qui l’approfondimento dell’analista Arcangelo Milito con focus su Avio ed Elettronica, in particolare).

STANDARD AND POOR’S: RISCHIO CONTENDIBILITA’ PER LE BANCHE ITALIANE

Proprio sul tema della contendibilità delle banche italiane ha messo l’accento l’agenzia di rating Standard and Poor’s. Secondo quanto ha riferito Milano Finanza, in un report dedicato al settore del credito – il più colpito dai crolli di Borsa di queste ultime settimane – S&P ha evidenziato il fatto che gran parte degli istituti nostrani ha un azionariato diffuso che ne aumenta parecchio la contendibilità: “Con l’eccezione di Intesa Sanpaolo e di Ubi Banca, dove la presenza dei soci storici è ancora forte, negli altri casi si tratta di realtà molto vicine alla public company anglosassone “ scrive il quotidiano economico che ricorda l’esempio di Unicredit, che dopo l’aumento di capitale da 13 miliardi del 2017 ha relegato le fondazioni sotto il 2%, e quello di Mediobanca con una governance “in evoluzione dopo lo scioglimento del vecchio patto di sindacato, l’uscita di Unicredit dal capitale e la rapida salita di Leonardo Del Vecchio”.

Da tenere in considerazione pure come “qualche banchiere osserva che la recente ops di Intesa su Ubi Banca potrebbe far cadere il tabù della Vigilanza sulle offerte non concordate, aumentando ulteriormente il grado di contendibilità degli istituti. Tanto più che da qualche mese nella city milanese si mormora di mire francesi su alcune banche medie come Banco Bpm  e la stessa Ubi, che oggi complessivamente valgono in Borsa meno di 5 miliardi”. Nel suo report Standard and Poor’s parla anche delle difficoltà pregresse del sistema del credito internazionale e italiano a cominciare dalla bassa redditività, dalla debole domanda di credito e dal rapido cambiamento tecnologico e ricorda tuttavia la solidità dei bilanci in termini di capitale, liquidità e asset quality.

Per quanto riguarda l’andamento borsistico Mf menziona come negli ultimi 30 giorni l’indice Ftse Italia Banks ha lasciato sul terreno il 46% del proprio valore, perdendo solo nella seduta di ieri quasi il 10% rispetto al -6,1% del Ftse Mib. “Per dare una misura della distruzione di valore avvenuta nel corso dell’emergenza sanitaria – si legge ancora – basti sapere che alcuni istituti come il Montepaschi, Banco Bpm o il Credito Valtellinese quotano oggi a poco più di un decimo del patrimonio netto. Non molto più rosea è la situazione di Unicredit, che ha un price to book value di 0,24 mentre solo Intesa Sanpaolo, Mediobanca e il Credito Emiliano si collocano sopra 0,4. Valori che, se al momento non rispecchiano i fondamentali economici degli istituti, certamente li espongono a eventuali raid esterni”.

La crisi economica che seguirà a quella sanitaria al momento in atto secondo l’agenzia di rating potrebbe comportare rischi seri per la qualità del credito: “Oltre all’andamento dell’economia reale, diversi fattori di natura contabile e regolamentare potrebbero incidere negativamente sui bilanci. In primo luogo le posizioni oggetto di moratoria e di allungamento dei termini rischiano di passare nella nuova categoria forborne (cioè i crediti oggetto di concessioni a parte della banca), con il conseguenze aggravio in termini di accantonamenti. Secondariamente il nuovo principio contabile Ifrs 9 rischia di avere effetti pro-ciclici perché la sua logica di inclusione di informazioni forward looking di fatto potrebbe portare ad un aggravio degli accantonamenti già sul primo trimestre 2020. C’è infine il calendar provisioning della Bce che, imponendo ritmi serrati per la svalutazione dei nuovi crediti deteriorati, rischia di far emergere pesanti perdite in conto economico”.

MOODY’S: RISCHIO PER IMPATTO CRISI SULLA REDDITIVITA’

Nel Credit Outlook pubblicato giovedì scorso anche Moody’s evidenzia il pericolo dell’impatto della crisi sulla redditività delle banche italiane. Il sistema, nota, “sarà sotto pressione a causa di un’attività creditizia più debole, di un minor numero di transazioni che generano commissioni e di un costo del credito più elevato”. Secondo “le attuali difficili condizioni dei mercati finanziari costringeranno probabilmente le banche a sospendere temporaneamente, almeno in parte, i loro programmi di finanziamento. Questo, unito alle moratorie sui rimborsi dei prestiti, metterà sotto pressione i loro buffer di liquidità”. Qualche spiraglio all’orizzonte si intravede grazie alle “misure di emergenza per sostenere la liquidità e il finanziamento delle banche” che si attendono da parte della Bce e del governo ma “sostanzialmente tutte le banche italiane” verranno “colpite da questa crisi sistemica”. Per ora, comunque, “l’effetto sul capitale è relativamente limitato, in quanto una quota significativa delle partecipazioni in titoli di Stato della maggior parte delle banche è classificata a fini contabili in modo tale che le variazioni di prezzo non incidano né sul patrimonio netto né sul conto economico”.

MOODY’S: OUTLLOK BANCHE USA DA STABILE A NEGATIVO

Di due giorni la notizia che l’agenzia di rating americana ha cambiato l’outlook sul settore bancario degli Stati Uniti in negativo da stabile. Una mossa, ha scritto Radiocor, che fa pensare che l’agenzia possa tagliare il rating di alcune fra le più grandi banche del Paese. Secondo il Financial Times, che cita l’analista Joseph Pucella, il cambio di outlook da parte di Moody’s riflette l’aumento delle pressioni “nell’ambiente operativo delle banche e il rischio patrimoniale derivante dalla continua interruzione dell’attività economica e commerciale” a causa del coronavirus. Peraltro, l’agenzia nota come siano in aumento i dubbi sull’esposizione delle banche statunitensi nei confronti di aziende che potrebbero fallire.

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