Innovazione

Avio, Elettronica e non solo. Che cosa si dice sulle mire della Francia sull’Italia

di

Vega

Se e quali mire ha la Francia in Italia su difesa e spazio? I dossier Elettronica, Avio e non solo. L’analisi di Arcangelo Milito

Se e quali mire ha la Francia in Italia su difesa e spazio?

Questa domanda nasce dalla lettura della “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza”, curata dal Comparto Intelligence e relativa all’anno 2019 (presentata presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 2 marzo) e da un articolo a commento della Relazione stessa comparso sul Sole 24 Ore del 3 marzo a firma di Marco Ludovico.

E’ notoria tra gli addetti ai lavori l’intenzione francese di ‘fare tutto in casa’ o, meglio, di avere ruolo direttivo preminente e insostituibile in materia di ricerca e industria aerospaziale europeo, con tutto ciò che ne consegue di innovazione economica e produttiva a cascata in altri campi.

Nel citato articolo del Sole 24 Ore firmato da Ludovico si trova questo inciso: “La relazione non può dirlo ma sono i francesi, soprattutto e innanzitutto, i più ostili e aggressivi con le nostre aziende del settore aero-spazio e difesa. Tra le probabili minacce — anche questo non c’è nel documento — un’azienda italiana del settore militare partecipata da Leonardo e presente in un contesto internazionale integrato”.

Le preoccupazioni riguardanti gli asset strategici (produttivi e finanziari) e le infrastrutture critiche sono state oggetto anche delle audizioni e degli approfondimenti attuati dal Copasir nel corso del 2019 e primi mesi del 2020.

Per comprendere meglio tutto è essenziale seguire le mosse politiche e governative francesi. Per il ministro dell’Economia Bruno Le Maire è “indispensabile un avvicinamento” tra Arianegroup, l’italiana Avio (a Napoli) e la tedesca OHB, con base a Brema. Le Maire ha espresso questo auspicio in un’audizione al Senato francese pochi giorni fa e ha giustificato l’interesse con la necessità di ottimizzare i lanciatori (specialmente gli Ariane 6 che dovrebbero sostituire completamente gli Ariane 5 entro il 2023) a livello europeo.

Di questa intenzione francese ne parla Formiche in un recente articolo. Tuttavia non si ricorda che questa uscita francese sarebbe la seconda nel giro di poche settimane sulle industrie italiane dell’aero-spazio. Infatti, negli ambienti della Difesa italiana corre voce insistente che Thales stia meditando – e forse non solo meditando – per acquisire l’italiana Elettronica Spa. L’importanza di Elettronica non è secondaria, specialmente nel campo della Difesa aerospaziale, poiché l’azienda italiana è parte del Consorzio EuroDASS (cui partecipano anche Leonardo, Indra ed Hensoldt).

Questo consorzio ha realizzato il sottosistema di difesa Praetorian DASS (Defensive Aids Sub System) che equipaggia il cacciabombardiere Eurofighter Typhoon, presentato nel corso di una conferenza lo scorso 21 ottobre. Come sottolineato dagli articoli di Analisi Difesa e RID-Rivista Italiana Difesa sull’argomento, il sottosistema di difesa a bordo del cacciabombardiere Eurofighter Typhoon fornisce elementi cruciali per la valutazione delle minacce e misure per la protezione del velivolo, specie in ambienti estremamente ostili. Inoltre, permette di svolgere missioni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) ad ampio raggio e in contesti critici, in cui servono misure di difesa elettronica attiva e sofisticata.

Cosa fare, come procedere? C’è la consapevolezza dell’importanza del settore in Italia?

Come già auspicato in altre occasioni, l’Italia dovrebbe elaborare una politica governativa sull’EW (Electronic Warfare, guerra cibernetica) a livello nazionale, con una identificazione precisa degli obiettivi strategici irrinunciabili, dotare le Forze Armate e/o gli organi preposti dei finanziamenti e degli strumenti operativi e produttivi adeguati. Permettere ai francesi di Thales di acquisire Elettronica non sarebbe una grande mossa per i nostri interessi nazionali. È pure vero che alla luce dei progetti francesi sul Fcas, sfilare Elt è logico e consequenziale, specie se consideriamo un altro elemento della partita (Vitrociset).

Un cacciabombardiere Eurofighter Typhoon – Esempi di misure previste dal sottosistema Praetorian Defensive Aids   (DASS) Legenda: 1. Laser warners; 2. Flare launchers (IR decoys); 3. Chaff dispensers; 4. Missile warners; 5. Wingtip pods for ESCM; 6. Towed decoy

C’è poi il dossier Avio. Avio spa è un’azienda aerospaziale italiana che opera nel settore dei lanciatori e della propulsione applicata a sistemi di lancio, missili e satelliti. Nel suo capitale, a prevalenza General Electric americana, è presente anche il gruppo Leonardo (ex Finmeccanica, per capirci). Ancora una volta, l’ambito della Difesa italiana è posta in guardia e rientra nelle mire espansionistiche francesi. Ad ottobre 2013 Avio aveva stipulato un contratto con Mbda (Matra BAE Dynamics Alenia), il solo consorzio a livello europeo impegnato nella costruzione di missili e tecnologie per la difesa, per l’ideazione e la realizzazione del motore del razzo Camm Er (Common Anti-air Modular Missile Extended Range).

Solo ultimamente, nell’ultimo semestre del 2019, il Parlamento italiano ha concesso il via libera per finanziare il programma Camm Er. Per comprendere meglio il valore di Avio basti pensare che l’azienda con base a Napoli ha ideato “Aster 30”, un sistema missilistico avanzato supersonico a due stadi per la difesa di teatro contro attacchi aerei e missilistici. Molti Paesi ci invidiano l’Aster 30 ed è in diretta competizione con il sistema americano Patriot PAC-3 MSE di Raytheon, con caratteristiche addirittura migliori, a partire dal radar a terra Arabel del sistema SAMP/T (di tipo AESA, quindi a scansione elettronica attiva), mentre l’attuale sistema radar Patriot (in via di sostituzione, tuttavia) si basa su un phased array passivo di generazione precedente.

Fusione, sinergia, collaborazione fra Italia e Francia in materia di difesa? Potrebbe essere utile e necessaria, ma dipende da chi comanda cosa e in che termini. Se il progetto francese di collaborazione, o addirittura fusione, fosse nei termini esatti auspicati dal ministro Le Maire e quindi non ci fossero ‘paletti’ precisi a tutela della creatività italiana, l’Italia subirebbe verosimilmente un danno economico, un furto tecnologico di idee e una beffa politica allo stesso tempo.

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