La prossima assemblea degli azionisti di Ferretti, prevista per il 14 maggio, si rivelerà probabilmente decisiva per il futuro della società. Ferretti è un’azienda di cantieristica navale, specializzata nella costruzione di yacht di lusso: è stata fondata a Bologna dall’omonima famiglia e oggi ha sede a Forlì; è un’impresa italiana, dunque, ma il suo maggiore azionista è cinese. Il gruppo statale Weichai ne possiede infatti una quota del 37,5 per cento e, alla prossima assemblea degli azionisti, non intende rinnovare l’attuale amministratore delegato, Alberto Galassi (nella foto), in carica dal 2014.
UNO SCONTRO DI LISTE
All’assemblea del 14 maggio, insomma, si assisterà probabilmente a uno scontro tra la lista di Weichai e quella presentata dal secondo maggiore azionista, il gruppo svizzero di gestione degli investimenti Kkcg, che possiede il 23,2 per cento di Ferretti a seguito di un’offerta pubblica di acquisto parziale.
– Per approfondire: Ferretti: chi vincerà tra i cinesi di Weichai e il fondo Kkcg?
Kkcg conferma Galassi alla carica di amministratore delegato di Ferretti e propone alla presidenza Karel Komárek, l’imprenditore ceco che presiede il fondo. Nella lista figurano anche Bader al-Kharafi (vicepresidente della società di telecomunicazioni kuwaitiana Zain), Piero Ferrari (vicepresidente di Ferrari e azionista di Ferretti con il 7,5 per cento, già presente nel board attuale) e Stefano Domenicali (amministratore delegato di Formula 1).
IL FUTURO DI FERRETTI
Intervistato dal Sole 24 Ore, Galassi ha illustrato i progetti di Ferretti per il futuro: o meglio, i piani che verranno attuati qualora all’assemblea dovesse prevalere la linea di Kkcg e lui venisse confermato alla posizione di amministratore delegato. La società – ha detto – si concentrerà sullo sviluppo della divisione Security & Defence (il cui responsabile, Giuliano Felten, ha aderito all’operazione di Kkcg) e su nuove fusioni e acquisizioni, con un buyback di azioni e un programma di incentivi a lungo termine per i dirigenti.
“Francamente non riesco a capire quale sia il progetto industriale di Weichai”, ha dichiarato Galassi. Il gruppo statale cinese potrebbe indicare come prossimo amministratore delegato Stassi Anastassov, finanziere svizzero di origine bulgara che ha lavorato per trent’anni in Procter & Gamble ed è inserito in diverse realtà imprenditoriali cinesi.
IL DETERIORAMENTO DEI RAPPORTI CON WEICHAI
Nell’intervista, Galassi ha comunque espresso parole di gratitudine per Weichai, che ha investito in Ferretti nel 2012 “quando nessun cavaliere bianco, né italiano, né di altri Paesi, e nessun fondo lo ha fatto; nonostante Ferretti abbia marchi importanti come Riva, la Ferrari del mare”. Ha ricordato in particolare i buoni rapporti con l’imprenditore cinese Tan Xuguang.
Dalle dimissioni di Tan da presidente di Ferretti nel 2024, però, “molto è cambiato”. “Da allora al 2026”, racconta, “si sono susseguiti due cambi di leadership e tre diversi presidenti di Ferretti spa. Il tutto condito da un certo immobilismo. Mentre prima c’era una visione più imprenditoriale, guidata da una volontà di espansione nazionale o internazionale, mi sono trovato con un board molto più conservativo, refrattario a operazioni di acquisizioni e a proposte di sviluppo della divisione difesa”.
TRA DIFESA E GOLDEN POWER
Se la linea – e la lista – di Kkcg dovessero uscire vincitrici dall’assemblea degli azionisti del 14 maggio, Galassi ha detto di voler ripartire dalla difesa, considerata anche la crescita degli investimenti globali in questo comparto. “Abbiamo commesse vinte che stanno finendo, come carabinieri e marina militare, e possiamo averne di nuove. L’obiettivo”, ha aggiunto, “è un utilizzo duale, cioè anche per la difesa, di scafi nati per l’uso civile, come accade in aeronautica per il Piaggio P180”.
Resta da capire, però, se questi piani – in particolare l’espansione in un settore sensibile come quello della difesa – siano compatibili con la forte presenza di una compagnia statale cinese nell’azionariato. Il governo italiano, peraltro, è già intervenuto con il golden power negli affari tra diverse società italiane e i loro azionisti cinesi per tutelare la sicurezza nazionale: il caso più noto è quello dell’azienda di pneumatici Pirelli con Sinochem (un’altra compagnia statale), ma l’esecutivo ha imposto delle condizioni anche all’acquisizione della maggioranza di EuroGroup Laminations (che realizza componenti dei motori elettrici) da parte del fondo cinese FountainVest.
Non è chiaro nemmeno se la diluizione del peso di Weichai nell’azionariato di Ferreti, vista la salita di Kkcg, sia sufficiente a “esorcizzare” lo spettro del golden power. In Pirelli, Sinochem possiede il 34,1 per cento e la quota di Marco Tronchetti Provera è salita al 26,2 per cento, ma l’esecutivo è comunque intervenuto con i poteri speciali.







