La società bolognese di cantieristica navale Ferretti ha comunicato oggi la deposizione dell’estratto dell’accordo tra Azùr e l’imprenditore kuwaitiano Bader Nasser al-Kharafi.
Azùr è una società del gruppo svizzero di gestione degli investimenti Kkcg, che possiede il 23,2 per cento del capitale sociale di Ferretti. Bader al-Kharafi è invece vicepresidente della società di telecomunicazioni kuwaitiana Zain.
L’accordo tra le due parti prevede l’inserimento di al-Kharafi nella lista presentata da Kkcg per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Ferretti e l’impegno reciproco a votare a favore della lista presentata dal gruppo svizzero in occasione dell’assemblea degli azionisti, che si terrà il prossimo 14 maggio e che si rivelerà probabilmente decisiva per il futuro della società.
CHI SONO GLI AZIONISTI DI FERRETTI
Il maggiore azionista di Ferretti, infatti, è cinese: si tratta del gruppo statale Weichai, che possiede una quota di circa il 37,5 per cento. Non a caso, la società è quotata sia a Milano, dal giugno 2023, sia a Hong Kong, in Cina.
Il secondo maggiore azionista è Kkcg, gruppo fondato e presieduto dall’imprenditore ceco Karel Komárek. A gennaio Kkcg aveva detto di voler aumentare la sua quota ed effettivamente, tramite l’Opa parziale di metà aprile, l’ha portata dal 14,5 per cento al 23,2 per cento.
Nell’elenco degli azionisti di Ferretti figura anche, con il 5 per cento circa, Danilo Iervolino, che controlla la casa editrice Bfc Media ed è presidente della squadra di calcio Salernitana. Piero Ferrari, vicepresidente di Ferrari, possiede intorno al 7,5 per cento.
WEICHAI CONTRO KKCG
Nell’annunciare, mesi fa, l’offerta pubblica di acquisto parziale su Ferretti, Kkcg si era presentato come un “gruppo europeo di investimenti e innovazione” mosso da un “approccio di lungo termine” e “responsabile”, non finalizzato al delisting della società bensì alla sua “crescita e sviluppo”. Questa sottolineatura dell’identità europea, unita alla volontà di espansione nel consiglio di amministrazione, sembrava nascondere l’ambizione di Kkcg di riequilibrare i rapporti di forza con l’azionista cinese. Al momento, Weichai controlla sei seggi su nove nel consiglio di amministrazione di Ferretti, il cui presidente è – per l’appunto – cinese: Hao Qinggui. Cinese è anche il direttore esecutivo, Tan Ning.
In vista dell’assemblea del 14 maggio, infatti, Kkcg ha presentato una lista contrapposta a quella di Weichai per la composizione del prossimo consiglio di amministrazione.
Kkcg conferma Alberto Galassi (nella foto) alla carica di amministratore delegato di Ferretti e propone Komárek alla presidenza. Tra i membri compaiono anche i già citati Bader al-Kharafi e Piero Ferrari (già presente nel board), più Stefano Domenicali (amministratore delegato di Formula 1) e Francesca Filippini Pinto.
La lista di Weichai, invece, è a forte composizione cinese e propone Tan Ning (l’attuale direttore esecutivo) come prossimo presidente di Ferretti. Un nome rilevante nella lista è quello di Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano: l’ateneo è piuttosto vicino alla Cina, avendo firmato accordi di collaborazione e progetti strategici con una trentina di università cinesi.
LA PRESENZA DI WEICHAI È UN PROBLEMA DI SICUREZZA PER FERRETTI?
Ferretti, è vero, si occupa di costruire yacht di lusso. Ma le maglie della sicurezza nazionale sono oggi decisamente più larghe rispetto al passato, e del resto anche gli yacht – un po’ come le automobili – sono diventati delle “piattaforme tecnologiche” capaci di raccogliere ed elaborare grandi quantità di dati, potenzialmente sensibili, attraverso i sistemi di navigazione e di comunicazione satellitare. Pertanto, non è da escludere che la presenza nell’azionariato di una società statale cinese, Weichai, possa rivelarsi problematica per la governance e il business dell’azienda.
Anche perché il governo italiano è già intervenuto con il golden power negli affari tra diverse società italiane e i loro azionisti cinesi: il caso più noto è quello dell’azienda di pneumatici Pirelli con Sinochem (un’altra compagnia statale), ma l’esecutivo ha imposto delle condizioni anche all’acquisizione della maggioranza di EuroGroup Laminations da parte del fondo cinese FountainVest.
A tale proposito, quasi tre anni fa Galassi disse che Ferretti non rischiava problemi con il golden power: “nel 2022, in occasione della quotazione a Hong Kong, chiedemmo all’allora governo italiano [quello di Mario Draghi, ndr] la nostra situazione in tema di golden power e ci fu riferita la sua inapplicabilità. Quest’anno [cioè nel 2023, ndr] abbiamo di nuovo chiesto e ci è stata confermata l’inapplicabilità della stessa”.
LA MOSSA DEL RESPONSABILE DELLA SICUREZZA
L’esistenza di preoccupazioni sull’interesse di Weichai per le tecnologie di Ferretti (magari in un’ottica di eventuale applicazione in ambito militare) sembra essere confermata dall’adesione del responsabile di Ferretti Security & Defence, Giuliano Felten, all’Opa parziale promossa da Kkcg: Felten ha infatti portato in adesione 326.000 azioni.







