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Golden power su Pirelli, così il governo mette altri paletti a Sinochem

Il governo ha esercitato di nuovo il golden power su Pirelli per limitare l'influenza della compagnia cinese Sinochem. Ecco cosa cambia nella governance della società e cosa rimane da capire.

Il governo ha esercitato di nuovo il golden power sull’azienda di pneumatici Pirelli per limitare l’influenza della compagnia statale cinese Sinochem, la maggiore azionista con una quota del 34,1 per cento. Oggi, alla borsa di Milano, il titolo è sceso di quasi l’1 per cento.

PERCHÉ PIRELLI È STRATEGICA?

Con l’espressione golden power ci si riferisce a quell’insieme di poteri speciali che permettono all’esecutivo di tutelare gli asset di valore strategico per il paese. La “strategicità” di Pirelli è legata principalmente ai Cyber Tyre, degli pneumatici dotati di sensori capaci di raccogliere dati e di “dialogare” in tempo reale sia con i sistemi di bordo dell’automobile, sia con le infrastrutture stradali smart.

LA BATTAGLIA INTERNA SUGLI PNEUMATICI CYBER TYRE…

Attorno ai Cyber Tyre si è combattuta una battaglia normativa all’interno di Pirelli: Sinochem ha proposto infatti di scorporare le attività sugli pneumatici intelligenti, ma l’idea non piaceva a Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo dell’azienda e secondo maggiore azionista – attraverso le holding Camfin e Mtp Spa – con il 26,2 per cento.

Lo scorso febbraio il consiglio di amministrazione di Pirelli ha stabilito, con nove voti favorevoli e cinque contrari, che le attività Cyber Tyre “devono continuare a essere esercitate e sviluppate in modo pienamente integrato, anche sul piano funzionale e organizzativo, con tutte le altre attività” del gruppo.

… E IL RISCHIO DI BAN NEGLI STATI UNITI

In tutto questo, Pirelli sta cercando di evitare la messa al bando dei suoi prodotti negli Stati Uniti, un mercato rilevantissimo per l’azienda perché vale all’incirca un quinto delle entrate. Gli americani, infatti, hanno vietato la vendita delle tecnologie cinesi per i “veicoli connessi” per ragioni di sicurezza: è una normativa che tocca direttamente Pirelli perché – come detto – il suo socio principale è una società statale cinese.

COSA PREVEDE IL NUOVO GOLDEN POWER SU PIRELLI

Il governo di Giorgia Meloni è già intervenuto con il golden power su Pirelli, nel giugno del 2023: il provvedimento riguardava sia la preservazione delle tecnologie critiche (i già citati sensori Cyber Tyre), sia la tutela dell’autonomia aziendale dall’influenza di Sinochem (e indirettamente del Partito comunista cinese). Nell’ottobre 2024 il governo aveva anche aperto un procedimento amministrativo su Pirelli, che è stato poi chiuso lo scorso settembre dopo aver stabilito che Sinochem non ha compromesso l’autonomia gestionale della società milanese.

Il nuovo procedimento golden power, di cui è stata data notizia il 10 aprile, va a limitare ulteriormente l’influenza di Sinochem sull’azienda, impedendole di indicare più di tre consiglieri (due, peraltro, dovranno essere indipendenti) nel consiglio di amministrazione e impedendole di esprimersi sui ruoli al vertice (cioè amministratore delegato e presidente). I rimanenti dodici membri del consiglio saranno nominati da Camfin di Tronchetti Provera, che dunque otterrà di fatto il controllo sull’indirizzo di Pirelli pur avendo una presenza ben più ridotta nell’azionariato.

COSA CAMBIA PER SINOCHEM…

Sinochem potrà indicare solo tre consiglieri nel consiglio di amministrazione di Pirelli e nessuno di questi potrà avere deleghe o poteri che gli consentano di partecipare alle decisioni finanziarie, industriali o strategiche.

Le misure restrittive rimarranno in vigore finché su Sinochem non avrà portato la sua quota in Pirelli al di sotto del 10 per cento, una soglia che potrebbe appianare i contrasti con la legge americana: a quel punto, infatti, la compagnia cinese non sarebbe più l’azionista di controllo di Pirelli ma un’investitrice di minoranza.

… E COSA CAMBIA PER PIRELLI

Il golden power impone delle prescrizioni anche su Pirelli, che dovrà – si legge – rifiutarsi di attuare “qualsiasi iniziativa gestionale o organizzativa che provenga da soggetti riconducibili allo State-owned Assets Supervision and Administration Commission of the State Council (‘Sasac’) cinese”. Ad esempio, non dovrà condividere informazioni sensibili sulle attività di ricerca e sviluppo, sulle proprietà intellettuali e sul know-how tecnologico. Dovrà anche vietare l’accesso ai sistemi informativi gestionali-amministrativi e impedire il trasferimento di beni e servizi – oltre che dei dati ottenuti dai Cyber Tyre – presso infrastrutture extra-europee o legate al governo cinese.

Inoltre, ogni anno, entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio, Pirelli dovrà inviare al ministero delle Imprese “una relazione redatta dal Consiglio di amministrazione con la quale sono comunicate le misure adottate in osservanza delle determinazioni assunte con il Dpcm Golden Power e qualsiasi altra misura societaria o aziendale rilevante in rapporto alle stesse”.

I DUBBI

Secondo Luca Picotti, analista dell’Osservatorio Golden Power, il nuovo provvedimento governativo su Pirelli solleva almeno due incognite. “Da un lato”, ha spiegato all’Ansa, “bisogna capire se tale intervento sarà accettato dai cinesi o impugnato innanzi al Tar Lazio, sebbene la giurisprudenza amministrativa abbia finora dimostrato, in casi con controparti cinesi, un orientamento sensibile agli interessi pubblici (Syngenta, Manta Aircraft)”.

“Dall’altro”, ha aggiunto, “sarà da vedere se tale intervento sarà sufficiente a garantire il mercato americano, ossia a convincere gli Usa che la maggioranza formale in capo al socio cinese non è più segno di legame significativo, in quanto sul fronte gestionale e amministrativo i diritti sono di base sterilizzati”.

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