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Dubai vuole aggirare lo stretto di Hormuz con un nuovo porto

L'accordo tra gli Stati Uniti e l'Iran è saltato e i due paesi hanno ricominciato ad attaccarsi: Teheran ha colpito due petroliere emiratine nello stretto di Hormuz, mentre Trump ha annunciato un blocco navale e un pedaggio del 20%. Intanto, gli Emirati Arabi Uniti lavorano alla costruzione di un nuovo porto sulla costa est per proteggersi da crisi future.

L’accordo di metà giugno tra gli Stati Uniti e l’Iran non ha riportato la pace nel golfo Persico: i due paesi hanno ricominciato ad attaccarsi e il libero passaggio delle navi nello stretto di Hormuz – la via d’acqua più importante al mondo per il commercio dei combustibili fossili, e non solo – è stato nuovamente impedito.

L’IRAN COLPISCE DUE PETROLIERE, TRUMP ANNUNCIA UN PEDAGGIO NELLO STRETTO DI HORMUZ

Nelle scorse ore Teheran ha colpito due petroliere registrate negli Emirati Arabi Uniti, mentre il presidente americano Donald Trump ha annunciato la ripresa del blocco del traffico da e verso i porti iraniani. Non solo: ha detto anche che gli Stati Uniti diventeranno i “guardiani” dello stretto di Hormuz – cioè i garanti della libertà e della sicurezza di navigazione – e che per questo dovranno essere rimborsati con un pedaggio del 20 per cento su tutti i carichi che vi transiteranno.

IL COMMENTO DEL PROF. DUCI

“Una petroliera da due milioni di barili di petrolio, nei primi giorni di blocco di Hormuz da parte degli iraniani, ha pagato un dollaro a barile (quindi circa 2 milioni). Ma il suo carico vale circa 80 dollari a barile oggi, quindi circa 160 milioni di dollari. Il 20% sono 32 milioni”, ha spiegato Gian Enzo Duci, professore all’Università di Genova.

IL DISTACCO DALLO STRETTO DI HORMUZ

Ad oggi l’attraversamento dello stretto di Hormuz è quasi imprescindibile per i produttori di idrocarburi del golfo Persico, dato che mette in collegamento quest’ultimo con il golfo di Oman, garantendo lo sbocco nell’oceano Indiano e quindi l’accesso ai mercati internazionali. La rilevanza commerciale e geopolitica di questa via d’acqua, però, è destinata a diminuire: gli attacchi iraniani hanno convinto i paesi della regione a investire nello sviluppo di alternative, nonostante i costi ingenti, in moda da evitare di trovarsi esposti a crisi future.

Per esempio, gli Emirati Arabi Uniti – cioè il paese di registrazione delle due petroliere attaccate dall’Iran nelle scorse ore – hanno un piano di emancipazione dallo stretto di Hormuz che si fonda sull’espansione dei porti di Dibba, Fujairah e Khawr Fakkan: si trovano nella parte orientale del paese, affacciati sul golfo di Oman, dunque al di fuori dello stretto di Hormuz. Nei pressi di Fujairah verrà anche costruito un nuovo porto, come ha raccontato il Financial Times.

UN NUOVO PORTO PER DUBAI, MA AD EST

La società di logistica emiratina Dp World, con sede a Dubai, ha infatti intenzione di realizzare un nuovo porto e un terminal container sulla costa orientale del paese: in questo modo Dubai riuscirebbe a ridurre la dipendenza da Gebel Ali – uno dei poli logistici più grandi e importanti al mondo – e conseguentemente dallo stretto di Hormuz.

Non sarà facile, però, perché le grandi città emiratine – come Abu Dhabi e per l’appunto Dubai – si trovano a ovest: ricevere le importazioni nei porti orientali e poi distribuirle via terra verso occidente è un’opzione possibile ma molto costosa e richiede, tra le altre cose, il potenziamento delle reti stradale e ferroviaria.

Dall’inizio della guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, il 28 febbraio scorso, gli Emirati Arabi Uniti sono stati il paese più bersagliato dall’Iran con droni e missili, quasi tremila. La chiusura dello stretto di Hormuz, poi, ha fatto crollare le attività nel porto di Gebel Ali del 90-95 per cento. Solo l’anno scorso questa infrastruttura ha gestito oltre quindici milioni di container e ha permesso, nel tempo, a Dubai di posizionarsi come hub internazionale della logistica e della riesportazione, in particolare tra la Cina e l’Africa. Il nuovo porto nell’est non è stato pensato come un sostituto di Gebel Ali, ma è chiaro che la rilevanza di quest’ultimo potrebbe calare sensibilmente.

UN PROGETTO DA “CENTINAIA DI MILIONI DI DOLLARI”

Di questo progetto portuale sul golfo di Oman non sappiamo granché, se non che – come riporta il Financial Times – Dp World è pronta a investire “centinaia di milioni di dollari” e che i lavori potrebbero venire ultimati nel giro di un anno e mezzo.

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