Economia

Eni, Enel, Poste, Fs, Leonardo. Ecco paure e speranze della Confindustria di Boccia

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L’articolo di Giuseppe Sabella, direttore di Think-in, esperto di Industria 4.0 e blogger di Start Magazine, sul dossier controllate di Stato come Enel, Eni, Ferrovie, Leonardo-Finmeccanica e Poste Italiane al centro, seppure sotto traccia, dei rapporti fra Confindustria e governo

Dietro le parole del Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, c’è l’auspicio che la Lega, ben più vicina del M5S al sistema delle imprese, possa in questa fase delicata portare equilibrio a una manovra che si presenta molto sbilanciata verso misure di assistenzialismo sociale, si è scritto ieri su Start Magazine. La speranza non è infondata: non è un caso che dopo il varo del Def, l’atteggiamento tenuto dalla Lega sia stato molto più cauto di quello del M5S.

IL PROGETTO NON ESPLICITATO DEL GOVERNO SU LEONARDO, ENI, ENEL, POSTE E FS

Ma c’è dell’altro: come già era emerso tempo addietro, il governo vuole portare fuori da Confindustria le aziende partecipate dallo Stato. Ed è proprio Matteo Salvini che vuole impedire, di fatto, alle partecipate dal Tesoro (Enel, Eni, Ferrovie, Leonardo, Poste) di associarsi anche indirettamente a Confindustria. L’idea non è nuova, già Matteo Renzi aveva minacciato viale dell’Astronomia in tal senso; ma, nei 3 anni in cui è stato primo ministro, da questo punto di vista non è successo nulla. Questo è ciò che Boccia vuole arginare, ed è la paura più grande: ciò vorrebbe dire privare gli Industriali di molte risorse.

CHE COSA SI DICE IN CONFINDUSTRIA

All’interno di Confindustria il tema è molto sentito: Boccia non è solo, la sua uscita non può essere a titolo personale; ma non sono pochi coloro che vorrebbero che Boccia dicesse a Salvini di riprendersi pure le aziende dello Stato. Ciò, effettivamente, priverebbe la Confindustria di risorse ma le restituirebbe la sua identità. Che senso ha che gli industriali siano associati insieme alle aziende partecipate?

LA DIFFICILE COABITAZIONE

La verità è che la coabitazione di imprese pubbliche e private rende impossibile una rappresentanza efficace, soprattutto quando gli interessi delle industrie manifatturiere entrano in collisione con le aziende del terziario e dei servizi. Se, ad esempio, pensiamo ai costi dell’energia – in Italia superiori del 30% rispetto alle economie più avanzate – Confindustria in questo senso dovrebbe attivarsi per trovare delle soluzioni e alleggerire il problema per la manifattura. Ma ha al suo interno le aziende che producono energia.

COME ATTEGGIARSI RISPETTO AL GOVERNO?

Il problema di fondo resta quindi la scelta tra l’essere autonomi o subalterni al governo: una forte componente di industriali vorrebbe vedere la propria Associazione lanciare una sfida all’esecutivo, che sarebbe tra l’altro molto utile al Paese. Le accuse di Carlo Calenda non sono casuali, l’ex Ministro dello sviluppo economico sa bene di cogliere nel segno e sa bene di intercettare quel malumore dell’industria privata più rampante, a cui si principalmente è rivolto col suo piano Industria 4.0.

IL FUTURO DELLE CONFEDERAZIONI

La crisi della rappresentanza sociale riguarda tutte le organizzazioni del lavoro e dell’impresa, l’era digitale e la crisi economica segnano un passaggio verso un nuovo orizzonte da cui le nostre sono ancora lontane. Più o meno, lo stesso problema di autonomia si pone per le organizzazioni sindacali: non solo è ora che Cgil Cisl e Uil guadagnino la loro indipendenza politica ma è anche ora che le forze sociali si elevino rispetto alla loro funzione di erogare servizi (che a vario titolo intercetta risorse pubbliche).

CONFINDUSTRIA DEVE RINGRAZIARE SALVINI?

Il punto è che, però, si riesce ad arrivare a un nuovo orizzonte se si ricostruisce un’identità. In questo quadro, gli industriali italiani hanno forse oggi di fronte un’occasione per tornare a essere una vera rappresentanza d’impresa. Ne saranno capaci? Forse Salvini, senza volerlo, gli sta dando una mano…

Twitter: @sabella_thinkin

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