Economia

Ecco come Mcc-Invitalia di Mattarella soccorrerà la Popolare di Bari

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Le ultime novità sulla Popolare di Bari che attende il salvataggio dal Mediocredito Centrale di Invitalia (controllata dal Mef). Le indiscrezioni di Mf, il ruolo del fondo bancario Fitd e non solo

Il Mediocredito centrale (controllato dalla holding Invitalia del ministero dell’Economia) sempre più attiva nel cercare di salvare la Banca Popolare di Bari.

Oltre a valutare la ricapitalizzazione in sinergia con il fondo Fitd delle banche, il Mediocredito centrale (Mcc) guidato dall’amministratore delegato Bernardo Mattarella (nella foto) sta vagliando anche di partecipare a un’operazione sugli Npl della Popolare di Bari. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA STA SUCCEDENDO SULLA POPOLARE DI BARI

Ferve il lavoro per la Popolare di Bari, il primo istituto di credito del Mezzogiorno, che si trova in difficoltà finanziarie e sotto la lente di Bruxelles. La messa in sicurezza tramite Mediocredito Centrale (100% di Invitalia, società controllata dal ministero dell’Economia che ha i vertici scaduti da tempo) che dovrebbe aggirarsi intorno a 600 milioni-1 miliardo tarda ad arrivare, anche perché Mcc dovrebbe prima essere ricapitalizzato e i conti peggiorano, considerando che già nel primo semestre dell’anno l’istituto ha registrato una perdita totale di 73 milioni.

Secondo indiscrezioni odierne di Mf, comunque, oltre all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), si starebbero preparando anche due interventi sull’attivo della banca.

Intanto ci sono parecchi piccoli azionisti che vorrebbero vendere ma non riescono a farlo e ci si mette di mezzo pure la giustizia con il Tribunale di Bari che ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti della banca ordinandole di consegnare ad una risparmiatrice copia di documenti – relativi a investimenti in azioni e obbligazioni – che la signora aveva inutilmente da tempo richiesto.

LA MANOVRA FINANZIARIA ALLO STUDIO

Secondo le indiscrezioni riportate da Mf, in questi giorni gli advisor Mediobanca e Oliver Wyman starebbero lavorando a una manovra finanziaria articolata in due interventi: pulizia dell’attivo e ricapitalizzazione. Nello specifico Popolare Bari dovrebbe cedere un portafoglio di Npl del valore nominale di 1 miliardo ad Amco, ex Sga, che sarebbe già attiva sul dossier. Un altro portafoglio, sempre di circa 1 miliardo, invece, composto da esposizioni performing dovrebbe essere rilevato dal Mediocredito Centrale. E proprio questa operazione consentirebbe a Mcc di “partecipare al salvataggio nel ruolo di partner industriale”. Percorrendo tale strada peraltro, fa notare il quotidiano finanziario, si sbloccherebbe l’intervento del Ftid che – come avvenuto per Carige – “è disponibile a muoversi solo al fianco di altri soggetti”.

IL BONUS FISCALE DELLE DTA

A rischio invece la possibilità per la banca guidata da Vincenzo De Bustis di usufruire del bonus fiscale delle Dta, le attività fiscali differite in credito d’imposta, previsto dal decreto Crescita. Questa versione rinnovata del credito d’imposta per le banche con sede legale in Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna, avrebbe dovuto innescare un processo di consolidamento del sistema bancario atteso da tempo nel Sud del Paese. L’idea che stava dietro la norma puntava a creare nel Mezzogiorno un polo bancario partendo dai due istituti maggiori e cioè Popolare di Bari e Popolare Puglia e Basilicata con uno sconto fiscale in caso di aggregazione fino a 500 milioni per ogni soggetto partecipante.

E sul fronte delle possibili fusioni non sono pochi i nomi degli istituti di credito circolati nelle ultime settimane tra cui quello di tre piccole banche campane: Banca Regionale di Sviluppo, Banca del Sud e Popolare Vesuviana. Una direzione di marcia, peraltro, auspicata da Assopopolari guidata dal segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno (mentre il presidente Corrado Sforza Fogliani sarebbe scettico), in ottimi rapporti con la famiglia Jacobini fondatrice della Popolare di Bari, e avallata di fatto anche dalla Vigilanza di Bankitalia. Del resto, come ha osservato il Corriere Economia dello scorso lunedì, “se Popolare Bari salterà sarà un problema per tutto il territorio”.

IL FRENO DELLA DG COMP E LA VICENDA TERCAS

Oltre al fatto che “non hanno avuto seguito per il momento i contatti avviati nei mesi scorsi” con questi istituti di credito – come rileva Mf – a gravare sulle ipotesi di fusione ci sono pure i dubbi che arriverebbero dalla Dg comp europea del commissario Margrethe Vestager.

Peraltro, secondo fonti sindacali e manageriali raccolte da Start Magazine, nelle discussioni tra i tecnici della Commissione Ue, i dirigenti del ministero dell’Economia e i vertici della Popolare di Bari sull’intervento di Mediocredito-Invitalia è stato fatto notare informalmente che – per avere il via libera dell’Ue – l’istituto di credito pugliese dovrebbe rinunciare a qualsiasi tipo di richiesta o ricorso in relazione alla vicenda Tercas. Si tratta della banca acquistata nel 2014 da Popolare di Bari dopo essere stata commissariata per due anni e che nel 2015 Bruxelles ha accusato di aver ricevuto aiuti di Stato durante l’amministrazione speciale dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (265 milioni di euro di ricapitalizzazione). A marzo scorso il Tribunale Ue ha annullato il provvedimento della Commissione europea (qui l’approfondimento sulla vicenda e le indiscrezioni).

Gli addetti ai lavori hanno notato le pepate osservazioni sul concerto sistemico in atto sulla Popolare di Bari scritte dall’ex Bankitalia, Angelo De Mattia. D’altronde nei palazzi romani e in ambienti anche bancari ci si chiede: ma con il sollievo indiretto del Tesoro (tramite Mcc-Invitalia) e con l’intervento sistemico del fondo Fitd, qual è stato al momento il risultato raggiunto da un banchiere di lungo corso come De Bustis?

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