Economia

Cura Italia dimentica i liberi professionisti? Fatti, problemi e commenti

di

Cura Italia e avvocati giustizia
Fonte: Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma

Che cosa prevede il Cura Italia per i liberi professionisti? L’articolo di Carlo Terzano

Il Cura Italia oltre a presentare risorse insufficienti sembra aver dimenticato una parte fondamentale del Paese: quella dei professionisti, rimasti esclusi non solo dalla misura una tantum dei 600 euro, ma anche dalla cassa integrazione in deroga, che pure era stata annunciata come rivolta a tutti. Il legislatore non ha tenuto conto del fatto che il Paese negli ultimi 30 anni è cambiato: gli studi professionali non si compongono più di singoli avvocati, spesso si è di fronte a vere e proprie “aziende”, benché in senso lato, visto che la deontologia di riferimento vieta a taluni settori di essere inquadrati come dipendenti (pensiamo ai legali: verrebbe meno il requisito di indipendenza).

COSA DICE IL CURA ITALIA

Non è agevole comprendere cosa prevede il Cura Italia, disciplina predisposta in fretta, tutt’altro che chiara e ancora in divenire, se consideriamo che molti provvedimenti potranno concretizzarsi solo con l’ausilio di norme regolamentari. Anche per questo ci siamo fatti aiutare da un legale esperto di diritto del lavoro. Al momento, sembra che le imprese, per accedere alla Cassa integrazione in deroga (il Cura Italia individua quelle rimaste escluse dai precedenti provvedimenti emergenziali e in teoria dovrebbe sanare la situazione per tutte), debbano inoltrare domanda alla Regione in cui hanno sede. E qui si registra il primo profilo di criticità perché gli uffici pubblici regionali, già travolti dall’emergenza sanitaria e dalle chiusure, rischiano ora di essere sommersi dalle richieste a cascata delle realtà locali. Si stima infatti che tutte le realtà esistenti presenteranno domanda. Per di più, sembra di capire che il solo requisito che sarà valutato sia il discrimine del numero dei dipendenti: sopra i 5 occorre l’accordo sindacale (un pro forma, immaginando che adesso i sindacati siano i primi a voler tutelare la salute dei lavoratori), al di sotto di quel numero nulla.

E I PROFESSIONISTI?

Come già si anticipava, il Cura Italia esclude tutti coloro che non sono iscritti all’Inps e alla gestione separata. Qui la situazione si complica ulteriormente. È stato predisposto un fondo di reddito di ultima istanza da 300 milioni (articolo 44 del Cura Italia) per i lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza Coronavirus hanno cessato, ridotto/sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro. Ma, anche in questo caso, in attesa di norme regolamentari, l’impianto del decreto non consente una agevole interpretazione. Anzi, il meccanismo sembra farraginoso, dato che parrebbe richiedere l’iscrizione ex novo all’Inps (un paradosso, rivolgendosi a soggetti non iscritti) ma soprattutto dato che sembra poter soddisfare un numero assai limitato di richieste (la copertura è di 300 milioni per tutto il 2020), scatenando così una penosa guerra al clic (vedremo inoltre se, al dayone, i server della pubblica amministrazione reggeranno) sulla base del principio giuridico “chi prima arriva meglio alloggia”. Tra l’altro, si nota come tutt’ora l’assenza di norme regolamentari probabilmente blocchi l’erogazione anche a chi è iscritto all’Inps non consentendogli di ottenere quindi l’assegno di sussistenza.

E LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA?

L’altra domanda che si stanno ponendo i professionisti in queste ore, soprattutto coloro che lavorano in studi con dipendenti, riguarda la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga così come è stata allargata dal Cura Italia. Parrebbe venga loro vietato perché, ancora una volta, il requisito è l’iscrizione all’Inps o alla gestione separata. Quindi mentre un avvocato potrà fare domanda per mettere in cassa integrazione la propria segretaria, eventuali consulenti e figure spurie come i visuristi, tutti coloro che sono iscritti all’ordine degli avvocati e, in quanto tali, versano alla relativa cassa, sembrano essere esclusi dalle disposizioni del decreto.

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IL POST SU FACEBOOK DI MARCO LEONARDI, CONSIGLIERE ECONOMICO AL MEF

Per i professionisti ordinisti (e non) che non mi paiono discriminati:

1. Indennità 600 euro se sotto i 50k di reddito (art.44, soldi della fiscalità generale erogati attraverso le loro casse professionali)
2. Estensione fondo Gasparrini (blocco di 18 mesi mutui prima casa) se calo fatturato del 33% (art.54)
3. Moratoria mutui leasing e finanziamenti fino 30 settembre (art 56)
4. Voucher baby sitter 600 euro (art 23)
5. Sospensione versamenti ritenute e contributi ed iva di marzo (quasi tutti sono sotto i due milioni di euro di compenso, art 62)
6. Non applicazione ritenute d’acconto sui compensi ricevuti se meno di 400K nell’anno precedente e no dipendenti (art 62)
7. Accesso al fondo di garanzia PMI: credito senza valutazione garantito a 80% dallo Stato fino a 3000 euro per 18 mesi (art 49)
8. Se i professionisti sono datori di lavoro e hanno dei dipendenti possono metterli in cassa integrazione Covid (come se fossero delle imprese, art 22)

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