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Quando l’IA indossa la toga. L’avvocato del futuro sarà un chat-bot?

Avvocato Chat-bot

Altro che difensore d’ufficio: il legale ora è un algoritmo su smartphone che sussurra nelle orecchie dell’imputato alla sbarra. Questo bizzarro miscuglio tra il film Her in versione legalese e Cyrano de Bergerac appassionato più di commi che di rime è l’avvocato chat-bot che sarà sperimentato in Gran Bretagna. I dubbi non mancano…

Da Perry Mason a Better Call Saul, le serie televisive di successo (ma si potrebbero tirare in ballo anche i libri di John Grisham) insegnano quanto il mestiere dell’avvocato continui a esercitare un ascendente fortissimo sul grande pubblico.

Ma come sarebbe un mondo senza avvocati?

La serie tv dei Simpson si era posta il medesimo interrogativo immaginando ironicamente un globo finalmente in pace e senza più conflitti. Senza arrivare a questi eccessi, gli avvocati potrebbero effettivamente sparire, almeno fisicamente, sostituiti dall’intelligenza artificiale. È la scommessa di DoNotPay che ha approntato un algoritmo in grado di affiancare il proprio cliente (quello sì, reale) in un’aula di giustizia.

L’AVVOCATO DIVENTA CHAT-BOT

Presentato dal New Scientist come “il primo avvocato robot al mondo”, l’avvocato chat-bot è stato sviluppato con la precisa finalità di aiutare le persone a “combattere le corporazioni, sconfiggere la burocrazia e citare in giudizio chiunque con la semplice pressione di un pulsante”.

A sviluppare l’algoritmo con la toga uno scienziato informatico della Stanford University, che ha iniziato a lavorare a DoNotPay nel 2015 prevedendo inizialmente la creazione di un chatbot utile a fornire consulenza legale ai consumatori nei casi più semplici, come il pagamento di penali per ritardi nei pagamenti o multe.

COME FUNZIONA L’IA LEGALE

Adesso, appunto, nel Regno Unito si testerà l’IA all’opera. Nessuna laurea in legge nelle più prestigiose università del Paese (forse il bot la avrà conseguita nel Metaverso?) e nessuna parcella astronomica: bastano uno smartphone e un paio di cuffie, dopodiché l’IA suggerisce a chi si trova alla sbarra le frasi da rivolgere alla Corte. Non è chiaro se questo bizzarro miscuglio tra il film Her in versione legalese e Cyrano de Bergerac che alle rime preferisce i commi del Codice sappia solo rispondere “a tono” o se in realtà riesca a costruire una difesa completa, muovendo con arguzia le proprie pedine sulla scacchiera, di risposta in risposta.

Ma sono altri gli interrogativi sul tappeto, a iniziare dall’effettiva costituzionalità di farsi assistere da un’IA anziché da un legale a tutto tondo. In Italia per esempio non sarebbe possibile. E, con ogni probabilità, gli ordini professionali degli avvocati, allarmati dalla possibile concorrenza sleale, baseranno la propria contrarietà al collega virtuale sollevando questioni analoghe. Nel caso in cui l’avvocato chat-bot perda la causa, DoNoPay ha già accettato di coprire eventuali multe, ma resta il tema di lasciare l’imputato sguarnito di fronte alla Legge. Almeno fino a quando il giudice sarà umano (sono anni che Beppe Grillo suggerisce di sostituire i magistrati con i PC, ma davvero vogliamo vivere in un mondo simile?).

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