Economia

Tutti i mugugni di avvocati e commercialisti su Cura Italia e dpcm #iorestoacasa bis

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Ordine degli Avvocati di Milano - social

Ecco come e perché avvocati e commercialisti rumoreggiano sulle ultime misure del governo

Iniziano a rumoreggiare i legali, lamentando l’insostenibilità di una situazione economica che rischia di aggravarsi giorno dopo giorno anche per via di misure sempre più stringenti e, soprattutto, di un decreto, il Cura Italia, che non tiene affatto in considerazione la categoria degli avvocati.

CURA ITALIA E LA SOLITUDINE DEGLI AVVOCATI

“Di fatto il cosiddetto decreto Cura Italia ha discriminato i liberi professionisti rispetto ad altre categorie”, ha scritto l’avvocato Nunzio Luciano, presidente della Cassa forense, ai legali iscritti. “Faremo di tutto, in sinergia con le altre rappresentanze dell’Avvocatura e delle professioni, perché esso venga migliorato in sede di conversione in legge o perché venga modificato in occasione del varo di provvedimenti successivi”. “Tutti gli Organi della Cassa – si legge nella comunicazione inoltrata eccezionalmente di domenica (e questo ben sottolinea la gravità della situazione) – sono attivamente impegnati nella analisi dei possibili interventi a tutela degli iscritti, sia sotto il profilo contributivo, sia sotto il profilo più strettamente assistenziale e di supporto alla professione. Alcuni di questi potranno essere rapidamente attivati, altri richiederanno una decisione del Comitato e l’approvazione dei Ministeri Vigilanti”.

INTERVENTI TRASVERSALI SU TUTTA LA CATEGORIA

“Una cosa è certa – promette Luciano – il ventaglio di interventi allo studio dovrà avere una portata trasversale su tutta la categoria, sia pure in modo differenziato e rispettando la gravità delle situazioni individuali”. “Le risorse già disponibili per l’assistenza – conclude il presidente della Cassa – verranno utilizzate per il sostegno all’avvocatura in questa emergenza sanitaria. In coerenza con il quadro normativo vigente e con le disposizioni statutarie e regolamentari, ci adopereremo per reperire risorse aggiuntive da impiegare quando superata l’emergenza sanitaria si dovrà fronteggiare quella economica e lavorativa che già si profila”.

I DUBBI ESPRESSI DAL QUOTIDIANO DI CONFINDUSTRIA

La lettera di Nunzio Luciano agli avvocati esprime i medesimi dubbi che qualche giorno fa trovavano sede sul Sole 24 Ore che, oltre alle perplessità sulle reali coperture del Cura Italia, in merito ai 600 euro destinati alle partite Iva, scriveva: “Attenzione all’idea del click day per concorrere a ricevere i 600 euro una tantum destinati ai lavoratori autonomi: si otterrebbe una corsa che si colora da guerra fra poveri”. In più, l’interpretazione ricorrente della norma esclude tutti coloro che fanno parte delle professioni protette (e hanno dunque una propria cassa pensione) dal novero dei beneficiari dell’assegno dell’INPS. E i legali sarebbero proprio tra gli esclusi (come i geometri, gli ingegneri, i medici, i giornalisti, i geologi, gli psicologi e via discorrendo).

GLI AVVOCATI DI MILANO IN SUBBUGLIO PER IL #IORESTOACASA BIS

E poi a inquietare gli avvocati c’è il nuovo decreto di Giuseppe Conte, annunciato ieri sera con una improvvisa (improvvisata) conferenza stampa su Facebook. Già ribattezzato decreto #iorestoacasa bis o, dai maligni, decreto fantasma, visto che non è stato ancora pubblicato. In merito, il mondo dei legali teme strette insensate, come ha dichiarato oggi all’ANSA il presidente dell’Ordine degli avvocati della Lombardia, Vinicio Nardo. “Gli studi legali non possono chiudere del tutto, come gli studi notarili e credo che l’interpretazione del provvedimento sia senza possibilità di equivoci, ossia che si possa andare nel proprio studio per gli affari urgenti, ad esempio per ritirare fascicoli urgenti che non sono digitalizzati”, ha detto Nardo.

COL DPCM SI RISCHIA UN CORTOCIRCUITO GIUDIZIARIO

Gli avvocati lombardi temono che il dpcm sia più stringente del lock down lombardo deciso ieri dal presidente della Regione, Attilio Fontana che, pur chiudendo gli uffici e gli studi aperti al pubblico, riconosce ai professionisti la possibilità di recarsi in ufficio per sbrigare le pratiche “relative ai servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza”. Se così non fosse, si rischierebbe di creare un cortocircuito con il resto del mondo giudiziario dal momento che, sottolinea Nardo, i lavori nei palazzi di giustizia “vanno avanti, in quanto si tratta chiaramente di un servizio essenziale”. Insomma, le udienze indifferibili continuerebbero a svolgersi ma gli avvocati non sarebbero messi nelle condizioni di prepararle.

I MALUMORI DEI COMMERCIALISTI

“Confusi e disorientati: è lo stato d’animo dei commercialisti che in queste ore si trovano a interpretare l’ultimo decreto “Cura Italia” perché non tutte le scadenze sono state chiaramente prorogate a giugno 2020″, ha dichiarato il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri per il quale “resta dunque un clima di particolare incertezza, per cui, se la categoria risultasse esclusa dalle ”attività essenziali”, di cui ha parlato sabato sera il premier Conte, dovrebbero essere chiaramente rinviate tutte le scadenza fiscali almeno fino a 30 giugno 2020″. “Non tutti i professionisti, infatti, sono in grado di lavorare in smart working”, aggiunge.

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