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Commissioni, ecco come e perché l’Antitrust affonda il piano di Bancomat spa voluto da Intesa e Unicredit

Bancomat

Che cosa si legge nel provvedimento dell’Agcm che ha bocciato il progetto del consorzio Bancomat su un nuovo sistema di commissioni Atm. Una sconfitta per le grandi banche come Intesa Sanpaolo e Unicredit. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Dopo due anni di istruttoria, varie proroghe, audizioni, richieste di informazioni e depositi di memorie, è arrivato il verdetto dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul progetto di modifica del modello di remunerazione dei prelievi in circolarità da ATM presentato dal consorzio Bancomat Spa e gradito dalle grandi banche.

Una questione non di secondaria importanza visto che – in base ai dati forniti da Banca d’Italia – attualmente in Italia ci sono oltre 48mila sportelli ATM bancari e postali, ovvero 81,5 ogni mille abitanti, poco sotto il dato medio europeo di 83,6 ogni mille abitanti. In media a ogni ATM vengono fatti 17.000 prelievi (25mila in Ue) e l’importo medio prelevato supera i 200 euro (150 euro in Ue).

Da notare che sono intervenuti nel procedimento, oltre all’associazione di consumatori Altroconsumo, anche Assopopolari, Cassa di Risparmio di Asti, Cassa di Risparmio di Bolzano, Cassa di Risparmio di Fossano, Cassa di Risparmio di Savigliano, Cassa di Risparmio di Volterra, Credito Emiliano, Associazione Banche Private Italiane.

Intanto Bancomat Spa ha annunciato che farà ricorso contro la decisione dell’Antitrust.

IL CONSORZIO BANCOMAT

Presieduta da Franco Dalla Sega, al 29 dicembre scorso Bancomat vantava 116 soci – tra cui Intesa Sanpaolo (31,55%), Unicredit (18,92%), Iccrea (11,2%), Banco Bpm (7,67%), Montepaschi (7,56%), Bnl-Bnp (5%), Bper (4,71%), Cassa Centrale (2,79%) – e 210 istituti aderenti ai circuiti Bancomat e PagoBancomat.Nel 2021 la società ha messo a segno oltre 210 miliardi di transazioni grazie a 34 milioni di carte in circolazione e ha visto il fatturato crescere del 29% a 25,8 milioni di euro. Le operazioni con carta sono aumentate del 44%.

L’ATTUALE SISTEMA DI PRELIEVO

Il circuito Bancomat è nato negli anni ’80, su iniziativa del sistema bancario, per agevolare il prelievo di contante. In seguito è stata aggiunta sulle carte la funzione di pagamento nei negozi. Va detto pure che, dall’istruttoria dell’Authority presieduta da Roberto Rustichelli, è risultato che Bancomat Spa vorrebbe sviluppare la possibilità di avviare un nuovo canale distributivo del contante, alternativo all’ATM, ovvero il prelievo da POS. Si tratta, come emerge dal provvedimento, della “possibilità di prelevare contante presso un esercente che per il tipo di attività che svolge ha eccessiva disponibilità di contante (tipicamente, distributori di carburanti, supermercati, rivendite di tabacchi e valori bollati). Il prelievo avverrebbe utilizzando un POS abilitato ai prelievi oltre che ai pagamenti”.

Al momento la rete ATM riveste un ruolo fondamentale in termini di accesso al contante visto che rappresenta l’unica alternativa allo sportello bancario per tale motivo e, tra le due opzioni, è quella decisamente preferita dai consumatori: la quota dei prelievi da ATM rispetto al totale dei prelievi è aumentata negli ultimi cinque anni dall’82% all’87%.

Per quanto riguarda invece il volume di operazioni ATM in circolarità – cioè quelle fatte presso un istituto diverso da quello che ha emesso la carta – si aggira intorno al 25-30% del totale ed è in media più elevato per le banche medio-piccole o che non gestiscono una propria rete di ATM, come si rileva grazie a stime dell’Agcm su dati Bankitalia e forniti da Bancomat.

Attualmente le regole di circuito stabiliscono, per i prelievi in circolarità, un sistema di remunerazione in base al quale la banca titolare della carta paga una commissione interbancaria (MIF) a favore della banca proprietaria dell’ATM; l’importo è fisso ed è determinato dal circuito. C’è poi il versamento di una commissione da parte del titolare della carta alla propria banca, la commissione al prelievo, il cui importo è determinato dalla banca stessa ed è variabile. La MIF in origine era pari a 0,58 euro e dal 1° luglio scorso è invece scesa a 0,47 euro.

IL NUOVO MODELLO PROPOSTO DA BANCOMAT SPA

Come si legge nel provvedimento dell’Antitrust, il nuovo modello punterebbe ad eliminare il pagamento della MIF e quello della commissione del titolare della carta che accede al prelievo in circolarità e ad introdurre l’obbligo per la banca di una stessa commissione – a importo fisso e da indicare sulla ricevuta dell’operazione – per tutti i terminali in gestione e presenti sul territorio. Inoltre alla banca titolare della carta sarebbe vietato applicare commissioni per prelievi effettuati ai terminali di altri istituti. In un successivo momento Bancomat Spa ha aggiunto il divieto, per i proprietari dell’ATM, di non praticare commissioni superiori a 1,50 euro – e comunque fisse e uniformi sul territorio nazionale – e l’obbligo di informare il consumatore sull’importo della commissione prima di prelevare e sulle eventuali commissioni agevolate. Infine, si è previsto – per gli istituti di dimensioni minori – “un contributo ai costi di processing in modo da garantire a questi operatori un concreto beneficio”.

Nel provvedimento finale l’Autorità ha evidenziato che “da un lato, Bancomat ha sostenuto il proprio progetto, evidenziando le criticità dell’attuale sistema di remunerazione, che mina la sostenibilità stessa della rete ATM; criticità che verrebbero superate dall’introduzione della DAF. Dall’altro lato gli intervenienti, banche di dimensioni medio-piccole, hanno sostenuto che i maggiori costi discenderebbero in realtà dagli ulteriori servizi che le banche vogliono offrire attraverso gli ATM, servizi che tuttavia sarebbero solo a vantaggio dei propri correntisti”.

LE CONCLUSIONI DELL’AGCM

Dopo due anni, come si diceva, è arrivata la bocciatura del progetto perché, come evidenzia la nota diffusa da Piazza Verdi, “configura una restrizione della concorrenza (articolo 101 TFUE, ndr) in quanto stabilisce una serie di regole comuni che determinano effetti di natura anticoncorrenziale consistenti nell’aumento significativo delle commissioni medie di prelievo in circolarità per gli utenti da parte delle banche aderenti; nella creazione di ostacoli per la concorrenza tra banche nell’erogazione dei servizi alla clientela, dal momento che per queste verrà meno la possibilità di influire su una variabile concorrenziale (vale a dire la possibilità di determinare la commissione di prelevamento in circolarità e la possibilità di non farla pagare al cliente); nell’aumento degli incentivi a colludere per le banche aderenti”.

Inoltre Bancomat spa “non ha fornito prova, singolarmente e dettagliatamente, che sussista ciascuna delle quattro condizioni previste dall’art. 101.3 che avrebbero potuto condurre ad una esenzione in deroga. In particolare, il circuito non ha dimostrato la presenza di una relazione diretta tra la diminuzione della rete Atm e l’attuale modello di remunerazione e, dunque, le eventuali efficienze che sarebbero derivate in tal senso dall’introduzione del nuovo modello”.

Dagli elementi emersi in istruttoria, l’AGCM rileva invece che le cause principali del ridimensionamento della rete ATM “sono dovute a una complessiva evoluzione del mercato, caratterizzata da diversi fattori. Tra questi, la razionalizzazione della rete a seguito di concentrazioni bancarie, di scelte societarie degli istituti di credito e anche di logiche di ottimizzazione che possono non dipendere dal mero prelievo in circolarità”. Ad esempio, anche in zone ad alta densità di prelievi, come quelle turistiche o fortemente commerciali, un numero troppo elevato di sportelli può risultare non efficiente. “Si tratta di una circostanza – prosegue la nota – che trova riscontro nei dati acquisiti secondo cui – a fronte di una contrazione della rete (tra il 2015 e il 2021 il numero degli sportelli è sceso del 28,4% e quello degli Atm del 13,9%) – si è registrata una crescita degli Atm per ciascuno sportello, che comporta un aumento di Atm per filiale: nel periodo 2015-2021 il numero medio di Atm per sportello è salito da 1,44 a 1,73 con un incremento di oltre il 20% (dati Banca d’Italia)”. Peraltro l’assenza di un legame tra il calo di ATM e il modello di remunerazione utilizzato è stata riscontrata anche dalle altre Autorità nazionali di concorrenza.

IL RICORSO DI BANCOMAT SPA

All’indomani della diffusione del provvedimento di chiusura, il Consorzio ha fatto sapere che presenterà ricorso “non ritenendo giustificato il divieto di

implementare il nuovo modello di remunerazione” e confermando invece “la bontà della proposta – sostenuta e condivisa anche da molte associazioni di categoria dei consumatori – che ha come obiettivo primario quello di mantenere la capillarità della rete di distribuzione del contante garantendo ai cittadini su tutto il territorio nazionale un accesso semplice ed economico ai propri risparmi promuovendo una forma di tariffazione più chiara e competitiva”.

Per Bancomat spa il nuovo modello consente al titolare della carta di interfacciarsi direttamente con la banca che gestisce l’ATM ed è “indispensabile a creare un meccanismo di sostenibilità economica del servizio di prelievo che oggi, come indicato anche da fonti autorevoli ed indipendenti, vede dei costi di servizio per le banche che gestiscono gli ATM superiori alla redditività per singola operazione. Tale aspetto, unito al fenomeno di progressiva chiusura delle filiali e dei rispettivi ATM (ca 600 l’anno), sta mettendo in crisi un servizio sociale essenziale per i cittadini”.

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