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Ecco come la Cina di Xi tiene in vita l’economia della Russia

La visita di Xi a Mosca è il simbolo dello scivolamento della Russia nella sfera d'influenza (e nella dipendenza economica) dalla Cina? Ecco cosa dicono i dati commerciali e finanziari.

 

“Caro amico”. Dicono questo l’uno dell’altro i presidenti di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping, che lunedì si sono incontrati a Mosca e cenato insieme al Cremlino.

Quella di Xi è la prima visita in Russia – durerà fino a mercoledì – da quando, il 24 febbraio 2022, è iniziata l’invasione dell’Ucraina. È una notizia particolarmente rilevante perché da circa un anno Pechino è diventata l’alleata di riferimento di Mosca, alla quale ha fornito sostegno ideologico, propagandistico ed economico (ma non supporto militare), permettendole di mitigare l’impatto delle sanzioni imposte dall’Occidente.

LA RUSSIA HA POCO DA FESTEGGIARE?

Nonostante l’isolamento dal blocco occidentale, nel 2022 l’economia della Russia è andata meno peggio del previsto, contraendosi del 2 per cento. Ma il paese ha poco da festeggiare, secondo Pierre Briançon, commentatore per Reuters: “Invece di un crollo”, ha scritto, la Russia “è entrata in un’epoca di lento soffocamento. Tagliato fuori dai mercati esteri a causa delle sanzioni, il governo di Vladimir Putin sta cercando di finanziare deficit di bilancio che sarebbero stati gestibili in tempo di pace”, pari al 2,3 per cento del PIL nel 2022. “Dovrà lottare per soddisfare delle esigenze di finanziamento che quest’anno potrebbero raggiungere i 90 miliardi di dollari. Le difficoltà finanziarie stanno spingendo la Russia sempre più nella sfera d’influenza del presidente cinese Xi Jinping”.

COME VA (BENE) IL COMMERCIO RUSSIA-CINA

Nel 2022 il commercio tra Russia e Cina è cresciuto del 34 per cento e ha continuato a salire nei primi mesi del 2023. Le importazioni cinesi di idrocarburi russi, in particolare, sono aumentate di quasi il 50 per cento; di conseguenza, a gennaio e febbraio 2023 Mosca è diventata la prima fornitrice petrolifera di Pechino, superando l’Arabia Saudita (le raffinerie cinesi acquistano greggio russo a un prezzo fortemente scontato).

LE INSIDIE

Nel 2022 il deficit commerciale della Cina nei confronti della Russia è arrivato a 38 miliardi di dollari: è un valore record, che nasconde però delle insidie per Mosca.

La quota di yuan nelle riserve russe di valuta estera sta infatti aumentando, e la moneta cinese si ritroverà quindi a svolgere un ruolo particolarmente importante nelle finanze di Mosca. Lo yuan è però una managed currency, una moneta gestita, il cui livello viene deciso da Pechino sulla base dei suoi interessi economici e politici. Di conseguenza, secondo Briançon, “Mosca sta sprofondando in una relazione asimmetrica che limiterà la sua sovranità economica”, e la visita di Xi – il lato forte della partnership bilaterale – potrebbe essere il simbolo politico di questa condizione.

La “sottomissione all’Oriente”, cioè essenzialmente alla Cina, da cui dipende per il sostentamento economico, “sembra essere il prezzo da pagare per l’aggressione all’Occidente”, conclude l’analista di Reuters.

COMPONENTI, SMARTPHONE E AUTOMOBILI

Al di là della compravendita energetica, nell’ultimo anno la Cina ha permesso alla Russia di sostituire parte delle forniture occidentali di componentistica meccanica ed elettronica.

Nell’elettronica di consumo, ad esempio, i produttori cinesi di smartphone hanno praticamente monopolizzato il mercato russo, con una quota del 95 per cento; alla fine del 2021 il loro market share era del 40 per cento. Anche i marchi cinesi di automobili, come Geely e Havel, hanno tratto un vantaggio dall’uscita delle case occidentali dalla Russia, portando il loro market share dal 10 al 38 per cento nel giro di un anno.

LA RUSSIA SI APPOGGIA ALLA CINA PER AGGIRARE LO SWIFT

Per facilitare gli scambi con Pechino dopo le sanzioni e l’espulsione di alcune banche nazionali dallo SWIFT – è il sistema di messaggistica finanziaria impostosi come standard internazionale per i pagamenti -, Mosca sta conducendo sempre più transazioni in yuan, anziché in dollaro statunitense.

– Leggi anche: Tutte le mosse anti-Swift di Iran e Russia sulle banche

A novembre 2022 la quota dello yuan tra le valute estere della Russia era del 48 per cento; a gennaio 2022 era inferiore all’1 per cento, riporta la CNN. Il ministero delle Finanze russo ha anche raddoppiato – portandola al 60 per cento – la quota delle riserve di yuan che il fondo sovrano nazionale può ospitare. Stando all’agenzia di stampa russa TASS, nel 2023 Mosca acquisterà solo yuan per riempire il fondo, dopo che le riserve estere sono stati bloccate per effetto delle sanzioni.

Le autorità russe utilizzeranno dunque lo yuan per stabilizzare il rublo, che nel 2022 ha perso oltre il 40 per cento rispetto all’euro e al dollaro.

Non tutte le aziende cinesi sono però entusiaste di questi rapporti. Ad esempio UnionPay, l’unico emittente di carte di credito autorizzato in Cina, ha smesso di accettare carte emesse dalle banche russe per timore di incorrere nelle sanzioni internazionali.

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