Advertisement skip to Main Content

Cina Russia

Tutti gli affari tra Cina e Russia. Report Heritage

La visita a Mosca dI Wang Yi conferma l'esistenza di un "nesso" strategico tra Cina e Russia: non solo energia e commercio, ma anche contrasto politico dell'Occidente. Fatti, numeri e un'analisi dell'Heritage Foundation

 

Il fresco abbraccio a Mosca tra il capo della diplomazia cinese Wang Yi e la leadership russa conferma quel che nemmeno Russia e Cina nascondono più, ossia l’esistenza di quello che la Heritage Foundation definisce un “nesso” che – tra cooperazione strategica, scambi commerciali record soprattutto a livello di energia e trasferimento di materiale direttamente impiegabile in campo militare – pone una formidabile minaccia agli Usa e all’Occidente.

Con Nikolai Patrushev

Fresco di nomina e reduce da un tour internazionale di otto giorni, che ha incluso tappe in Francia, Italia, Ungheria e Germania, Wang al suo arrivo a Mosca è stato ricevuto dal segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolai Patrushev al quale ha detto, con parole riportate da Bloomberg, che le relazioni tra Cina e Russia sono “solide come una roccia”.

Pechino, ha affermato Wang, cercherà di “promuovere una mutua e benefica cooperazione in tutte le aree”, nella cornice di un allineamento nell’ambito del quale le due nazioni si impegneranno a “praticare il vero multilateralismo, opporsi a tutte le forme di bullismo unilaterale e promuovere la democrazia nelle relazioni internazionali e un mondo multipolare” – tutte frasi in codice per sottolineare che Cina e Russia si opporranno congiuntamente all’egemonia americana e all’ordine mondiale incentrato sulle istituzioni create da Washington.

Annuendo, Patrushev ha replicato che, riferisce Deutsche Welle, “nel mezzo di una campagna dell’Occidente finalizzata ad esercitare deterrenza nei confronti di Cina e Russia, è particolarmente importante approfondire ulteriormente il coordinamento e la cooperazione sino-russa nell’arena internazionale”.

Con Putin e Lavrov

Il giorno dopo Wang è stato ricevuto dal Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e soprattutto da Putin.

Confermando la rivelazione di qualche giorno prima del Wall Street Journal secondo cui  durante i colloqui con Wang si sarebbe discusso della possibile visita di Xi Jinping a Mosca, Putin ha dichiarato che questa visita è ormai imminente, e sancirà lo zenit della relazione bilaterale.

Sottolineando come gli scambi bilaterali siano fiorenti al punto da essere vicini dal toccare il traguardo dei 200 miliardi di dollari annui,  lo zar, riporta Reuters, ha affermato che Cina e Russia stanno “raggiungendo nuove frontiere”.

Parlando con la mediazione di un interprete, Wang ha replicato che la relazione tra Cina e Russia “non soccomberà alle pressioni di terze parti”. “Siamo preparati – ha aggiunto Wang con parole riferite dal Financial Times – a mantenere il nostro focus strategico e la nostra determinazione“.

Prima che con Putin, Wang si era intrattenuto con Lavrov, il quale gli ha detto che “i nostri legami hanno continuato a svilupparsi dinamicamente e, nonostante l’alta turbolenza nell’arena globale, abbiamo dimostrato la volontà di parlare in difesa dei reciproci interessi”.

Mutuando l’espressione usata da Putin e Xi nel febbraio dell’anno scorso, Wang ha risposto a Lavrov che la relazione bilaterale è “illimitata”.

Il nesso Cina-Russia: l’analisi della Heritage Foundation

La piena sintonia verbale fra i tre alti esponenti delle gerarchie russa e cinese tradisce l’esistenza di quello che una recente analisi della Heritage Foundation ha definito “il nesso Cina-Russia”.

Firmato dagli analisti Daniel Kochis ed Erin Walsh, il documento Heritage passa in rassegna tutti gli elementi non solo economici e finanziari che sono attualmente alla base di una simbiosi sino-russa in cui è la Cina a fare la parte del leone.

“La linea vitale”, scrivono Kochis e Walsh, “che Xi Jinping ha concesso a Putin ha parzialmente attutito l’impatto delle sanzioni” occidentali, instaurando in questo modo un rapporto che “va a chiaro vantaggio di Pechino”.

Il primo asse di questo nesso è naturalmente l’energia: acquistando a volumi record e a prezzi più che scontati le risorse di Putin oggi nel mirino delle sanzioni occidentali, tra petrolio, gas naturale e carbone, Xi ha fatto diventare quello cinese “il più importante, anzi, l’indispensabile mercato per le esportazioni critiche di idrocarburi di Mosca”, mettono in rilievo gli autori del rapporto.

I dati pubblicati da Bloomberg il 20 febbraio confermano appieno questo rapporto di dipendenza: nel mese scorso i flussi complessivi di petrolio e gasolio che la Cina importa dalla Russia hanno raggiunto il livello massimo dal 24 febbraio dell’anno scorso, giorno di inizio dell’invasione dell’Ucraina, raggiungendo secondo la società di intelligence Kpler 1,66 milioni di barili al giorno.

Ma non c’è solo l’oro nero a scorrere tra Mosca e Pechino, i cui commerci reciproci hanno raggiunto il livello record di 185 miliardi di dollari annui, non lontano dalla soglia dei 200 miliardi che si sono impegnati a raggiungere Xi e Putin.

Inoltre, come rivela il New York Times, tra le merci che dalla Cina hanno preso la direzione della Russia ci sono anche “ampi volumi di prodotti che possono avere usi sia civili che militari, incluse materie prime , smartphone, veicoli e chip”.

Come osservano Kochis e Walsh, tra gli scambi pericolosi finiti sotto la lente dell’intelligence occidentale ci sono anche quelli di “componenti critici inclusi attrezzature per la navigazione, tecnologia jamming e pezzi di ricambio per caccia consegnati a compagnie della difesa di proprietà dello stato russo che sono sotto sanzioni”.

Come spiega un analista citato nel testo della Heritage, “nonostante il monitoraggio internazionale e i protocolli delle sanzioni, dati affidabili sul commercio globale mostrano che le compagnie statali della difesa cinesi continuano a mandare alle compagnie della difesa russe sanzionate parti militari direttamente applicabili”.

Va detto, per contro, che anche le compagnie della difesa cinesi hanno sviluppato nel tempo una pesante dipendenza dall’industria russa per componenti critiche come i motori per jet.

Sono questi dunque gli elementi che la Heritage Foundation addita all’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto dell’amministrazione Biden affinché abbiano ben chiaro in mente l’esistenza di questo nesso e formulino le necessarie e conseguenti politiche finalizzate a contenere la minaccia posta da questa alleanza “solida come una roccia”.

Back To Top