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Crt

Chi spinge e chi frena sul polo Aspi-Gavio

Spinte e subbugli sul dossier autostradale e sul ruolo di Palenzona e Grilli. La lettera di Francis Walsingham

 

Caro direttore,

sono giorni di grandi interviste sui media. Per questo mi è tornato alla mente quando tu tempo fa – chiacchierando al telefono, in una delle rare chiamate alle quali hai risposto – mi dicesti a proposito delle interviste: chi parla ai giornali in lenzuolate di intervista è una persona in grave difficoltà oppure è alla spasmodica ricerca di visibilità. Insomma: i personaggi che contano davvero – in economia, nella finanza o in politica – di solito parlano poco o nulla, ovvero non rilasciano interviste.

Mi è tornata alla mente queste tua “sentenza” in questi giorni, con Chiara Ferragni che ha parlato con il Corriere della sera e poi ha affrontato un ruvido intervistatore come Fabio Fazio. Una decisione ottima per un’imprenditrice in gravissima difficoltà, almeno a livello di immagine (e per gli influencer l’immagine è tutto, diciamo), anche se non so quanto sia stata ottima in termini di risultati; saranno magari le classifiche di Reputation Manager a darci il responso…

Ma c’è stata un’altra intervista a far discutere i palazzi negli ultimi giorni, quella – anch’essa fluviale – rilasciata da Fabrizio Palenzona al Sole 24 Ore. Start Magazine ha già condensato e chiosato la summa del pensiero di Palenzona – non so come definirlo, se manager o finanziere o imprenditore -, però mi ha colpito il fatto che quando Palenzona era davvero potente forse non ha mai concesso interviste torrenziali, mentre ora che ha molto meno potere ed è davvero molto meno influente nei palazzi si fa beatamente intervistare dal quotidiano economico-finanziario di Confindustria per accreditare l’idea – un po’ inverosimile, diciamo – che sia stato il fautore e promotore come numero uno della fondazione Crt dell’elezione di Giovanni Azzone a presidente dell’Acri, quando di fatto Palenzona puntava proprio a quella poltrona.

Ma a impapocchiare ulteriormente ruolo e mire di Palenzona forse ci hanno pensato pure un coacervo – non so quanto coordinato – di comunicatori: il risultato da eterogenesi dei fini è che in un articolo sempre recente, questa volta sul Foglio, è stato scritto che Palenzona sta caldeggiando presso Palazzo Chigi un progetto di polo autostradale privato con la fusione di Aspi e Astm di Gavio. Con la premessa implicita che Palenzona sia in sintonia con Palazzo Chigi.

Forse mi sfugge qualcosa o non sono informato o sono del tutto rincitrullito, comunque sia non capisco: Palenzona al Sole 24 ore non ha elogiato il ddl Capitali (voluto da Meloni, Fazzolari e dal Mef), ha sfotticchiato Meloni per aver incontrato Musk e non Pignataro – di cui Palenzona ha tessuto un peana piuttosto sopra le righe – su cui il governo sta valutando di ricorrere al golden power per l’operazione Ion-Prelios, coccolata da Palenzona perché così fa guadagnare anche tanti bei soldi agli attuali azionisti di Prelios di cui Palenzona è presidente (e magari con Pignataro nuovo proprietario di Prelios può anche restare presidente).

Insomma, ci sono almeno tre temi sui Palenzona è in sostanza in contrapposizione con Palazzo Chigi e si legge invece che il medesimo Palenzona caldeggia un dossier autostradale a Palazzo Chigi. Un tentativo kamikaze, direi. Visto oltre tutto, come già scritto qui su Start Magazine, che è un progetto ben visto da larghi settori della Lega, peccato che Salvini e Meloni praticamente su tutto si azzuffano.

E per non parlare, come si vocifera in ambienti ministeriali, che il Mef non veda di buon grado il piano (e Cdp non sta studiando il dossier). In compenso, c’è un altro conoscitore profondo del Mef in azione, come adombrato da tempo da Start Magazine.

Ha scritto ieri il Fatto Quotidiano: “Il più attivo è Vittorio Grilli, ex ministro e dg del Tesoro, oggi in Jp Morgan, che a Palazzo Chigi vanta molti amici, come il capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi. Il nostro è andato a Chigi per provare a convincere il governo che la soluzione è cacciare Macquarie e fare entrare Gavio, secondo operatore italiano. Cosa hanno da guadagnarci gli utenti italiani dal monopolio autostradale? Niente, ma nessuno si pone la domanda. A guardare i numeri, l’operazione conviene solo a Gavio, che ha già perso due concessioni (A5 e A21, e nel 2026 scadrà la ricca Torino-Milano), i debiti superano i 6 miliardi ed è molto esposta sulle costruzioni con Itinera, oltre ad avere un socio ingombrante come il fondo francese Ardian. Insomma, Gavio mira al grande flusso di cassa di Aspi, qualità che hanno tutti i colossi statali (Eni, Enel, Fs, Poste) che infatti sono il bersaglio dei fondi esteri”.

Fatti, numeri e considerazioni che riecheggiano quest’altra mia recente letterina.

Hai visto, caro direttore, che anche le missive sono notiziose?

E pensare che tu eri scettico…

Salutoni (come dici tu),

Francis Walsingham

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