Economia

Che cosa sta succedendo in Fincantieri

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Tutte le ultime novità su Fincantieri. Fatti, nomi e indiscrezioni

Al Tesoro continua a tenere banco il dossier Fincantieri, e non soltanto per il rinnovo del vertice in scadenza.

Certo, i tempi stringono per decidere il prossimo consiglio di amministrazione del gruppo della cantieristica controllato da Fintecna (del gruppo Cdp guidato dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo).

Le attenzioni si concentrano su presidente e amministratore delegato, ora rispettivamente Giampiero Massolo e Giuseppe Bono (75 anni, dal 2002 alla testa del gruppo).

Secondo le ultime cronache giornalistiche, Massolo ha la conferma in tasca. D’altronde settimane fa l’ambasciatore ha scritto per Ispi un articolo nient’affatto critico sull’avanzata dei populismi sovranisti in Europa. Intervento apprezzato da ambienti sia della Lega che del Movimento 5 Stelle.

Sulla riconferma di Bono è emersa un’inedita convergenza fra ministero dell’Economia, Cdp e vertici del Movimento capeggiato da Luigi Di Maio: perché non pensare ad affiancare nuovi e giovani manager a Bono per preparare una successione futura del colosso nazionale?

Su questa domanda, per diverse ragioni e per differenti obiettivi, c’è stata una convergenza fra Tesoro, vertici di Cdp e M5S.

Ma Bono, spalleggiato dalla Lega di Matteo Salvini, vuole mantenere competenze e poteri intatti. E inizia a diffidare – si dice in Fincantieri – di vecchi amici e manager, cercando di coltivare nuove relazioni politiche (oggi non a caso Bono era a Torino con Davide Casaleggio e Luigi Di Maio alla presentazione del fondo Cdp per l’innovazione e il venture capital)

“Vorrei portare a termine un certo lavoro che ho in testa”, ha detto due giorni fa Bono. “Credo di avere dimostrato finora di averlo fatto non per interesse personale, ma del Paese”. “Finché la Fincantieri era quella di 20 anni fa – ha ricordato l’amministratore delegato di Fincantieri senza tanti giri di parole- non ci voleva venire nessuno. E mi è già capitato quando sono arrivato in Finmeccanica”. E ora “è uguale. Io me lo aspettavo, perché adesso pensano di venire qui dove trovano tutto fatto”.

Pensano di venire qui? E chi?

Il riferimento di Bono era con tutta probabilità a Paolo Simioni, il numero uno dell’Atac al quale i Pentastellati volevano dare un ruolo al vertice di Fincantieri.

Ma in ambienti del gruppo capeggiato da Bono si mormora che tra Mef e Cdp si punta a far entrare nel cda di Fincantieri uno dei due direttori generali di Fincantieri, Pier Francesco Ragni, come primo passo per preparare la Fincantieri del futuro.

“Sul tavolo ci sarebbe anche la richiesta di un dg con competenze gestionali forti da affiancare a Bono. Ma l’ad ha fatto capire più volte di non gradire una riconferma non piena del suo incarico”, ha scritto il Sole 24 Ore.

Tra i sindacati del settore c’è chi si chiede: perché nel cda deve andare Ragni, che è dg dallo scorso gennaio e che in passato ha lavorato nel settore finanza di Fincantieri con Palermo, e non invece Alberto Maestrini, che è direttore generale dal settembre 2016?

Matteo Salvini oggi pomeriggio ha tagliato corto: “Per me Fincantieri era chiusa da mo’… per me sono riconfermati entrambi, sia Bono che Massolo”, ha detto il vicepremier e leader della Lega.

Ma le dichiarazioni oblique di Bono non hanno entusiasmato ambienti del Tesoro.

Se tutti i leader politici riconoscono risultati e capacità manageriali di Bono che ha rafforzato Fincantieri dandole un respiro internazionale – grazie a relazioni dirette e proficue con i maggiori committenti – questo è stato anche l’effetto di una sorta di “concerto sistemico” in cui lo Stato ha comunque avuto un ruolo non secondario grazie agli interventi di Sace-Simest (gruppo Cdp).

Anche per queste ragioni al Tesoro il dossier Fincantieri è in evidenza della direzione generale dell’Economia.

Come svelato nei giorni scorsi da Start Magazine, il ministero dell’Economia retto da Giovanni Tria non ha ancora firmato l’attesa convenzione tra Mef e Sace per la riassicurazione dei rischi concentrati, aggiornando quella del 2014.

Negli ultimi anni il livello di attività della Sace è cresciuto solo nel settore della cantieristica (con Fincantieri), e nell’oil&gas: la riassicurazione del Mef è arrivata a circa il 40% dell’intero stock di impegni Sace dovuti a garanzie su finanziamenti all’export, si nota da tempo in ambienti del Tesoro.

In maniera analoga a quanto accade con le Export Credit Agency ai sensi Ocse, nei settori di maggior rilievo per la crescita economica dei Paesi di riferimento parte della riassicurazione di fatto ricade sul ministero dell’Economia.

E nella prospettiva, non improbabile secondo alcuni addetti ai lavori, che la riassicurazione arrivi presto al 60%, il Tesoro sta valutando se e come modificare il rapporto con la Cdp.

Nel frattempo, come raccontato negli scorsi giorni da Start Magazine, c’è di fatto uno stallo sulla riassicurazione di Sace che preoccupa i colossi nazionali, in primis Fincantieri.

Tra i sindacati di Fincantieri si è sparsa la voce che il Tesoro di fatto ha sospeso il suo ok a un’operazione di riassicurazione su due navi di Fincantieri.

Si dice in ambienti vicini al Mef: “Per il 2019 la pipeline di operazioni Fincantieri è di 1o navi circa per circa 10 miliardi di euro di impegno Sace; se il dato lo si rapporta allo stock di impegno Sace complessivo, incluso quanto già c’è di Fincantieri, viene fuori l’anomalia che preoccupa il Tesoro. La questione non è di semplice soluzione”.

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