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Fincantieri e non solo, che cosa sta studiando il Tesoro per superare il blocco della riassicurazione Sace

Accordo in vista per superare il blocco della riassicurazione da parte di Sace?

È quello che auspicano i grandi gruppi italiani, in primis Fincantieri.

Come svelato nei giorni scorsi da Start Magazine, il ministero dell’Economia retto da Giovanni Tria non ha ancora firmato l’attesa convenzione tra Mef e Sace per la riassicurazione dei rischi concentrati, aggiornando quella del 2014.

La Corte dei Conti, tra l’altro, ha auspicato una revisione del rapporto fra Sace e Mef.

Negli ultimi anni il livello di attività della Sace è cresciuto solo nel settore della cantieristica (con Fincantieri), e nell’oil&gas: la riassicurazione del Mef è arrivata a circa il 40% dell’intero stock di impegni Sace dovuti a garanzie su finanziamenti all’export, si nota da tempo in ambienti del Tesoro.

In maniera analoga a quanto accade con le Export Credit Agency ai sensi Ocse, nei settori di maggior rilievo per la crescita economica dei Paesi di riferimento parte della riassicurazione di fatto ricade sul ministero dell’Economia.

E nella prospettiva, non improbabile secondo alcuni addetti ai lavori, che la riassicurazione arrivi presto al 60%, il Tesoro sta valutando se e come modificare il rapporto con la Cdp.

Per questo il ceo di Sace, Alessandro Decio, avrebbe auspicato che la società rientrasse a tutti gli effetti sotto il cappello del Mef; una prospettiva non condivisa né dal Tesoro né dalla Cdp, che controlla al 100% la società di assicurazione all’export, perché contraria alle migliori pratiche delle Export Credit Agency e che potrebbe rendere poco efficace il supporto al volano export.

Come superare dunque lo stallo della Sace che preoccupa i colossi nazionali?

Un’ipotesi che circola tra Fincantieri, Sace e ministero dell’Economia è quella di dare corso a un decreto del 2017 che di fatto – secondo gli analisti esperti in riassicurazione – veniva incontro alle aspettative del gruppo Fincantieri guidato dall’amministratore delegato, Giuseppe Bono, che a questo fine si era speso molto in ambienti istituzionali durante la scorsa legislatura.

In un appunto che i vertici di Fincantieri consegnarono alle istituzioni si auspicava chiaramente l’adozione del “modello State account per il quale la garanzia al finanziamento viene concessa direttamente dalla Repubblica italiana”.

Il modello state account prevede che la garanzia al finanziamento della sola parte residua di rischio concentrato – e solo dopo escussione  della garanzia in capo a Sace che impedisce il moral hazard – viene concessa direttamente dalla Repubblica italiana’.

Nella legge di Bilancio 2018 fu previsto che gli impegni assunti da Sace in settori strategici per l’economia italiana, Paesi strategici di destinazione ovvero società di rilevante interesse nazionale in termini di livelli occupazionali sono garantiti direttamente dallo Stato.

In sostanza con il modello State account la garanzia al finanziamento della sola parte residua di rischio concentrato – e solo dopo escussione della garanzia in capo a Sace che impedisce il moral hazard – viene concessa direttamente dalla Repubblica italiana.

“Norma Bono”, è stata ribattezza non a caso negli ambienti delle compagnie di riassicurazione,

Una previsione normativa, sottolineano fonti del comparto cantieristico, che di fatto non è mai stata attuata. O meglio, è necessaria una delibera del Cipe per definire il funzionamento del meccanismo.

In futuro al Mef si pensa di prevedere nella convenzione con Cdp e Sace una sorta di governance rafforzata. Ossia poter effettuare una verifica di pre-fattibilità o eleggibilità con una preventiva delibera Cipe che definisce Paesi e settori prioritari.

Inoltre solo in caso di delibere su sistema State account sarà integrato il board di Sace con i dirigenti dello stesso Tesoro visto che la parte residuale di rischio concentrato ricadrà in parte sui libri del Mef.

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Riceviamo e pubblichiamo:

“Nessuno in SACE, e men che meno l’Amministratore Delegato Alessandro Decio, ha mai auspicato né si è mai permesso di suggerire il miglior assetto proprietario di SACE stessa. Tali riflessioni sull’ideale assetto proprietario di SACE, se ritenute necessarie, spettano solo agli azionisti di SACE, ovvero CdP e MEF che oltre ad essere l’azionista di controllo di CdP, è il garante di ultima istanza dell’attività di garanzia e di supporto all’export erogato da SACE.

Ufficio Stampa di SACE

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