Economia

Che cosa sta studiando il Tesoro su Sace, Cdp e Fincantieri

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Come ovviare al blocco della riassicurazione di Sace?

E’ la domanda che arrovella nelle ultime settimane i maggiori gruppi industriali, in primis Fincantieri, che lavorano molto con l’estero e ricorrono al sostegno di Sace, la società di assicurazione all’export controllata al 100% dalla Cassa depositi e prestiti.

Come svelato ieri da Start Magazine, il ministero dell’Economia retto da Giovanni Tria non ha ancora firmato l’attesa convenzione tra Mef e Sace per la riassicurazione dei rischi concentrati.

Il Tesoro sta valutando anche la possibilità che, in caso di riassetti azionari fra Cdp e Mef, la Sace possa tornare sotto il cappello del ministero dell’Economia e delle Finanze.

In ambienti governativi si sussurra: “Rivera sta bloccando la convenzione”. Sarà vero?

Alessandro Rivera è il direttore generale del ministero dell’Economia, nominato da Tria.

In verità, la questione è più complessa, come ha anche accennato giorni fa la Corte dei Conti, che ha auspicato “una tempestiva approvazione” della convenzione Mef-Sace.

La Corte dei Conti ha evidenziato i problemi derivati dal Raf (Risk Appetite Framework) e cioè dallo strumento con cui Sace gestisce il livello massimo e la tipologia di rischio che si assume, anche con l’obiettivo di mantenere il suo ottimo rating.

Negli ultimi anni il livello di attività della Sace è talmente cresciuto, specie nel settore della cantieristica (con Fincantieri), e nell’oil&gas, che la riassicurazione è arrivata a circa il 40% dell’intero stock di impegni Sace dovuti a garanzie su finanziamenti all’export, si nota da tempo in ambienti del Tesoro.

La riassicurazione di fatto ricade sul ministero dell’Economia. E nella prospettiva, non improbabile secondo alcuni addetti ai lavori, che la riassicurazione arrivi presto al 60%, il Tesoro sta valutando se e come modificare il rapporto con la Cdp.

Come superare lo stallo?

Un’ipotesi che circola tra Fincantieri, Sace e ministero dell’Economia è quella di attuare un decreto del 2017 che di fatto – secondo gli analisti esperti in riassicurazione – veniva incontro alle aspettative del gruppo Fincantieri presieduto da Giampiero Massolo e guidato dall’amministratore delegato, Giuseppe Bono, che a questo fine si era speso molto in ambienti istituzionali durante la scorsa legislatura.

Nella legge di Bilancio 2018, infatti, è previsto che gli impegni assunti da Sace in settori strategici per l’economia italiana, Paesi strategici di destinazione ovvero società di rilevante interesse nazionale in termini di livelli occupazionali sono garantiti direttamente dallo Stato.

Una previsione normativa, sottolineano fonti del comparto cantieristico, che di fatto non è mai stata attuata.

Il groviglio tecnico-normativo si intreccia in queste ore con il rinnovo dei vertici della società Sace.

Oggi Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano ha scritto che il senior advisor delle partecipate di Cdp nominato dall’ad Fabrizio Palermo, ossia il merchant banker Andrea Pellegrini, aspirerebbe al vertice di Sace.

Sarà vero? E che cosa ne pensa Tria?

Alla prossima puntata.

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