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Che cosa farà Palenzona per Amazon

I rapporti di Palenzona con Amazon e le mosse del colosso americano fra Confindustria e Confcommercio. Fatti, nomi e rumors

 

Grandi manovre istituzionali, anche romane, in casa Amazon. E non solo per l’accordo sindacale sulla logistica firmato ieri dalle federazioni Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti con Amazon Logistica con il plauso anche del ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd). Dall’altra parte si muove anche Amazon Web Services, che – insieme alle altre Big Tech americane (Google, Microsoft e Oracle) – sta giocando la partita del Cloud Nazionale arbitrata dal ministro per la Transizione Digitale, Vittorio Colao.

Una partita fatta anche di un lavoro di relazioni istituzionali – anche dette lobbying – portate avanti direttamente da queste aziende ovvero con l’aiuto di società di consulenza e advisor di alto profilo. Peraltro nulla di diverso da quanto fanno, sia loro che le aziende italiane e non, presso le istituzioni dell’Unione Europea. Un esempio è Microsoft, che da tempo lavora con Ambrosetti – The European House, il più grande think tank italiano, e spesso si avvale del supporto relazionale del banchiere e del ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti nel governo Monti, Corrado Passera, che ha peraltro portato tempo fa la sua Illimity proprio sul cloud di Microsoft, società con cui ha rapporti professionali dai tempi in cui era amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.

Google sembra invece aver scelto una via diversa. La partnership siglata con Tim le consente di stare un passo indietro sul tema cloud, lasciando spazio alla società guidata dall’amministratore delegato Luigi Gubitosi. Anche Amazon e la sua divisione cloud Amazon Web Services lavorano con vari think tank come ad esempio Astrid dell’ex ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, come del resto altre multinazionali e società italiane. Sul lato relazionale la novità è che Amazon Web Services collabora con Fabrizio Palenzona, che ha un ruolo di senior advisor per la società di Seattle.

Un nome di peso per il ramo italiano del colosso del cloud: Palenzona, politico ex Margherita, ha ricoperto svariati ruoli di primo piano in aziende (come Adr), banche (è stato a lungo vicepresidente di Unicredit), fondazioni creditizie (deus ex machina della fondazione Crt) e dell’associazionismo confindustriale (Aiscat e Assaeroporti), oggi è presidente del gruppo Prelios. Palenzona, uscito immacolato (archiviazione) da un’inchiesta che lo ha toccato qualche anno fa, è persona rispettata in tutto l’agone politico e finanziario, e gli sono riconosciute doti di mediatore.

I rapporti fra Palenzona e l’attuale presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, non sono stati eccelsi: Palenzona è uscito dal vertice di Aiscat (l’associazione confindustriale che rappresenta le concessionarie autostradali) dopo scontri proprio con Bonomi, ma ha mantenuto ottime relazioni con Autostrade, e non è più presidente neppure di Assaeroporti (dove è stato eletto presidente l’ex manager statale Carlo Borgomeo, già ai vertici della controversa Sviluppo Italia, antesignana di Invitalia ora guidata da Domenico Arcuri), in rappresentanza di Gesac, la società che gestisce gli scali napoletani). Ma la confindustriale Assaeroporti è alle prese con una scissione capeggiata dalla romana Adr e dalla veneta Save, i maggiori player del settore insieme con la milanese Sea.

Da tempo, comunque, Palenzona è diventato una figura centrale per la Confcommercio, sempre nel settore dei trasporti. Palenzona poco meno di un anno fa ha passato il testimone di Conftrasporto a Paolo Uggè. Palenzona, da vice presidente confederale, seguirà più da vicino l’attività di Confcommercio Imprese per l’Italia, con particolare attenzione ai temi del trasporto, si leggeva in una nota dell’associazione. E Amazon Logistica, dopo lunghi scambi e grazie al lavoro comune di Amazon con Palenzona e Uggé, ha scelto da tempo di aderire a Conftrasporto di Confcommercio piuttosto che a Federtrasporto (Confindustria) presieduta da Alberto Brandani (esponente Udc, già all’Anas e presidente della fondazione Formiche).

C’è un motivo fondamentale, secondo fonti sindacali: nel centro logistico di Amazon a Piacenza si applica il contratto del commercio e dunque è stato fisiologico per la società del gruppo avere fin dall’inizio rapporti con la Confcommercio.

Amazon, a quanto risulta a StartMag, a livello territoriale collabora con Assolombarda. Ma a livello nazionale il colosso dell’e-commerce fa parte a tutti gli effetti del sistema di Confcommercio, come testimonia l’intesa sindacale firmata ieri (che pur essendo stata definita storica dal governo e dalle federazioni di settore è stata relegata oggi a un pezzettino di pagina 14 dal quotidiano confindustriale il Sole 24 Ore e senza richiamo in prima pagina).

Le relazioni istituzionali di Amazon Web Services a livello associativo passano, oltre che per Assolombarda, attraverso l’adesione – nel campo del digitale – ad Assintel di Confcommercio e non invece ad Anitec-Assinform di Confindustria. Questione prettamente politica. L’associazione confindustriale del digitale è ritenuta – si bisbiglia in ambienti di Confcommercio – egemonizzata da Tim, con Gubitosi vice presidente di Confindustria con delega al digitale, e Microsoft, che ne fa parte da un ventennio. L’assenza del maggiore operatore di cloud al mondo, e la conflittualità tra alcune aziende che potrebbe peggiorare alla chiusura della gara cloud, potrebbe risultare in una patata bollente per il il presidente di Anitec-Assinform Marco Gay.

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