Economia

Chi e perché sbuffa su Cedacri versione Ion

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I sindacati del credito chiedono risposte urgenti alla “nuova proprietà” di Cedacri e dicono «basta alle incertezze, servono garanzie». Tutti i dettagli

 

Subbugli sindacali su Cedacri, società italiana specializzata in servizi di outsourcing informatico per il settore bancario, dove va a conclusione il riassetto azionario dopo le mosse del fondo inglese (controllato da un veicolo irlandese) Ion di Andrea Pignataro con Fsi.

Ecco tutti i dettagli.

I sindacati unitari del credito Fabi, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin chiedono risposte urgenti alla “nuova proprietà” di Cedacri e dicono «basta alle incertezze, servono garanzie».

Nonostante i numerosi e formali solleciti delle scorse settimane, infatti, le organizzazioni sindacali (in raccordo tra tutte le sedi distribuite sul territorio italiano) non sono riuscite ad avere risposte dai vertici del gruppo né dalla “proprietà uscente” circa le sorti dei lavoratori a seguito della cessione di Cedacri al Gruppo Ion di Pignataro.

Le rappresentanze dei lavoratori hanno dovuto attendere l’ufficializzazione della chiusura dell’operazione per avere un interlocutore: ora esigono “di ricevere tutte le informazioni e garanzie necessarie, a partire dall’esistenza di un piano industriale con prospettive produttive, per fugare ogni possibile timore relativamente ad eventuali tattiche di speculazione finanziaria”.

I sindacati stessi ricordano che “su testate nazionali il 10 maggio scorso si è letto che la gestione Pignataro conta di realizzare subito con Cedacri 19 milioni di sinergie sui costi e altri 29 milioni di risparmi a tendere e che sarebbero in molti a ritenere inoltre che insieme Cerved e Cedacri potrebbero creare importanti sinergie sui ricavi e sui costi, a iniziare da quello del personale”.

Giovedì 10 giugno è previsto un incontro illustrativo dell’operazione “in cui i lavoratori del gruppo – concludono i rappresentanti – si aspettano giungano i doverosi chiarimenti: se non arrivassero, le reazioni non si faranno aspettare”.

Intanto è arrivata a conclusione il processo di riassetto di Cedacri. Al closing la londinese Ion, che fa capo all’imprenditore italiano Andrea Pignataro, avrà il 90% della compagine azionaria, mentre il 10% sarà di Fsi, il gruppo finanziario guidato da Maurizio Tamagnini che reinvestirà nell’operazione.

Già nel precedente assetto Fsi aveva il 27% di Cedacri, affiancato dalle banche, che sono invece uscite dalla compagine dopo l’offerta lanciata da Ion.

“Ora nel piano industriale le strategie di crescita saranno in due direzioni – ha scritto oggi il Sole 24 Ore – da un lato cercando di attrarre nuovi clienti sulla piattaforma di banking e, dall’altra, espandendo l’azienda sui mercati internazionali”.

Resta da convincere, però, i sindacati.

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