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Ecco i numeri di Cedacri comprata da Ion grazie a Fsi

Tutto su Cedacri, la società che passerà al fondo inglese Ion per 1,5 miliardi. Il business della società, il ruolo di Fsi e gli obiettivi del fondo Ion

 

Cedacri, società italiana specializzata in servizi di outsourcing informatico per il settore bancario, passerà al fondo inglese Ion per 1,5 miliardi. Un’operazione che ha visto il gruppo creato dall’italiano Andrea Pignataro prevalere su importanti rivali come la multinazionale Accenture e il gruppo romano Engineering. Ma chi è e cosa fa Cedacri? E soprattutto, di quale giro d’affari parliamo?

I NUMERI DELL’IMPRESA E L’ATTIVITA’

Fondata nel 1976, Cedacri dal 1992 si occupa di produzione di software per i sistemi informativi degli istituti di credito ed esattoriali, di elaborazione dati e di consulenza sulla gestione dei calcolatori elettronici per il sistema bancario e offre otto linee di business: Core Banking Solutions, Soluzioni per la Finanza, Soluzioni software, Infrastruttura tecnologica e servizi Cloud, System Integration e Application Maintenance, RegTech, Business Process As A Service (BPaaS), Open Banking, Big Data e Advanced Analytics. Nel Duemila c’è stata la fusione di due consorzi, Cedacri Nord e Cedacri Ovest, attivi dalla fondazione per servire le sole banche azioniste dei consorzi (ad esempio Cassa di Risparmio di Asti, Banca Popolare Bari, Banco di Desio, Mediolanum Unipol, oltre a piccole partecipazioni di banche locali e soprattutto il fondo Fsi Mid-Market Growth Equity Fund). La sede legale della società si trova a Collecchio, in provincia di Parma. Il capitale sociale ammonta a 12,6 milioni.

Oggi Cedacri opera con 820 dipendenti (al 30 settembre 2020) e vanta più di 200 clienti fra banche, istituzioni finanziarie, aziende industriali e società di servizi, e 2.400 filiali gestite. Ogni giorno le sue piattaforme gestiscono 79 milioni di transazioni, effettuate da 33mila utenti che si avvalgono dei 13mila server del gruppo e di 46mila Mips di potenza elaborativa.

GLI AZIONISTI DI CEDACRI

Gli oltre 12 milioni di capitale sono divisi tra 16 soci di cui 5 che possiedono il 68%: il gruppo FSI Investment First che ha in mano oltre 3,4 milioni di azioni (27% circa), Banca Mediolanum con 1,96 milioni (poco più di 15%), Banca di Desio e della Brianza con 1,27 milioni (circa 10%), Cassa di Risparmio di Asti con 991 mila euro (oltre 7%) e Bper con 942 mila euro (oltre 7%).

Il 32% restante è posseduto – in ordine di numero di azioni – da una serie di istituti di credito e di società: Banca Popolare di Bari (826mila euro), Cassa di Risparmio di Bolzano (818mila euro), Banca del Piemonte (533mila euro), Credito Emiliano (494mila euro), Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli (409mila euro), Cassa di sovvenzioni e risparmio fra il personale della Banca d’Italia (252mila euro), Società Reale mutua assicurazioni (169mila euro), Igea Digital Bank (134mila euro), Banca Valsabbina (133mila euro), Cassa di Risparmio di Cento (127mila euro), Cassa di Risparmio di Volterra (126mila euro).

IL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE

Il board di Cedacri, composto da 11 persone, è presieduto da Renato Dalla Riva, veneto, laureato in matematica e con esperienza trentennale nell’internal audit bancario (dal 2007 al 2015 in Intesa Sanpaolo). Vicepresidente è Giovanni Pirovano, vicepresidente di Banca Mediolanum, membro del Comitato esecutivo e del Comitato di presidenza dell’Abi e consigliere del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi. Amministratore delegato da ottobre 2018 è invece Corrado Sciolla, piemontese, ingegnere del Politecnico, ex Mc Kinsey, ex Wind di cui è stato direttore generale operativo dal 2001 al 2004 quando è diventato ad di Albacom. Da dicembre 2010 ad di BT France, nel 2013 è stato nominato presidente di BT Global Service e l’anno successivo presidente di BT per l’Europa continentale. Infine, prima dell’approdo in Cedacri, Sciolla è stato consigliere di Carel Industries.

IL BILANCIO 2019 DI CEDACRI

L’ultimo bilancio, approvato dall’assemblea lo scorso luglio, è quello relativo all’esercizio 2019 che ha visto ricavi consolidati proforma per 382,9 milioni, in crescita del 35% rispetto a quello del 2018, e fatturato a 262,4 milioni. L’Ebitda proforma normalizzato si è attestato a 81,2 milioni (+50% su anno) e l’utile netto a 28,8 milioni. Nel 2019 Cedacri ha acquisito il gruppo Oasi, leader in Italia nel software e nelle soluzioni informatiche integrate per antiriciclaggio e segnalazioni di vigilanza, e CAD IT, leader nella fornitura di software applicativo e servizi per l’Area Finanza di istituti finanziari, pubblica amministrazione e industria per il mercato domestico e internazionale. Inoltre, nel 2019 è stato varato un piano di investimenti di oltre 60 milioni per l’evoluzione delle piattaforme applicative e tecnologiche delle società del gruppo e per la prima volta è stato presentato il Bilancio di sostenibilità.

IL FUTURO ASSETTO DI CEDACRI

Il 90% di Cedacri, ha scritto due giorni fa il Corriere della Sera, verrà ceduto alla fintech Ion; Fsi raddoppia l’investimento iniziale e rimarrà con una quota del 10%, mentre escono le 15 banche, da Bper alla Pop Bari, dal Credem a Mediolanum. Valore dichiarato dell’acquisizione: 1,5 miliardi, circa 1,2 miliardi tolti i debiti. Il closing è previsto a maggio-giugno: “Dal 2018, quando Fsi è entrato nominando ceo Corrado Sciolla, al 2020 Cedacri ha visto i ricavi salire del 45% da 282 a 410 milioni, l’Ebitda quasi raddoppiare da 55 a circa 100 milioni (stime)”.

IL RUOLO DI FSI

Secondo il Corriere della Sera Maurizio Tamagnini, amministratore delegato di Fsi che ha organizzato l’operazione, ritiene che parlare di polo del fintech italiano sia limitativo: meglio sarebbe dire grande gruppo digitale del made in Italy. L’intenzione è fare dell’italiana Cedacri, sposandola alla Ion dell’imprenditore Andrea Pignataro (7 mila clienti nel mondo, oltre 2 miliardi di ricavi dichiarati, 26 acquisizioni concluse per 10 miliardi di dollari ) la Sia della tecnologia bancaria, la piattaforma di software e tecnologia per le banche in tutta Europa e non solo.

L’OBIETTIVO DI ION

Ha aggiunto il Corriere della Sera: “Con il riassetto, condotto con Luca Peyrano, rappresentante di Ion in Italia ed ex ceo di Elite, Cedacri potrebbe cambiare nome. Di certo Ion, che ha sede a Londra e New York, ora inietta liquidità in Italia. Obiettivo: investire in tecnologie”.

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