Economia

Cassa depositi e prestiti, ecco le grandi manovre tra fondazioni e politici per i nuovi vertici di Cdp

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Fatti, nomi e indiscrezioni sulle manovre in corso tra fondazioni bancarie e maggiori partiti (come M5S) per il prossimo rinnovo dei vertici della Cassa depositi e prestiti. L’articolo di Michele Arnese

Grandi manovre in corso tra fondazioni bancarie, partiti vittoriosi alle elezioni del 4 marzo e management della Cassa depositi e prestiti.

Motivo? La prossima scadenza dei vertici della Cdp, controllata all’82,7% dal Tesoro e per il 15,9% dalle fondazioni di estrazione creditizia rappresentate dall”Acri, l’associazione presieduta da Giuseppe Guzzetti.

Proprio Guzzetti è attivissimo sul dossier Cdp, come peraltro è stato notato sulla mossa della Cassa che ha deciso di entrare a sorpresa nel capitale di Tim, facendo innervosire Vivendi e provocando moti di giubilo in Elliott. Una mossa, peraltro, non ostacolata – anzi – né dalla Lega (che secondo Giancarlo Giorgetti comunque non era stata informata, come ha detto a Otto e Mezzo da Lucia Annunziata) né dal Movimento 5 Stelle (come Start Magazine ha scritto)

In questi giorni il dominus dell’Acri a diversi interlocutori ha disegnato questo quadro per la Cassa, dopo aver sondato anche esponenti di spicco del Movimento guidato da Luigi Di Maio. Poiché la presidenza di Cdp è espressione delle fondazioni bancarie, Guzzetti punta a rinnovare il mandato a Claudio Costamagna.

Un esito non del tutto prevedibile e scontato, anzi: infatti negli scorsi giorni il candidato ministro dell’Economia per i Pentastellati, Andrea Roventini, ha criticato alcune operazioni della Cdp targata Costamagna e Gallia (in primis gli investimenti nel settore turistico-alberghiero); l’uomo forte di M5S in materia di nomine, Stefano Buffagni, ha twittato di recente: “Il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica del paese: nessuno sogni di non tenerne conto, a partire da Saipem e Cdp perché lo sviluppo del paese passa da questi nodi fondamentali”; e molti parlamentari grillini stanno valutando se presentare o meno, dopo aver ascoltato Di Maio, un’interrogazione parlamentare su alcune operazioni di Cdp a rischio di potenziale conflitto di interessi come quelle sollevate (a partire da Salini-Impregilo) da Giovanni Pons di Business Insider Italia.

Ma Guzzetti, pur di portare a casa la riconferma di Costamagna (ma secondo alcuni osservatori il cavallo su cui il dominus delle fondazioni punta potrebbe cambiare), è disposto a una modifica della governance di Cdp: in cambio di maggiori poteri e deleghe per il presidente è disposto ad accettare una soluzione a tre con un amministratore delegato e un direttore generale, figura al momento non prevista. Per questo ruolo si fa il nome di Fabrizio Palermo, attuale cfo di Cdp che non sarebbe sgradito, anzi, dal Movimento 5 Stelle

Resta la casella di amministratore delegato. Per il ruolo di capo azienda, Guzzetti non ha auspicato nomi o sollecitato persone, anche perché l’indicazione dell’ad deve arrivare dal Tesoro e tutto dipende anche dal tipo di governo che si formerà e dunque dal prossimo ministro dell’Economia e delle Finanze. Per una soluzione interna, comunque, si fa il nome di Salvatore Sardo, attuale chief operating officer della Cassa.

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