Economia

Bankitalia e Fitd silurano De Bustis dalla Popolare di Bari? Fatti e rumors

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Che cosa sta succedendo ai vertici della Banca Popolare di Bari che ieri ha chiesto l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Fatti, nomi e rumors sul futuro di De Bustis

Un commissario o un nuovo capo azienda.

E’ questo – secondo le indiscrezioni raccolte in ambienti finanziari e istituzionali da Start – il bivio che attende la Banca Popolare di Bari.

In entrambi gli scenari, non è più previsto un ruolo per l’attuale amministratore delegato Vincenzo De Bustis.

Secondo fonti convergenti fra Roma e Bari contattate da Start, sia la Banca d’Italia che il Fondo interbancario di tutela dei depositi avrebbero indicato di fatto un pollice verso nei confronti top manager bancario di lungo corso che era stato presentato dal Corriere della Sera appena tornato alla guida della Popolare di Bari come il precursore della banca digitale, forse riferendosi all’esperienza della salentina Banca 121 poi confluita in Mps e andata finita non in bellezza.

Le novità su De Bustis sono emerse ieri dopo che i vertici del Fondo Fitd hanno ricevuto richiesta di intervento da parte della banca pugliese.

Ieri, infatti, la Popolare di Bari ha compiuto il primo passo verso l’intervento del Fitd presentando al comitato di gestione del Fondo un quadro assai preoccupante della situazione aziendale.

Il documento mette l’accento sullo stress finanziario della banca, soprattutto sul fronte dei requisiti patrimoniali (già scesi sotto i minimi regolamentari al 30 giugno scorso), ponendo così i presupposti per una classica operazione di sistema – ha scritto Mf – simile a quella recentemente fatta su Carige (dove a fianco del Fondo è intervenuta Cassa centrale banca; un intervento che ha provocato non pochi malumori nel mondo delle Bcc).

Ma la partita per la Popolare di Bari è ancora lunga e piena di incognite. In primo luogo perché il Fitd avrà bisogno di esaminare un piano industriale da cui emerga con chiarezza il fabbisogno di capitale e il progetto strutturato di turnaround: “Tale piano al momento non c’è, come ieri non hanno perso occasione di notare diversi banchieri”, ha scritto oggi Mf/Milano Finanza.

Ma chi sarà il partner industriale che affiancherà Fitd che è costituito dalle principali banche attive in Italia? Tutti, compreso il governo, puntano sul Mediocredito centrale, controllato da Invitalia (società del ministero dell’Economia).

La banca pugliese potrebbe cedere un portafoglio di crediti non performing dal valore nominale di un miliardo ad Amco (la ex Sga), che già da qualche mese si prepara a intervenire sul dossier. Un secondo portafoglio, dall’importo di un ulteriore miliardo ma composto da esposizioni performing, dovrebbe invece essere rilevato proprio dal Mediocredito Centrale, istituto controllato dal ministero dell’Economia attraverso Invitalia.

Questo secondo passaggio consentirebbe a Mediocredito di partecipare al salvataggio nel ruolo di partner industriale, ha scritto Mf: “Passaggio comunque non scontato: in quanto partecipata pubblica, infatti, Mediocredito potrebbe far scattare la contestazioni di aiuti di Stato da parte della Commissione Ue, che già nelle scorse settimane ha acceso un faro sulla norma relativa alle imposte differite”.

Oltre al fatto che Mcc dovrebbe aver bisogno di una ricapitalizzazione. Ma di tutto questo non si occuperà più De Bustis, secondo quanto filtra da ambienti sia della Banca d’Italia che del Fondo.

D’altronde le ultime notizie – sia l’ipotesi secondo il Corsera caldeggiata da De Bustis di un’azione di responsabilità verso i precedenti amministratori (una vera e propria dichiarazione di guerra verso la famiglia Jacobini?) sia l’inchiesta su un’operazione maltese congegnata dall’attuale capo azienda della Popolare di Bari – erano sintomi di posizioni barcollanti e subbugli giudiziari ai piani alti della Bari.

Anche perché i progetti, le rassicurazioni e gli annunci forniti da De Bustis in recenti e ampie interviste sia al Corriere della Sera che al Sole 24 Ore – con piani di aggregazioni con altre banche del Sud per dar vita a una Superpopolare del Mezzogiorno (progetto caldeggiato da Assopopolari e Bankitalia) non si sono realizzati, nonostante tutti gli strombazzamenti mediatici.

Significativi dello stato dell’arte sulla Popolare di Bari alcuni recenti brani di un commento di Angelo De Mattia, ora editorialista e in passato ai piani alti della Banca d’Italia governata da Antonio Fazio, pubblicato nei giorni scorsi:

Andrebbe fatta chiarezza sulla Dta, anche per rispetto del Parlamento che l’ha votata. Ciò è importante perché con quest’ultima misura si intende promuovere una concentrazione di istituti nel Mezzogiorno con l’obiettivo di rafforzare il tessuto finanziario in quel territorio. Si dirà che stanno prevalendo campanilismi ed esclusivismi, gelosie e primazie nel mondo delle Popolari? È possibile, ma la spiegazione accurata dei vantaggi per tutti, suscettibili di derivare da una tale operazione, che potrebbe coesistere pure con il mantenimento di alcune specificità locali dei partecipanti, potrebbe stimolare ad aderire alla concentrazione.

A suo tempo si era detto che la Bari avrebbe effettuato un’operazione di scissione societaria che darebbe luogo a una cooperativa con alcune finzioni bancarie e una spa con più ampie competenze creditizie. È un progetto ancora valido? O tutto viene rimesso in gioco con l’intervento che sarebbe effettuato dal Fidt? Questo intervento, comunque, intenderebbe in qualche modo anche sfruttare le attività fiscali differite o si tratterebbe di una misura riguardante la sola Bari? E i ventilati rapporti dell’operazione con una partecipazione della banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale? Quali sarebbero le conseguenze per la governance attuale, anche perché il caso non è assimilabile a quello Carige, innanzitutto per l’assenza, allo stato attuale, di una gestione commissariale?

Insomma, lo gnommero va sciolto, innanzitutto perché non dobbiamo mai dimenticare la ferrea necessità di tutela del risparmio e dei risparmiatori, nonché dell’attenta considerazione degli investitori e del rispetto dei lavoratori tutti che hanno bisogno di certezze e orientamenti chiari. Non possono essere disorientati alla giornata.

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