Dalle dichiarazioni d’intenti alle prove sul campo. Eur.Bank, il progetto promosso da Bancomat per sviluppare una stablecoin ancorata all’euro, avvia la fase di sperimentazione con nove istituti bancari italiani. Per il momento i test riguarderanno esclusivamente l’infrastruttura tecnologica e i principali casi d’uso, senza il coinvolgimento diretto della clientela. È il passo avanti più concreto compiuto finora dall’iniziativa lanciata lo scorso anno, mentre in Europa prende quota la corsa a costruire alternative continentali alle stablecoin dominate dal dollaro.
AL VIA I TEST CON NOVE BANCHE
A partecipare alla prima fase di sperimentazione saranno Banca Generali, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Banco Bpm, Bper Banca, Cassa Centrale Banca, Credem, Crédit Agricole Italia e Intesa Sanpaolo. La fase pilota servirà a mettere alla prova l’infrastruttura tecnologica e a verificare i principali casi d’uso della futura stablecoin. Per il momento non sono previsti utilizzi commerciali né il coinvolgimento diretto dei clienti.
La novità arriva a poco più di due mesi dalle indicazioni fornite dall’amministratore delegato di Bancomat, Fabrizio Burlando (nella foto), che a marzo aveva spiegato a Startmag come il gruppo stesse lavorando con Banca d’Italia sulle autorizzazioni necessarie e valutando l’avvio di un progetto pilota. “Tutti i grandi gruppi bancari italiani hanno dimostrato molto supporto nei confronti dell’iniziativa”, aveva affermato l’ad, aggiungendo che una delle caratteristiche distintive del progetto sarebbe stata la permanenza dei depositi all’interno del sistema bancario: “La cosa peculiare è che i depositi bancari rimarranno con le banche. Quindi saranno più sicuri, sia per i cittadini sia per le banche”.
Con l’avvio dei test, la roadmap annunciata da Bancomat nell’autunno scorso entra così nella sua fase più concreta. Già allora il gruppo aveva indicato il 2026 come l’anno del debutto di una stablecoin europea dei pagamenti.
COSA VUOLE DIVENTARE EUR.BANK
Nelle intenzioni dei promotori, Eur.Bank non dovrebbe limitarsi a essere una stablecoin ancorata all’euro. La moneta digitale rappresenterebbe piuttosto il punto di accesso a un ecosistema più ampio, concepito per integrare il sistema bancario tradizionale con le nuove infrastrutture basate sulla blockchain.
Uno dei punti chiave del progetto riguarda la gestione delle riserve che dovrebbero garantire il valore della moneta digitale. A differenza di altri modelli oggi presenti sul mercato, l’idea alla base di Eur.Bank è che tali riserve restino depositate presso il sistema bancario, preservando la raccolta e mantenendo un legame diretto con gli istituti di credito.
I principali ambiti applicativi allo studio riguardano la tokenizzazione degli strumenti finanziari, compresi i titoli del debito sovrano, i pagamenti e i regolamenti on-chain disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette, oltre ai servizi destinati a semplificare le operazioni transfrontaliere delle imprese italiane ed europee.
È in questa prospettiva che Burlando rivendica la possibilità di coniugare innovazione e tutela del risparmio. “Il nostro obiettivo è dimostrare che innovazione e stabilità non sono in contraddizione”, ha affermato il manager, spiegando che è possibile costruire “un’infrastruttura digitale moderna” senza rinunciare ai tradizionali meccanismi di fiducia e protezione dei risparmiatori. Per il ceo di Bancomat, il progetto rappresenta un passaggio importante non soltanto per il gruppo ma per l’intero sistema finanziario italiano.
LA CORSA EUROPEA ALLE STABLECOIN IN EURO
L’accelerazione di Eur.Bank arriva mentre il mercato delle stablecoin è diventato uno dei principali terreni di confronto tra Europa e Stati Uniti.
Le stablecoin sono token digitali progettati per mantenere un valore stabile attraverso l’ancoraggio a una valuta tradizionale, generalmente con un rapporto di uno a uno. Oggi il mercato globale è dominato da strumenti collegati al dollaro statunitense, come Usdt di Tether e Usdc di Circle. Una supremazia che a Bruxelles e nelle principali capitali europee viene sempre più spesso letta come un potenziale rischio strategico, perché potrebbe tradursi in una dipendenza crescente da infrastrutture e operatori americani.
A rafforzare queste preoccupazioni ha contribuito la scelta dell’amministrazione Trump di promuovere una cornice normativa favorevole alle stablecoin denominate in dollari. Secondo l’impostazione americana, tali strumenti possono diventare un ulteriore veicolo di diffusione internazionale della valuta statunitense e sostenere la domanda di titoli del Tesoro Usa.
Per questo motivo negli ultimi mesi si sono moltiplicati i progetti europei finalizzati a costruire alternative basate sull’euro e conformi alle regole introdotte dal regolamento MiCAm, il quadro normativo comunitario dedicato alle criptoattività. Già nell’ottobre 2025 Burlando sosteneva che la risposta europea alle stablecoin americane debba passare da strumenti regolamentati e vigilati: “Quella è la via”. Ma il manager metteva in guardia anche da un altro rischio: “Non ci dovrà essere frammentazione”. Per competere con i grandi operatori internazionali, spiegava, “la stablecoin ha bisogno di massa critica per imporsi”.
IL RAPPORTO CON QIVALIS E L’ASSE EUROPEO DEI PAGAMENTI
Eur.Bank non è però l’unico progetto che punta a ritagliarsi uno spazio nella nascente finanza digitale europea. Parallelamente procede infatti Qivalis, il consorzio europeo nato nel 2025 con l’obiettivo di creare una stablecoin ancorata all’euro destinata ai pagamenti e ai regolamenti su blockchain.
Nelle scorse settimane Qivalis ha accelerato sensibilmente con l’ingresso di nuovi istituti, tra cui Intesa Sanpaolo e Bper. Il consorzio è arrivato così a coinvolgere 37 banche distribuite in 15 Paesi europei e punta a ottenere la licenza come istituto di moneta elettronica presso la banca centrale olandese. Il lancio è previsto nella seconda metà del 2026.
Pur muovendosi nello stesso ambito, Eur.Bank e Qivalis presentano impostazioni differenti. Il primo nasce soprattutto come infrastruttura di pagamento integrata con il sistema bancario e collegata all’evoluzione della European Payment Alliance, l’alleanza tra operatori dei pagamenti di Italia, Spagna e Portogallo che punta a costruire una rete interoperabile europea. Il secondo guarda invece più direttamente alla finanza tokenizzata e ai regolamenti basati sulla blockchain.
Per Bancomat il progetto si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento della propria presenza nei pagamenti digitali. Il gruppo può contare su un ecosistema che oggi raggiunge circa 14 milioni di utenti e negli ultimi anni ha ampliato progressivamente i servizi offerti oltre il tradizionale circuito di pagamento.
Il punto di convergenza resta tuttavia la ricerca di una maggiore autonomia europea. A marzo Burlando aveva definito “fondamentale” la disponibilità di un sistema di pagamenti europeo “sovrano e indipendente”, collegando il tema delle infrastrutture finanziarie a quello dell’autonomia strategica dell’Unione.
IL PIANO ITALO-TEDESCO E LE RISERVE DELLE BANCHE CENTRALI
La crescente attenzione verso le stablecoin ha prodotto anche iniziative sul fronte regolamentare. Ad aprile Italia e Germania hanno elaborato una proposta comune che mira a limitare l’accesso al mercato europeo alle stablecoin provenienti da giurisdizioni considerate non equivalenti a quelle dell’Unione europea. Tra le ipotesi allo studio figura anche un potere di intervento dell’Autorità bancaria europea nei confronti degli strumenti che non garantiscano l’immediata disponibilità delle riserve all’interno dell’Ue.
Non mancano, poi, le perplessità delle autorità monetarie. La Banca centrale europea continua a mantenere un approccio prudente e a considerare l’euro digitale come il principale progetto pubblico nel settore delle valute digitali. Christine Lagarde ha più volte richiamato i rischi che le stablecoin private potrebbero comportare per la stabilità finanziaria e la politica monetaria. Analoghe cautele sono state espresse dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che ha evidenziato i rischi connessi alla solidità degli emittenti, e dalla vicedirettrice generale Chiara Scotti, che ha richiamato il pericolo di improvvise corse ai riscatti. Anche la Banca dei regolamenti internazionali ha messo in guardia rispetto ai possibili effetti sulla sovranità monetaria e sui movimenti di capitale.
La sperimentazione di Eur.Bank prende forma mentre banche, regolatori e istituzioni europee discutono del ruolo che le stablecoin potranno assumere nei futuri sistemi di pagamento e nei mercati finanziari digitali. Sul progetto è intervenuta anche l’Abi. Per il direttore generale Marco Elio Rottigni, le iniziative sulle stablecoin possono infatti svilupparsi “in modo complementare e coerente con le iniziative pubbliche in corso”, contribuendo a rafforzare “innovazione, sicurezza e competitività dell’ecosistema finanziario nazionale”.







