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Recovery Fund, perché non vanno dimenticati i servizi sociali

di

anziani non autosufficienti

Il post di Alessandra Servidori

Ho firmato l’appello/documento lanciato da Ferruccio de Bortoli perché sottoscrivo tutte le richieste di chiarezza e trasparenza che si chiede al Governo sui piani e progetti per risollevare la testa.

Per esempio io sono convinta che sul Recovery Fund e riforme politiche vi sia un’opportunità sprecata. Soprattutto quando si tratta di anziani e persone fragili.

La Strategia annuale della Crescita sostenibile per il 2021 della Commissione ribadisce la necessità di un’interconnessione tra l’RRF (Recovery Fund) e il Semestre europeo, poiché “le priorità dell’Unione, oggetto di raccomandazioni specifiche per i singoli paesi, dovrebbero riflettersi nella definizione delle riforme strutturali degli Stati membri”.

Le questioni prioritarie delineate dalla Commissione includono: la lotta al riciclaggio di denaro, alla frode e alla corruzione, il miglioramento del contesto imprenditoriale, lo sviluppo di una pubblica amministrazione e di un sistema giudiziario efficienti e il contenimento di una pianificazione fiscale aggressiva. Pertanto, nonostante i severi effetti della Covid-19 sui servizi sociali e sui sistemi di assistenza sociale, l’impatto sociale della pandemia sembra essere un tema largamente trascurato dai suggerimenti della Commissione.

La Commissione spera che l’accordo sul bilancio dell’Unione, concordato a luglio dai leader dell’Ue, aiuti gli Stati membri ad affrontare le criticità individuate nel corso del Semestre europeo e a raggiungere gli obiettivi politici dell’Ue, soprattutto in materia di transizione verde e digitale.

La realtà, tuttavia, è che la fetta più cospicua dei 672,5 miliardi di euro stanziati in prestiti e sovvenzioni sarà destinata alle priorità economiche e finanziarie. Questa apparente subordinazione dei finanziamenti alle priorità sociali non è in linea con la Strategia Ue 2020, che prevedeva un impegno mirato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

L’enfasi posta su tale obiettivo sembra essere svanita nel tempo. Nelle direttive per l’attuazione nazionale dell’Rrf, la Commissione suggerisce alle autorità nazionali di articolare le riforme del mercato del lavoro, dell’istruzione, della sanità e delle politiche sociali secondo le seguenti linee guida: “Promuovere la qualificazione e la riqualificazione, ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, potenziare la copertura dei modelli di lavoro a orario ridotto e dei sussidi di disoccupazione, promuovere l’inclusione delle persone con disabilità, migliorare la partecipazione al mercato del lavoro — incluse le categorie vulnerabili, migliorare la resilienza, l’accessibilità e l’efficacia dei sistemi sanitari e di assistenza; o consolidare la protezione sociale ( ivi compresa l’assistenza a lungo termine)”.

Tuttavia, tali proposte non coinvolgono i settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale, che si trovano a dover affrontare da anni la mancanza di investimenti congrui nella sanità pubblica e nei servizi sociali in tutta Europa.

Oltre alla mancanza di investimenti soddisfacenti a lungo termine nel settore, la Covid-19 ha travolto le residenze sanitarie assistenziali europee, causando la morte di decine di migliaia di residenti.

Secondo i dati di diversi paesi, in media il numero di persone decedute per Covid-19 nelle RSA ammonta alla metà delle vittime totali. Tali dati mostrano che, nell’ambito dell’attuazione nazionale della RRF, i governi nazionali devono investire in riforme strutturali che trasformino il modello di assistenza residenziale per gli anziani e le persone con disabilità in un modello che promuova i servizi di prevenzione sociale a livello delle comunità locali, rafforzi l’assistenza domiciliare, garantisca i servizi di assistenza essenziali ai pazienti dimessi da un ospedale e affronti le questioni di carenza di personale e di competenze nei servizi sociali e nell’assistenza sociale.

Il Parlamento europeo non esorta i governi nazionali a investire nei settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale. In tal modo, fallisce nel comprendere l’impatto economico che potrebbe avere il settore dei servizi sociali se dotato di risorse ben adeguate e ignora le evidenze che maggiori investimenti nel settore promuoverebbero la partecipazione al mercato del lavoro da parte di gruppi vulnerabili. Ciononostante, i dati Eurostat suggeriscono che i servizi sociali e l’assistenza sociale rappresentano una percentuale considerevole di forza lavoro, malgrado l’attuale carenza di personale.

Le sole attività di assistenza residenziale e sociale contano 11 milioni di lavoratori, che rappresentano il 5% della forza lavoro dell’Ue. Intanto come Esn (European Service Network) abbiamo calcolato che il costo dei servizi sociali è aumentato in modo significativo durante la pandemia ed urgono dei finanziamenti per garantirne la resilienza e la sostenibilità. I costi sono suscettibili ad ulteriori aumenti man mano che i processi di digitalizzazione, la tecnologia assistiva e la telecare verranno progressivamente sviluppati per rispondere meglio alle esigenze di vita indipendente e di autonomia degli utenti dei servizi sociali pubblici.

La Commissione incoraggia gli Stati membri a chiedere il parere dei loro comitati nazionali per la produttività o di autorità fiscali indipendenti sui loro piani di recupero e resilienza. Inoltre, gli Stati membri vengono invitati a descrivere, nel proprio piano, in che modalità gli attori sociali e, ove applicabile, le organizzazioni della società civile sono state consultate e coinvolte nella progettazione delle riforme per l’assistenza socio/sanitaria soprattutto per le persone fragili. Ciò perpetua la cattiva abitudine di vedere l’impegno delle parti coinvolte solo in termini di dialogo con datori di lavoro, sindacati e ONG. In questo modo, si nega la necessità di trovare soluzioni a livello locale, nelle comunità dove le persone vivono e formano le proprie famiglie.

Non sorprende che ci sia stata una disconnessione tra il progetto europeo e l’impegno dei cittadini, e ancora una volta non  si riesca a riconoscere questa realtà.

Oltre agli attori sociali e alle Ong sociali, gli enti locali e regionali e i servizi sociali pubblici che dirigono devono essere partner imprescindibili.

La spesa sociale rappresenta più di un quinto della spesa pubblica subnazionale, ne consegue che il benessere sociale è un settore politico chiave per promuovere lo sviluppo economico e sociale.

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