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Perché saremo in Stato di emergenza fino al 31 dicembre?

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cts stato emergenza post pandemia

Conte ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020. Come mai? Il post di Stefano Biasioli, medico ospedaliero in pensione

 

Anche oggi ribadisco chi sono, per evitare di essere messo nel “mucchio della spazzatura”, quello delle notizie false.

Sono Stefano Biasioli, Primario Ospedaliero in pensione, un medico ospedaliero che ha dietro le spalle 52 anni di carriera, che ha fatto il sindacalista medico autonomo, a livello nazionale, per decenni. Come medico nefrologo-dializzatore ho conosciuto le morti da insufficienza renale cronica (anni ’70) per mancanza di posti dialisi, ho avuto a che fare con sindromi nefrosiche devastanti (anche in giovani atleti), ho lottato contro l’insufficienza renale acuta da leptospirosi e da arsina (pochi esempi su tutti), ho lavorato con malati e collaboratori portatori di epatite (B e C) , con malati di HIV e con quelli arrivati alla dialisi per colpa di droghe devastanti.

Spesso, noi nefrologi, ci siamo dovuti “inventare delle terapie”, in assenza di linee guide; spesso abbiamo fatto i tecnici, per modificare le tecniche dialitiche; spesso abbiamo lottato contro la politica che lesinava risorse sanitarie. Sempre, con lo spirito di “condividere con i pazienti la lotta alla malattia”, finché c’era una speranza. Sempre.

Ma adesso occorre riflettere.

Il mondo intero era impreparato alla Covid-19, per colpa del ritardo dell’informazione cinese e per colpa dell’Oms. Alle colpe “esterne” si aggiungono quelle italiche: assoluta assenza organizzativa centrale (epidemia-pandemia prima negata e poi esasperata), decisioni politiche tardive e raffazzonate, comunque sempre fatte ricadere sulle spalle di una task-force enorme, altrettanto inaffidabile, se si confrontano le dichiarazioni fatte dagli “illustri tecnici”, in questi mesi.

Di nascosto (fine gennaio) è stato dichiarato uno stato emergenziale.

Perché? Con che motivazioni? Conte, nei suoi soliloqui televisivi infra-telegiornali, non l’ha detto. Non poteva dirlo, perché la virosi sta scemando, in Italia come nel mondo occidentale, pur con zone “variegate”. E non può neppure accampare la “possibile recidiva”, visto che i suoi consulenti (scelti con “intuitu personae!”) non ne hanno, per fortuna nostra, imbroccata una.

Ci hanno trattato come sudditi, come zoticoni incapaci di capire che ogni virosi richiede comportamenti prudenziali, evitando baci, abbracci, sputacchi, toccature.

Ci hanno chiusi in casa dal 21/2 al 10 aprile, con una parziale riapertura per le fabbriche. Dal 10 aprile al 18 maggio, altri 38 giorni di clausura o semiclausura, anche se non siamo monaci-monache di clausura.

Se la virosi sta morendo in quasi tutte le Regioni italiane (in Veneto, Ro=0,42) e se saltano le barriere tra stato e stato, perché questa proroga dell’emergenza nazionale fino al 31/12/20?

Di proroga in proroga, sembra la storia della “rana in pentola”, con l’acqua che bolle poco a poco.

Che motivazioni ha questa proroga?

Quelle di non fare votare la gente per il rinnovo dei  6 consigli regionali scaduti?

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