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Covid e non solo, perché è importante la medicina di genere

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medicina di genere

Il post di Alessandra Servidori         

La medicina per donne e uomini è diversa: attrezziamoci per il futuro prossimo anche nei rinnovi contrattuali. Ottime pratiche sviluppate nel resto del mondo possono esserci utili. Diamoci una mossa,siamo troppo indietro.

La medicina di genere è stata inclusa nella programmazione sanitaria già dal 2017 ed è operativo ad oggi — dopo la legge 3/2018  e successivamente nel 2019 e 2020 — l’Osservatorio Nazionale sulla medicina di genere che ha sede presso l’ISS (Istituto superiore sanità). Solo pochi giorni fa sono stati nominati ben 37 medici ed esperti dell’organismo che si è insediato nei giorni scorsi (8 aprile) e si sono costituiti 6 gruppi di lavoro per approfondire varie tematiche.

Il National Institutes of Health USA supporta la formazione con corsi on line sulla medicina di genere e la comunità europea aveva lanciato una Strategia per la Salute (Together for Health: A Strategic Approach for the EU 2008-2013) per rispondere a tre grandi sfide: l’invecchiamento della popolazione; le nuove minacce alla salute (cambiamento climatico, bioterrorismo, pandemie); l’utilizzo di nuove tecnologie nei sistemi sanitari — sottolineando nella Strategia per l’Eguaglianza tra Donne e Uomini 2010- 2015 la necessità di intervenire rispetto alle diseguaglianze nella salute e all’accesso alle cure.

Considerando il genere, dunque meglio tardi che mai anche l’Italia si è mossa e ci auguriamo anche oggi che ci sia un passo avanti nell’attività a livello nazionale e internazionale e che richiedono di portare informazione e formazione laddove si progettano i servizi sanitari e le tecnologie biomediche ed in particolare i Dispositivi Medici (DM) e gli studi preclinici e clinici a loro supporto.

La settimana scorsa un gruppo di eccellenti scienziate nostrane hanno pubblicato a loro spese su un importante quotidiano una pagina intera dedicata alle donne italiane spiegando a dovere la differenza tra i vaccini in commercio così superficialmente nominati dalla quotidiana confusione e i pericoli legati ad effetti collaterali soprattutto delle trombosi facendoci comprendere come appaia evidente che l’esperienza Covid-19 imponga anche in questo ambito clinico massima prudenza e necessità di monitoraggio costante del rapporto rischio/beneficio.

Da parte dell’Osservatorio ancora nessun accenno alla situazione italiana e dobbiamo augurarci che i 37 esperti si interfaccino con The COVID-19 Sex-Disaggregated Data Tracker, che è il più grande database al mondo di dati disaggregati per sesso sugli esiti di salute del Covid-19. Il tracciamento attualmente raccoglie dati tra donne e uomini su test, casi confermati (anche tra operatori sanitari), ricoveri, ricoveri in terapia intensiva e morti. È anche un tracciamento sulla disponibilità di dati disaggregati per altre caratteristiche sociali e demografiche e di dati riguardanti le comorbidità preesistenti. I dati vengono raccolti direttamente da fonti nazionali ufficiali, compresi i siti web dei ministeri della salute, siti statistici nazionali, registri dei decessi e account dei social media dei governi. Il tracciamento viene aggiornato ogni due settimane.

The Sex, Gender and Covid-19 Project è una partnership con Global Health 50/50. È importante sapere che in questo progetto si stanno analizzando i dati disaggregati per sesso al fine di comprendere il ruolo svolto dal sesso e dal genere nell’epidemia e negli esiti di salute di Covid-19. Lo studio ha anche lo scopo di sostenere approcci efficaci genere-specifici per affrontare la pandemia di Covid-19.

Sempre per essere positivi suggeriamo ai 37 componenti dell’Osservatorio appena insediatosi dopo 4 anni di lentezze burocratiche di collaborare ad un innovativo progetto: Gender-related sociocultural differences and COVID-19: what influence on the effects of the pandemic? Epidemiol Prev 2020; 44 Suppl 2:398-399. In questo lavoro gli autori sottolineano l’importanza di potenziare la raccolta e diffusione di dati disaggregati che studino i diversi effetti dell’infezione da SARS-CoV-2 in uomini e donne non solo da un punto di vista biomedico, ma anche sociale, considerando i fattori di rischio associati ai diversi ruoli che uomini e donne ricoprono nella società. Posto che il Covid non sarà un ospite momentaneo ma presumibilmente prenderà casa anche in Italia nei rinnovi dei contratti alla voce formazione salute e sicurezza è utile aggiornare le strategie. Noi TutteperItalia lo stiamo già facendo posto che anche sul lavoro l’impatto è diverso e se non attenzionato può generare ulteriori discriminazioni.

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