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Il petrolio in Ghana, come cambia l’economia

di

ENI

Il petrolio in Ghana fa parte attiva dell’economia. L’anno che ha cambiato il corso della storia energetica del Ghana è il 2007, quando avviene la scoperta, al largo della costa atlantica, del giacimento petrolifero Giubileo. La produzione di barili di petrolio del Paese africano è passata dai 7 mila al giorno del 2007 ai 99 mila nel 2013.

Idrocarburi, un settore promettente
Uno dei settori promettenti dell’economia è proprio quello degli idrocarburi, non solo petrolio ma anche gas associato, come nel caso dello stesso giacimento di Giubileo, che stando ai dati dell’Energy Information Administration (gennaio 2014) potrebbe produrre fino a 150 milioni di metri cubi giorno. Il gas naturale, i cui finanziamenti per la commercializzazione sono stati sostenuti dalla Banca di sviluppo cinese, potrà servire anche per la produzione di energia elettrica.

Il Ghana ha recentemente rinnovato un accordo di partnership con la Norvegia per lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali. L’intesa prevede un investimento della Norvegia di 3,5 milioni di euro per un programma che, dal 2015 al 2019, ha come obiettivo la riduzione della povertà tramite lo “sfruttamento responsabile‘ delle risorse petrolifere.
Un progetto offshore di dimensioni rilevanti è il cosiddetto TEN, Tweneboa, Enyenra e Ntomm, un piano che entrerà in linea nel 2016 con un potenziale massimo di 80 mila barili di greggio al giorno.

piattaforma offshore

piattaforma offshore

Gli sforzi che il Ghana deve compiere sul versante del gas naturale sono importanti perché il Paese ha storicamente importato questa risorsa attraverso il gasdotto dell’Africa occidentale WAG, che va dalla Nigeria al Ghana, passando per il Togo. Proprio nel tratto del gasdotto che attraversa il Togo, da agosto del 2012 a luglio del 2013, si sono verificati dei danneggiamenti che hanno rallentato il flusso di gas, creando non pochi problemi ad Accra.

L’Eni in Ghana
Eni è presente in Ghana, nel settore upstream, con i giacimenti di gas di Sankofa e Gye Nayme che fanno parte del blocco OCTP (Offshore Cape Three Points) al largo della costa ghanese. Nello stesso blocco troviamo un giacimento di olio a Sankofa East. Nel blocco OCTP Eni possiede una quota del 47,2%; gli altri soci sono Vitol Upstream Ghana Limited con il 37,8% e la compagnia di Stato, Ghana National Petroleum Corporation con il restante 15%. Eni è presente anche in un secondo blocco, quello di Keta, sul versante orientale della costa ghanese, al confine con le acque del Togo. La compagnia ha una quota del 35% del blocco, mentre le restanti parti sono detenute da Afren Energy Ghana Ltd, Mitsui E&P Ghana Ltd e Ghana National Petroleum Corporation.
Gas e produzione di energia elettrica
Secondo le stime di Ecobank, entro il 2017 tutto il paese avrà bisogno di più di 800 milioni di metri cubi giorno di gas naturale per la produzione di energia elettrica e per la reintroduzione nei pozzi al fine di aumentare la produzione di petrolio. La produzione di energia elettrica avviene per il 67% grazie all’idroelettrico e per la restante parte grazie a fonti fossili. La Banca Mondiale sostiene che il 30% della popolazione non abbia accesso all’energia elettrica, nonostante il Ghana sia un Paese esportatore di elettricità.

Anche per questo il ministero dell’Energia di Accra sta valutando un piano per costruire terminali di rigassificazione per l’importazione di gas naturale liquefatto (Gnl) nel caso in cui il gasdotto WAG e la produzione di gas naturale nazionale non si dimostrassero sufficienti ai fini di produzione di energia elettrica nel medio e lungo periodo.

 

articolo tratto da OIL BOOK di www.abo.net

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