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Shale gas, le potenzialità in Europa e le bugie in Italia. Infografica

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Quanto shale gas e gas non convenzionale si potrebbe trovare in Europa? Lo shale gas è un miraggio o una potenzialità dell’Europa che potrebbe rivoluzionare i rapporti con la Russia e con gli Usa?

Secondo le previsioni della Iea (International Energy Agency), in Europa ci sarebbero 22 mila miliardi di metri cubi di gas non convenzionale (shale gas, tight o coal bed methane). Dal canto suo, invece, la Eia (Energy Information Administration) stima qualcosa come 14/17 mila miliardi di metri cubi di shale gas. Ma non tutta questa enorme quantità di gas (ipotizzata) si potrebbe sfruttare, perché non sempre è facile, o conveniente dal punto di vista ambientale, estrarre shale gas.

 

Ma cosa è lo shale gas? E perchè stanno cambiando gli equilibri geopolitici dei grandi Stati del mondo, Usa e Cina primi fra tutti?

Lo shale gas (chiamato anche gas di scisto, nome della roccia dalla quale viene estratto) si ricava in modo non convenzionale, cioè con tecniche che devono superare gli ostacoli di rocce difficilmente permeabili, dalle rocce a base di argilla. Infatti lo shale gas si ricava con una tecnica nota come “fratturazione idraulica”, hydraulic fracturing o fracking. Si inietta ad alta pressione una quantità enorme di acqua e additivi chimici (emulsioni, sabbia e solventi) che fratturano le rocce con il conseguente ricavo di gas.

Gli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno affinato le tecniche per l’estrazione dello shale gas, sono i primi produttori al mondo e così si sono guadagnati l’autonomia energetica. La Cina ha anche molte potenzialità legate allo shale gas ma ancora queste sono inespresse per via di una conformazione del territorio non del tutto semplice. I giacimenti di shale gas si trovano in posti scomodi e con carenza di acqua.

 

L’Europa e lo shale gas

L’Europa, che come si sa dipende molto dalle esportazioni di gas estero, soprattutto quello russo, potrebbe secondo i dati rilasciati da Iea e Eia recuperare molto terreno. Ma i problemi europei sono molti. Innanzitutto bisogna verificare che queste previsioni siano fondate, poi l’Europa deve fare i conti con un territorio densamente popolato e con la mancanza di grandi aree desertiche che invece favoriscono, come nel caso del Texas, la ricerca e l’estrazione dello shale gas.

In Europa un paese promettente come potenziale produttore di shale gas è la Polonia (seguita dalla Francia), ma sin’ora, le ricerche sono state deludenti. Su 51 perforazioni di shale gas effettuate nessuna di queste ha prodotto risultato. Per questo il dato potenziale della Polonia che, inizialmente aveva fatto immaginare scenari di autonomia energetica ad alcuni paesi dell’area europea, sono stati rivisti al ribasso. Come dimostra questa infografica dedicata allo shale gas in Europa.

 

Il fracking e lo shale gas in Italia

In Italia spesso si parla di shale gas e di fracking al 90% a sproposito. Si sta diffondendo l’idea che estrarre gas equivale a fare fracking, cosa che non corrisponde alla verità. Come ha dichiarato Unmig, Ufficio nazionale Minerario per gli idrocarburi e le georisorse, del Ministero dello Sviluppo economico in una nota del 23 Gennaio 2014: “In merito alla Comunicazione e alla Raccomandazione del 22 gennaio 2014 della Commissione Europea, riguardanti le procedure e le cautele minime che gli Stati membri interessati alla ricerca e allo sfruttamento dello shale gas devono adottare nei confronti dei rischi per la salute e l’ambiente, si informa che l’Italia ha adottato nel marzo 2013 una Strategia Energetica Nazionale che non prevede il rilascio di licenze per la ricerca e lo sfruttamento dello shale gas”.

La paura ventilata da molti movimenti ambientalisti che, in Italia, si pratichi il fracking, per l’estrazione di gas è stata anche ingigantita da una parte dei media, che hanno strumentalizzato lo studio della Commissione Ichese (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region) che non escludeva la correlazione tra l’evento sismico che colpì l’Emilia nel 2011 e l’estrazione di idrocarburi a Cavone, nell’area di Mirandola.

Lo studio Ichese al momento è superato dai dati resi pubblici e dai risultati finali delle prove e ulteriori monitoraggi sul giacimento di Mirandola, disponibili a chiunque nel sito www.labcavone.it. Da cui risulta che non esiste alcuna correlazione fra il terremoto del maggio 2011 e le attività di estrazione/iniezione condotte a Cavone. A tal proposito è stata emanata una circolare ministeriale in data 21 Luglio alla quale si può accedere dallo stesso sito internet.

 

 

Per approfondimenti su Le Vie del Gas in Europa, cliccare qui

Sul rapporto Russia e Cina per il dominio dell’Eurasia cliccare qui

 

 

 

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