La partita resta aperta. Ma Carlo Messina (nella foto) prova a togliere ossigeno agli scenari alternativi. Mentre il risiko bancario italiano continua a ridisegnare gli equilibri del settore, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo difende l’Opas lanciata su Monte dei Paschi di Siena e, al tempo stesso, ridimensiona le indiscrezioni su un possibile asse Mps-Generali, emerse oggi sul Sole 24 Ore. “Penso che tutti si stiano incontrando con tutti”, osserva il banchiere a margine di un evento a Torino. Quanto ai colloqui tra l’ad del Monte Luigi Lovaglio e il ceo del Leone Philippe Donnet, “mi sembra naturale che si parlino. Monte dei Paschi oggi è il principale azionista di Generali, quindi non c’è nessuna novità rispetto al contesto”. Un modo per raffreddare l’ipotesi che dietro quei contatti possa prendere forma un’alternativa concreta all’offerta di Intesa.
CHE COSA C’È DIETRO L’ASSE MPS-GENERALI
Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, Lovaglio e Donnet si sarebbero incontrati almeno due volte per valutare possibili sviluppi industriali. Sul tavolo non ci sarebbe soltanto il futuro accordo di bancassurance, visto che il contratto tra Mps e Axa è destinato a scadere e Generali guarda con interesse a subentrare come partner assicurativo della banca senese. Da quelle interlocuzioni sarebbe però riemersa anche un’ipotesi più ambiziosa, studiata già nel 2021: un rafforzamento di Generali nel capitale di Mps, ispirato al modello Allianz-Dresdner. Un progetto che allora non superò il vaglio del management del Leone per l’elevato assorbimento di capitale e lo scarso ritorno atteso per gli azionisti e che, secondo il quotidiano di Confindustria, al momento resterebbe congelato.
Il nodo è soprattutto regolamentare. Il cosiddetto Danish Compromise agevola gli investimenti delle banche nelle compagnie assicurative, riducendone l’impatto patrimoniale, ma non prevede un meccanismo analogo nel percorso inverso. In altre parole, è più semplice per una banca entrare nel capitale di un’assicurazione che per una compagnia assicurativa diventare azionista rilevante di una banca. Un’asimmetria più volte richiamata anche dal presidente dell’Ania Giovanni Liverani e che continua a rappresentare il principale ostacolo a un eventuale ingresso di Generali in Monte dei Paschi. Per questo, almeno allo stato attuale, l’ipotesi sembra più una traccia di lavoro che un progetto realmente operativo.
MESSINA DIFENDE L’OPAS DI INTESA
Le parole di Messina sembrano andare nella stessa direzione. Il top manager non mostra alcuna preoccupazione per i contatti tra Siena e Trieste e ribadisce invece la solidità dell’offerta di Intesa. “La nostra è un’offerta di mercato, concreta, non c’è nessuna logica di potere”, afferma, aggiungendo che la proposta è rivolta esclusivamente agli azionisti di Mps: se dovesse arrivarne una migliore, saranno loro a decidere, altrimenti Intesa andrà avanti “fino a quando potrà creare valore” per i propri soci. Un messaggio che sembra voler riportare la partita sul terreno industriale, dopo giorni di indiscrezioni e retroscena.
L’operazione che Messina continua a difendere vale 30,6 miliardi di euro e punta all’acquisizione dell’intero capitale di Monte dei Paschi attraverso un’Opas che combina azioni Intesa e una componente in contanti pari a un euro per ogni azione Mps conferita. Accanto a Intesa c’è Unipol, che in base agli accordi annunciati rileverà, attraverso Bper, un ramo d’azienda composto da 635 sportelli di Mps una volta completata l’integrazione. È anche richiamando questa intesa che Messina ha cercato di rassicurare i territori interessati dall’operazione. Intesa, ha detto, continuerà a essere “la vera banca dei territori”, investendo nelle comunità locali, assumendo giovani e rafforzando il sostegno a famiglie e imprese. Se l’operazione andrà in porto, il gruppo arriverà a 13.100 assunzioni, il più ampio piano di inserimento di giovani nel Paese, mentre Unipol rappresenterà un ulteriore elemento di continuità nella presenza territoriale grazie al riassetto della rete concordato con Carlo Cimbri.
Messina ha anche indicato un orizzonte temporale preciso. L’assemblea degli azionisti di Intesa è convocata per il 10 settembre; successivamente arriveranno le autorizzazioni delle autorità competenti e l’obiettivo dichiarato è quello di chiudere l’Opas entro la fine dell’anno. Una tabella di marcia che lascia poco spazio, almeno nelle intenzioni del gruppo torinese, a operazioni alternative.
PERCHÉ MESSINA CITA FRANCESI E TEDESCHI
Le dichiarazioni del numero uno di Intesa si inseriscono però in una partita più ampia. L’Opas su Siena si intreccia infatti con gli altri dossier aperti del risiko bancario. Da una parte c’è Banco Bpm, che continua a sostenere il progetto di fusione con Mps ma vede complicarsi il percorso dopo l’offerta di Intesa. Sullo sfondo pesa anche la crescita di Crédit Agricole al 29,9% del capitale dell’istituto: un elemento che, in caso di aggregazione con Siena, porterebbe automaticamente la banca francese a diventare il principale azionista del nuovo gruppo. Dall’altra c’è Unicredit che, una volta definita la partita Commerzbank, secondo diversi osservatori potrebbe tornare a guardare proprio a Banco Bpm, come riferito anche da Startmag . È in questo contesto che vanno lette le parole di Messina, quando sostiene che solo Intesa può garantire “l’indipendenza e la sicurezza nazionale degli asset strategici” e che questo non può essere assicurato “dai francesi o dai tedeschi”. Un riferimento che sembra chiamare in causa, da un lato, Crédit Agricole, ormai primo azionista di Banco Bpm, e dall’altro Unicredit, impegnata in Germania ma ancora indicata come possibile protagonista del consolidamento in Italia.
IL TEMPO DI LOVAGLIO
Nelle settimane scorse Luigi Lovaglio ha scelto di prendersi tempo prima di esprimersi sull’offerta di Intesa, lasciando aperto il dialogo con Banco Bpm e continuando a coltivare il dossier Generali, anche in virtù del ruolo di Mps come principale azionista del Leone attraverso la partecipazione detenuta in Mediobanca. Il prossimo cda del Monte è previsto per il 16 luglio. Ma, almeno per il momento, le indiscrezioni sul possibile asse con Trieste sembrano scontrarsi sia con gli ostacoli regolamentari sia con la prudenza della stessa compagnia assicurativa, che ha ribadito come la priorità resti l’attuazione del piano strategico Lifetime Partner 27 e la difesa della propria indipendenza. Nel frattempo Intesa continua a rivendicare la superiorità industriale della sua proposta, forte di sinergie stimate in 2,9 miliardi di euro, ben superiori a quelle prospettate dal progetto di fusione tra Mps e Banco Bpm, e di un’offerta che, almeno nelle parole di Messina, resta “concreta”, orientata al mercato e in grado di “creare valore per i nostri azionisti”.




