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Mps, Lovaglio traccheggia ma non molla Mediobanca

Mps continua a valutare l’Opas di Intesa-Unipol e la proposta di Banco Bpm, ma il cda conferma i passi verso l’integrazione con Piazzetta Cuccia. Sullo sfondo Generali, le mire di UniCredit e il futuro dell’amministratore delegato.

Luigi Lovaglio prende tempo ma intanto fa la sua contromossa. Mentre Intesa Sanpaolo e Unipol portano avanti l’Opas da circa 30,6 miliardi di euro su Monte dei Paschi e Banco Bpm lavora a un progetto alternativo di aggregazione con la banca senese, l’amministratore delegato di Rocca Salimbeni continua a muoversi lungo la strada che aveva tracciato prima che il risiko travolgesse Siena. Una strada che passa da Mediobanca e che il consiglio di amministrazione ha deciso di non abbandonare.

È questo il significato politico e industriale del comunicato diffuso da Mps dopo il cda del 22 giugno. Da una parte la banca conferma che, con il supporto degli advisor, proseguono le attività di analisi e valutazione sia dell’Opas notificata da Intesa Sanpaolo sia della proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm. Dall’altra, però, approva all’unanimità una serie di operazioni propedeutiche all’integrazione di Mediobanca: segno che il progetto originario di Lovaglio resta vivo e continua a procedere.

La prossima data da cerchiare in rosso è il 16 luglio. In quell’occasione il consiglio tornerà a riunirsi per esaminare gli approfondimenti richiesti agli advisor e valutare più compiutamente gli scenari sul tavolo. Nelle prossime settimane Ubs Europe e BofA Securities, insieme ai consulenti legali BonelliErede e White & Case, dovranno affinare le analisi tecniche sulle diverse opzioni e verificare la percorribilità delle alternative all’offerta di Ca’ de Sass.

Per il momento Lovaglio si attiene rigorosamente alla passivity rule, la norma che durante un’Offerta pubblica limita i poteri del cda della società bersaglio e impone che eventuali operazioni straordinarie passino al vaglio degli azionisti. “Il compito di un consiglio di amministrazione è quello di analizzare, valutare e cercare la soluzione migliore”, ha detto alla Ceo Conference organizzata da Mediobanca, ricordando che il board è impegnato a esaminare tutte le opzioni nell’interesse degli azionisti e degli stakeholder della banca.
Dietro la prudenza formale, però, si intravede una linea abbastanza precisa.

COME SI MUOVONO INTESA E BANCO BPM

L’offerta di Intesa Sanpaolo è oggi l’unica proposta formalizzata e ha caratteristiche finanziarie difficili da ignorare. L’Opas vale complessivamente circa 30,6 miliardi di euro e prevede, in caso di successo, la successiva cessione a Unipol di una banca costruita attorno a una parte rilevante delle attività di Montepaschi, anche per ridurre le possibili criticità antitrust: 635 filiali, circa 55 miliardi di raccolta diretta, 42 miliardi di impieghi, circa 2 milioni di clienti e un utile netto stimato tra 400 e 460 milioni di euro. Nelle intenzioni di Unipol, la banca nata dagli asset acquisiti da Mps dovrebbe integrarsi con Bper.

Sul fronte opposto c’è Banco Bpm. Per ora non un’offerta vera e propria ma una proposta di fusione tra pari che Giuseppe Castagna punta a trasformare in un’alternativa credibile. L’idea è quella di costruire un gruppo senza smembrare la rete del Monte, preservandone l’integrità industriale e rafforzando la presenza sul mercato delle piccole e medie imprese, segmento nel quale Banco Bpm è particolarmente radicato, soprattutto al Nord. Motivo per cui l’ipotesi di un’integrazione tra Mps e Piazza Meda sarebbe guardata con interesse da ambienti della Lega.

Ed è proprio qui che sembrerebbero collocarsi le preferenze del management senese.

Dalle ricostruzioni circolate nelle ultime ore emerge infatti che a Siena si distingue tra il valore finanziario immediato dell’offerta di Intesa e la logica industriale di una possibile combinazione con Banco Bpm. In altre parole, l’Opas di Ca’ de Sass viene considerata un’offerta concreta e difficilmente contestabile sul piano economico; la soluzione con Piazza Meda, invece, viene vista come potenzialmente più coerente con il mantenimento dell’identità operativa della banca e con il ruolo che Mps può continuare a svolgere nel finanziamento dell’economia reale.

Non è un caso che nelle sue dichiarazioni pubbliche Lovaglio abbia insistito soprattutto sul tema dell’indipendenza.

Il consolidamento, ha spiegato, è “utile e salutare”, ma deve garantire che il mercato continui a essere ben servito. Ciò significa assicurare “accesso al credito per famiglie, piccole e medie imprese e grandi aziende”, favorire la trasmissione del risparmio verso l’economia reale e preservare una concorrenza effettiva tra operatori. In questo quadro, Mps rappresenta ancora “uno dei più importanti operatori indipendenti” e la sua autonomia costituisce un valore per clienti, dipendenti, territori e, in ultima analisi, per il Paese.

PERCHÉ LOVAGLIO NON MOLLA MEDIOBANCA

Lovaglio non difende soltanto una banca. Difende anche un progetto.

Prima che arrivassero l’Opas di Intesa e la proposta di Banco Bpm, il piano industriale di Mps ruotava infatti attorno all’integrazione di Mediobanca. Il consiglio ha ribadito questa impostazione approvando le operazioni di riorganizzazione che dovrebbero accompagnare la fusione. In particolare, le attività di corporate & investment banking e di private banking di fascia alta, comprese le filiali estere di Mediobanca e la partecipazione del 13,2% in Generali, verrebbero concentrate in una società destinata ad assumere la denominazione di Mediobanca Spa. Parallelamente, le reti dei consulenti finanziari di Mediobanca Premier e Widiba verrebbero integrate per creare un polo dedicato alla raccolta e alla gestione del risparmio.
Non si tratta di dettagli tecnici. Sono i mattoni del progetto con cui Lovaglio immagina il futuro di Rocca Salimbeni.

Lo stesso amministratore delegato lo ha rivendicato senza troppi giri di parole davanti alla platea di investitori riunita in Piazzetta Cuccia. “Credo sempre di più che la combinazione rappresenti una delle migliori iniziative per affrontare le sfide del mercato”, ha detto, definendola un’opportunità unica per offrire ai clienti servizi più completi e rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo.

Ancora più significativa la riflessione sul valore della banca. “Quattro anni fa Montepaschi aveva una capitalizzazione di mercato di 300 milioni. Oggi, grazie a Mediobanca, ne abbiamo più di 30 miliardi”, ha osservato Lovaglio. Un modo per rivendicare il percorso compiuto dalla banca e, al tempo stesso, per dire che il mercato non ne valorizza ancora pienamente il potenziale.

Un passaggio che si può leggere come una risposta indiretta alle offerte ricevute, in particolare quella di Ca’ de Sass. Perché se Mps vale più di quanto il mercato le attribuisce, qualsiasi proposta dovrà tenere conto non soltanto dei numeri attuali ma anche delle prospettive di crescita che il management ritiene ancora inespresse.

LE MIRE EUROPEE SU SIENA

Sul tavolo, tuttavia, non ci sono soltanto Intesa e Banco Bpm.

La banca senese è tornata al centro dell’attenzione anche per ragioni che vanno oltre il mercato domestico. Dopo il risanamento degli ultimi anni, l’acquisizione di Mediobanca e la partecipazione strategica in Generali (con il 13,2%), Siena è diventata un asset osservato con interesse da una pluralità di soggetti. Sullo sfondo c’è innanzitutto Unicredit. Per il momento Andrea Orcel, alle prese con Commerzbank, non ha avanzato alcuna proposta su Mps, ma il gruppo possiede già circa il 9% di Generali e negli ultimi mesi ha manifestato un interesse crescente per il Leone. Accanto a Piazza Gae Aulenti, anche grandi operatori europei come BNP Paribas, Santander e Deutsche Bank starebbero seguendo con attenzione l’evoluzione del dossier senese.

IL NODO DEL FUTURO DI LOVAGLIO

C’è infine un altro elemento che pesa sulle valutazioni di Lovaglio. Riguarda il suo futuro.

Nessuno mette apertamente in discussione il manager che ha guidato il rilancio della banca dopo gli anni più difficili. Anzi, Carlo Cimbri ha espresso parole di stima nei suoi confronti. Ma quando gli è stato chiesto quale potrebbe essere il ruolo di Lovaglio nel nuovo assetto che nascerebbe dall’operazione Intesa-Unipol, il presidente di Unipol si è limitato a osservare che “ci confronteremo”, rinviando ogni decisione a una fase successiva. Una formula che lascia aperti tutti gli scenari.

Per questo il tempo che separa Siena dal 16 luglio vale molto più di un semplice rinvio. È il tempo che Lovaglio si è concesso per provare a difendere il suo progetto.

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