C’è qualcosa di simbolico nel fatto che a Colonia, città che per oltre un secolo ha vissuto di motori diesel per trattori e macchine da cantiere, oggi si parli soprattutto di difesa. Giovedì 9 luglio Deutz Ag ha reso noto di aver raggiunto un accordo per rilevare il 100% di Flensburger Fahrzeugbau Gesellschaft mbH (Ffg), storico produttore di veicoli militari con sede nella Germania settentrionale. Il prezzo concordato sfiora 1,6 miliardi di euro, e verrà corrisposto in parte in contanti, in parte attraverso nuove azioni Deutz.
È il passo più deciso compiuto finora dal gruppo renano nel suo percorso di trasformazione da produttore di motori a gruppo industriale diversificato. Ma non è una sorpresa, se si considera che l’operazione va esattamente nella direzione indicata più volte dall’amministratore delegato Sebastian Schulte, secondo cui il gruppo punta a diventare “un fornitore leader a livello nazionale di sistemi per veicoli militari, propulsori e soluzioni energetiche”.
UN’AZIENDA CHE VALE 760 MILIONI
Nel settore della difesa tedesca, Ffg non è certo un nome sconosciuto. L’azienda di Flensburg, oltre 1.100 dipendenti, si occupa da anni di produzione, riparazione e ammodernamento di veicoli militari, sia su ruote che cingolati: mezzi da recupero, carri armati da fanteria, trasporti truppe, oltre a piattaforme sviluppate internamente. Partecipa inoltre a programmi multinazionali di armamento della Nato ed è fornitore di lunga data della Bundeswehr, così come delle forze armate ucraine.
Il 2025 si è chiuso con un fatturato attorno ai 760 milioni di euro, frutto della spinta impressa all’intero settore dall’aumento della spesa militare europea, che sta portando molte aziende a investire in nuova capacità produttiva. Il portafoglio ordini, si apprende da fonti della stampa di settore specializzata in difesa, supererebbe già di diverse volte il giro d’affari annuo.
Per Deutz, che oggi conta circa 6.000 dipendenti nel mondo e nel 2025 ha superato i 2 miliardi di euro di ricavi, l’operazione significa affiancare alle proprie competenze tradizionali anche la capacità di progettare e costruire veicoli militari completi.
DUE AZIENDE, UNA SOLA UNITÀ
Nei piani annunciati, Ffg diventerà il nucleo della nuova Business Unit Defense, conservando però la propria autonomia gestionale: alla guida resteranno gli attuali amministratori delegati, Max Heimann e Jörg Kamper. Il gruppo garantirà invece la crescita tecnologica, finanziaria e strategica, mettendo a disposizione la sua rete di assistenza globale. A parlare a nome delle famiglie proprietarie di Ffg è stato Norbert Erichsen: “Con l’unione strategica con Deutz poniamo le basi per le prossime generazioni. Allo stesso tempo nasce un polo industriale tedesco nel settore della difesa che unisce i punti di forza di entrambe le aziende e ne promuove lo sviluppo comune a lungo termine”.
Sotto il profilo societario, le famiglie che finora hanno controllato Ffg entreranno nell’azionariato Deutz con una quota fino al 29,9%, e punteranno a due seggi nel consiglio di sorveglianza della società combinata, che manterrà la sua composizione paritetica. La decisione finale sarà presa durante un’assemblea straordinaria convocata per il 24 agosto. La conclusione dell’operazione, che attende il via libera delle autorità antitrust, è prevista tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027.
UNA CRESCITA GIÀ ANNUNCIATA
Gli analisti che seguono il settore da vicino non si sono stupiti più di tanto. L’Handelsblatt osserva che “da mesi Schulte lavora per rafforzare la presenza di Deutz nella difesa”: lo scorso anno il gruppo aveva già riunito le proprie attività militari in un’unità dedicata, acquisendo quote in startup tecnologiche e rilevando Sobek, specialista in propulsori elettrici usati anche nei droni militari. Con l’ingresso di Ffg, la Business Unit Defense diventa il quarto pilastro del gruppo, accanto alle divisioni consolidate Energy, Engines e NewTech, oltre all’attività di assistenza trasversale.
Deutz si attende “sinergie di fatturato rilevanti”, sottolinea la rivista specializzata in difesa Hartpunkt, soprattutto nei settori Engines e Service, e un effetto “decisamente positivo sul margine Ebit complessivo, con la prospettiva di anticipare gli obiettivi fissati per il 2030: 4 miliardi di euro di ricavi e un margine Ebit al 10 per cento”.
MERZ: LA GERMANIA ACQUISTA I TOMAHAWK DAGLI USA
Il quadro in cui si inserisce l’operazione Deutz-Ffg ha trovato nella stessa mattinata di giovedì 9 luglio un ulteriore tassello sul fronte politico. Friedrich Merz ha comunicato al Bundestag che la Germania acquisterà missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti, a seguito di un’intesa raggiunta con Washington a margine del vertice Nato di Ankara.
I missili, ha spiegato, saranno stanziati sul territorio tedesco e serviranno a colmare quella che il cancelliere ha definito “una lacuna strategica importante nel dispositivo di difesa nazionale”. Merz si è mostrato poi soddisfatto anche degli altri risultati del vertice, evidenziando come i partner europei dell’Alleanza e il Canada abbiano riconosciuto la necessità di aumentare gli investimenti nella propria difesa.
LA RICONVERSIONE SILENZIOSA DELL’INDUSTRIA TEDESCA
Messe una accanto all’altra, l’acquisizione di Ffg e la scelta sui Tomahawk raccontano un fenomeno che sta attraversando la Germania su più fronti, industriale e politico allo stesso tempo. Sempre più aziende nate per servire mercati civili (dall’automotive alla meccanica pesante) stanno spostando quote crescenti della propria produzione verso il comparto militare, spinte dalla crescita della spesa per la difesa in Europa e dalla volontà, più volte ribadita dal governo di Berlino, di tenere in mani tedesche le tecnologie ritenute strategiche.
È a un tempo una questione di riposizionamento industriale e un cambiamento culturale per realtà storicamente legate a prodotti civili. Hartpunkt lo spiega con precisione: i programmi di difesa, con cicli che possono durare dai dieci ai trent’anni, offrono stabilità occupazionale e margini più prevedibili rispetto a mercati tradizionali oggi segnati da sovraccapacità e concorrenza internazionale.
È in questa cornice che vanno lette, insieme, operazioni come quella tra Deutz e Ffg e decisioni politiche come l’acquisto dei Tomahawk: frammenti di una trasformazione più ampia, che sta ridisegnando il profilo industriale e strategico della Germania, e con esso gli equilibri economici e di sicurezza dell’intero continente.






