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Cosa combina Emma, l’Ai italiana di Egomnia sfotticchiata sui social

Nel giro di poche ore una semisconosciuta  e controversa Pmi italiana quotata in Borsa, Egomnia, ha iniziato a rimbalzare furiosamente sui social: tutto "merito" della sua intelligenza artificiale appena lanciata, Emma, le cui risposte sono così caracollanti da averla tramutata in uno zimbello del Web. Audace mossa di marketing o incomprensibile debutto di un algoritmo evidentemente impreparato ad affrontare il grande pubblico?

C’è un’Ai italiana che fa parlare di sé. E purtroppo non per i motivi che tutti noi, che in fondo siamo sciovinisti, vorremmo. Si tratta di Emma, il modello della Pmi quotata Egomnia, che da quando è stato aperto al pubblico (un debutto per la verità passato quasi del tutto in sordina, a eccezione di questo articolo e di un altro pubblicato su Italia ne Futuro di Raffaele Barberio) è diventato immediatamente l’oggetto di derisione da parte di molti internauti.

Il perché è riportato nelle schermate e negli screen che accompagnano post e tweet: le sue risposte sono a dir poco deliranti: Emma va ben oltre insomma la semplice allucinazione.

SU X TUTTI SI BULLANO DELLA POVERA AI TRICOLORE

Si tratta di una intelligenza artificiale evidentemente mal tarata o, meglio, tutta ancora da svezzare dal momento che – ormai dovrebbe essere noto a tutti – le AI sono algoritmi con la particolarità di fare tesoro del proprio scibile umano.

Quindi, prendendo per buona la teoria che lo sviluppo non sia stato frettoloso e grossolano, la spiegazione è appunto che Emma debba ancora capire come va il mondo, divorare testi, informazioni e fare la dovuta esperienza per iniziare a essere realmente competitiva.

Nessuno sa se sia vero o meno il detto “purché se ne parli” applicato al marketing. Di certo non lo sa Emma dato che non ha le capacità di rispondere a quesiti ben più semplici. Viene allora da chiedersi se non sia stato un autogol farla debuttare ora, così immatura.

E se da un lato potrebbe esserci stata l’esigenza dei suoi autori di rodarla e metterla a confronto con gli utenti proprio con la finalità di farla migliorare senza rubare qua e là testi e informazioni come hanno fatto fin qui le grandi aziende americane e cinesi, dall’altro ci si chiede se con i suggerimenti bislacchi di Emma gli sviluppatori non incorrano in qualche tipo di responsabilità, laddove qualcuno volesse seguirli.

L’AFFONDO DI GUIDO SCORZA

Della questione si è occupato pure l’ex membro del Garante della Privacy Guido Scorza: “La vicenda di Emma non mi fa né ridere, né sorridere e invece mi preoccupa”, ha scritto su X.

“La società che l’ha lanciata – prosegue il giurista – l’ha presentata con un manifesto sulla sovranità tecnologica italiana, il cui contenuto è largamente condivisibile. Bello, utile, prezioso ma tutto semplicemente incompatibile con il lancio di un servizio immaturo lontano persino dai giocattoli per bambini. Un giorno Emma crescerà e diventerà magari orgoglio naturale, ma quel giorno è lontano. Chi lo ha lanciato non avrebbe dovuto lanciarlo con un manifesto i cui contenuti ora rischiano di essere screditati”.

“Perché se una società quotata in borsa come Egomnia dà a pensare a milioni di italiani che Emma sia davvero espressione del livello raggiunto dall’intelligenza artificiale di casa nostra, che rivendicare la sovranità tecnologica nazionale significhi dover poi accettare l’idea di conversare con Emma anziché con ChatgGPT, GeminiAI o Claude, che ambire a democrazia e libertà nell’ecosistema digitale comporti necessariamente rinunciare alle portentose opportunità offerte dai servizi di intelligenza artificiale prodotti altrove in cambio di quelle modeste offerte da Emma, alla fine rischiamo di rimetterci tutti, nessuno escluso”, l’affondo dell’ex componente del Garante della Privacy.

E in effetti il rischio che passi quel messaggio è alto con notevole danno per altre aziende italiane, come LLaMAntino (ne abbiamo parlato abbondantemente qui), che invece hanno già presentato sul mercato prodotti completi e credibili, in grado di giocarsela con gli algoritmi sviluppati in altri Paesi.

CHI HA SVILUPPATO EMMA

Quel che è certo è che, benché poco conosciuta anche tra gli addetti ai lavori, Egomnia è una società italiana fondata nel 2012 da Matteo Achilli (in passato tra i media ci fu pure chi lo definì lo Zuckerberg italico) che alle origini intendeva realizzare una piattaforma che fosse una sorta di risposta italiana a LinkedIn (matching tra candidati e aziende) mentre oggi ha spostato il proprio focus su ICT, sviluppo software e in soluzioni per imprese e lavoratori. Dal 26 marzo del 2024 è quotata su Euronext Growth Milan, segmento professionale.

COME VA EGOMNIA?

Quanto ai numeri, come riporta Teleborsa, Egomnia ha chiuso il 2025 con ricavi delle vendite pari a 1,47 milioni di euro, in calo del 21% rispetto agli 1,86 milioni del 2024 “per effetto della contrazione dei ricavi registrata nel settore del gioco pubblico lecito”, si legge.

L’Ebitda è negativo per 82 mila euro, con una riduzione di 295 mila euro rispetto al dato 2024. “Il risultato – veniva spiegato – è stato influenzato in modo dalle attività di sviluppo commerciale e dalla preparazione all’avvio dei servizi necessari alla partecipazione e all’aggiudicazione di due importanti gare d’appalto per i prossimi tre anni per un valore complessivo, in termini di ricavi, pari a 4,135 milioni di euro. L’EBIT è negativo per 190 mila euro, rispetto ai 114 mila euro del 2024”. La perdita è di 222 mila euro, rispetto all’utile di 75 mila euro l’anno prima.

L’Indebitamento Finanziario Netto si attesta a 1,013 milioni di euro, in aumento del 5% rispetto ai 962 mila euro al 30 giugno 2025 e del 28% rispetto ai 790 mila euro del 2024, a seguito dell’apertura di un nuovo finanziamento.

IL TALLONE DI ACHILLI

In queste ore combatte come un leone sui social Matteo Achilli, fondatore e presidente di Egomnia, intenzionato a difendere la propria creatura dagli attacchi e dagli sberleffi degli utenti. “Ha pochi GB di dataset e parametri”, avverte forse un po’ tardivamente.

E in effetti il discrimine è proprio questo: come spiegano su Dday.it “Emma-5, il modello più grande oggi disponibile, viene indicato con 550,4 milioni di parametri. Per un modello transformer è una taglia incredibilmente contenuta”.

“Molti small language model moderni partono da 1,5, 3 o 7 miliardi di parametri, mentre i modelli di frontiera lavorano su scale ancora superiori e con pipeline di addestramento molto più lunghe. I parametri sono i valori interni appresi dal modello. Semplificando – viene spiegato nell’articolo che analizza l’inciampo di Emma -, definiscono quanto spazio ha per rappresentare lingua, relazioni tra concetti e conoscenza generale. Con una taglia ridotta si possono fare strumenti leggeri o specializzati, ma è difficile aspettarsi un assistente generalista robusto”.

 

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