Le vendite dei titoli di società tecnologiche hanno travolto le borse mondiali, e quella di Milano non ha fatto eccezione. A innescare il ribasso è stato il sell-off partito dalla borsa di New York e propagatosi ai mercati asiatici, dove il comparto dei semiconduttori – i componenti fisici alla base del progresso dell’intelligenza artificiale, e non solo – è stato colpito con particolare intensità: in Corea del sud, ad esempio, l’indice Kospi ha perso circa il 10 per cento, trascinato in basso proprio dai titoli hi-tech.
IL CROLLO DELLE BORSE EUROPEE
L’ondata negativa si è poi trasferita in Europa. A metà seduta la borsa di Milano cedeva oltre l’1 per cento, in linea con Francoforte, mentre Amsterdam è risultata la piazza peggiore del continente per effetto del tonfo di aziende come Asml, Asm International e Be Semiconductor, tutte attive nel settore dei semiconduttori.
Su Francoforte ha pesato in particolare la debolezza dei titoli di Siemens (-5 per cento) e di Infineon (-4 per cento). Piazza Affari, invece, ha risentito del crollo di Technoprobe (-5,7 per cento) e di Stmicroelectronics (-4 per cento).
GLI INVESTIMENTI NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SONO SOSTENIBILI?
A preoccupare gli investitori sono soprattutto i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, che non hanno ancora prodotto ritorni economici paragonabili: basti pensare che le grandi compagnie tecnologiche statunitensi – le cosiddette Big Tech – quest’anno contano di spendere collettivamente ben 700 miliardi di dollari in infrastrutture e capacità di calcolo.
Stmicroelectronics – la società di semiconduttori controllata dal ministero dell’Economia italiano e dalla banca pubblica francese Bpifrance – è penalizzata da questo sentiment borsistico negativo perché i suoi risultati economici sono sempre più legati al comparto dei centri dati per l’intelligenza artificiale: la società prevede infatti che le entrate di questa divisione raggiungeranno 1 miliardo di dollari già quest’anno, anziché nel 2030.
Anche i risultati di Technoprobe – azienda lombarda specializzata nelle schede sonda per il collaudo dei microchip – dipendono dall’andamento dell’industria dei semiconduttori, che a sua volta è legata a quella dell’intelligenza artificiale.
PERCHÉ È SCESA ANCHE PRYSMIAN?
Le vendite alla borsa di Milano, però, non si sono limitate alle aziende direttamente esposte al settore dei microchip. Anche Prysmian – azienda milanese che realizza cavi per le telecomunicazioni e per la trasmissione di energia – è calata notevolmente, perdendo più del 4 per cento.
Nonostante Prysmian operi in un settore diverso da quello dei semiconduttori, è comunque esposta allo sviluppo dei data center e delle infrastrutture elettriche necessarie all’alimentazione di questi stabilimenti.
STELLANTIS PENALIZZATA DALLA FIACCHEZZA DELLE IMMATRICOLAZIONI
Tra i titoli peggiori del Ftse Mib – l’indice della borsa italiana che raccoglie le quaranta società a maggiore capitalizzazione – c’è anche quello della casa automobilistica Stellantis, che ha perso circa il 4 per cento.
Su Stellantis hanno pesato sia il clima negativo generale, sia gli ultimi dati sulle immatricolazioni europee nel mese di maggio: nonostante l’aumento del 4 per cento su base annua, l’Acea – l’associazione dei costruttori europei di automobili – ha infatti sottolineato come le “persistenti difficoltà geopolitiche” stiano “pesando sulle prospettive” del comparto.







