Prysmian, azienda milanese che realizza cavi per le telecomunicazioni e per la trasmissione di energia, ha riportato oggi una perdita fino al 4,1 per cento alla borsa di Milano, un risultato che l’agenzia specializzata Teleborsa ha definito “pessimo”.
I RISULTATI DEL 2025 NON CONVINCONO I MERCATI
Eppure solo pochi giorni fa la società ha presentato ottimi risultati economici del 2025: utile netto a 1,2 miliardi di euro (il 74 per cento in più su base annua), margine operativo lordo a 2,4 miliardi (+24 per cento), flusso di cassa a 1,1 miliardi (+16 per cento circa) e debito in diminuzione a 3 miliardi (rispetto ai 4,2 miliardi registrati alla fine del 2024).
In verità già la settimana scorsa, a seguito della pubblicazione di questi numeri, il titolo di Prysmian era arrivato a perdere fino al 4,8 per cento in borsa: il mercato non era rimasto colpito dai risultati che, seppur ottimi, si erano rivelati in linea con le attese, o leggermente inferiori. La società era poi riuscita a chiudere la seduta di contrattazione in parità grazie alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Massimo Battaini sulla possibilità di nuove operazioni di acquisizione.
IL DOWNGRADE DI BERENBERG
Il mese scorso la banca tedesca Berenberg ha abbassato la raccomandazione sul titolo di Prysmian da buy a hold, alzando però il target price da 75 euro a 92 euro. Il declassamento non era dovuto all’andamento del settore dei cavi – anzi, secondo Berenberg le prospettive sono “molto promettenti” grazie all’espansione dei centri dati e all’elettrificazione dei consumi energetici -, bensì alla “recente sovraperformance” di Prysmian che “lascia poco spazio a un ulteriore aumento”.
Inoltre, secondo l’istituto tedesco nei prossimi anni il vantaggio di Prysmian potrebbe ridursi per via dell’espansione di aziende rivali come Nexans (francese) e Nkt (danese).
LE TENSIONI INTERNAZIONALI PENALIZZANO PRYSMIAN (E NON SOLO)
Il calo odierno di Prysmian, invece, si spiegherebbe con la debolezza generale del Ftse Mib, l’indice della borsa di Milano che raccoglie le quaranta società italiane a maggiore capitalizzazione: ha perso circa il 4 per cento. Oltre a Prysmian, sono andate male anche le compagnie assicurative Generali e Unipol e le banche come UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm, tutte in perdita del 5 per cento circa. Negativi anche gli andamenti dei gruppi del lusso come Brunello Cucinelli e Moncler, entrambi a -6 per cento.
Non solo la borsa italiana, comunque, ma anche quelle europee risentono della crisi militare in Medioriente e di quello che potrebbe comportare per la crescita economica globale, dati i rialzi dei prezzi del petrolio e del gas naturale.
Il problema, insomma, non è specifico di Prysmian – i cui risultati nascondono comunque delle debolezze o delle stime inferiori alle attese, come visto -, ma riguarda in generale i mercati borsistici europei.







