L’Italia pronta ad accogliere la Germania a bordo del Gcap (Global Combat Air Programme), programma per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035 sviluppato dal nostro paese insieme a Regno Unito e Giappone.
È quanto ha dichiarato al quotidiano britannico Financial Times Lorenzo Mariani, neo ad di Leonardo, dopo il ritiro di Berlino dal progetto rivale Future Combat Air System (Fcas) che avrebbe dovuto realizzare con Francia e Spagna.
Secondo Mariani, che ha assunto la guida del gruppo ex Finmeccanica il mese scorso, la partecipazione tedesca al Gcap ritarderebbe il progetto, ma porterebbe benefici a lungo termine.
Tutti i dettagli.
LE DIFFICOLTÀ OGGETTIVE DEL FCAS
Il capo azienda del colosso della difesa e aerospazio italiano si è detto non sorpreso dal fallimento del progetto Fcas. Sebbene i leader politici abbiano spinto il progetto, l’Fcas ha incontrato troppe difficoltà a livello industriale.
Il programma Fcas – dal valore stimato di oltre 100 miliardi di euro – era progettato per sostituire il Rafale francese e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli a partire dal 2040. Tuttavia, la lunga disputa mai risolta tra le aziende coinvolte: la francese Dassault e la divisione del gruppo europeo Airbus con sede in Germania, ha fatto collassare definitivamente il programma.
“Si può iniziare politicamente, ma se l’industria non trova i giusti punti in comune, i giusti obiettivi, la condivisione del lavoro, è davvero difficile” ha constatato Mariani.
LE IMPLICAZIONI DI UN INGRESSO TEDESCO NEL GCAP
Sembra procedere speditamente il progetto Gcap. A inizio aprile è stato assegnato il primo contratto internazionale congiunto per il programma: l’Agenzia Gcap, che gestisce il programma per conto delle tre nazioni, ha affidato il contratto a Edgewing, la joint venture industriale trinazionale costituita per guidare la progettazione e lo sviluppo del programma tra le aziende capofila (Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone).
Il numero uno di Leonardo ha affermato al quotidiano britannico che coinvolgere la Germania nel progetto Gcap in questa fase richiederebbe intense negoziazioni. Come ricorda il Ft, il Giappone si è mostrato riluttante ad ammettere nuovi partner, poiché intende evitare ritardi e rispettare l’obiettivo del Gcap di avere un aereo da combattimento in servizio entro il 2035.
“Se volessimo coinvolgere ora una nuova nazione, con gli stessi diritti delle altre tre, questo sarebbe un po’ destabilizzante”, ha spiegato Mariani, ma “i benefici a lungo termine sono evidenti”.
Il manager ha aggiunto che, mentre i partner esistenti del Gcap hanno già concordato una divisione dei compiti dopo difficili negoziati, Leonardo e la britannica Bae Systems vantano già una collaborazione di successo con la divisione difesa tedesca di Airbus per l’Eurofighter Typhoon.
“Sarei lieto se alcune aziende del complesso industriale tedesco si unissero alle nostre attività”, ha sottolineato Mariani. “Questi programmi sono sempre molto impegnativi in termini di investimenti. Di solito assorbono più di quanto previsto inizialmente. Quindi avere un altro partner con capitali e competenze industriali sarebbe positivo”.
CHE SUCCEDERÀ AL PROGETTO PER IL SISTEMA DI COMBATTIMENTO AEREO DEL FUTURO DI ITALIA, GIAPPONE E REGNO UNITO
Inoltre, il potenziale interesse della Germania si manifesta in un contesto di incertezza sull’impegno finanziario del Regno Unito nei confronti del progetto, dopo le dimissioni di John Healey da ministro della Difesa, avvenute questo mese, il quale ha criticato il governo per la sua “riluttanza a impegnare le risorse necessarie alla nazione per difendersi in questo periodo di crescenti minacce”. Healey ha puntato il dito contro il Piano di Investimenti per la Difesa (DIP) del governo britannico, a lungo ritardato e concepito per rafforzare la prontezza militare del paese, ma bloccato per mesi a causa di dispute tra i ministeri sui finanziamenti.
Come ricordava la settimana Breaking Defense, anche il progetto Gcap ha dovuto affrontare un periodo di incertezza a causa delle tensioni interne tra il Ministero della Difesa britannico e il Tesoro che ha faticato a risolvere un deficit di bilancio. Lo scorso marzo sempre il Financial Times aveva rivelato che le autorità giapponesi stavano nutrendo sempre più dubbi sull’impegno di Londra nei confronti del progetto.
Il mese scorso, il Regno Unito ha firmato un contratto provvisorio per garantire la prosecuzione dei lavori sul programma per tre mesi. Ora i partner attendono con ansia di capire quali fondi saranno disponibili nel DIP per finanziare il Gcap oltre tale periodo. Ma si rischia di slittare ancora visto che oggi il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha annunciato le dimissioni dall’incarico a Downing Street,
Tuttavia, Mariani si è detto fiducioso nella continua partecipazione di Londra al Gcap. “L’aviazione da combattimento è un settore talmente importante per il Regno Unito che non abbandonerà mai questa priorità”, ha evidenziato. “È importante per la nazione, per la sua posizione geografica e per la sua competenza industriale”.





