Alla fine l’atteso evento made in Cupertino Wwdc 2026 ha certificato due aspetti: il primo è che Apple è rimasta impantanata dell’AI. Ed era ormai sotto agli occhi di tutti. La Mela morsicata che con Siri aveva saputo cavalcare la stagione degli assistenti digitali non è infatti riuscita a fare altrettanto ora che si parla di algoritmi smart e agenti capaci di compiere operazioni complesse. La seconda riguarda una caratteristica che su StartMag avevamo subodorato da tempo, ovvero che per non restare troppo indietro Apple ha messo da parte l’orgoglio e chiesto aiuto a Google, l’altro colosso americano che le contende la scena nel segmento smartwatch e smartphone ma soprattutto quello che ha le chiavi del principale sistema operativo avversario: Android.
PER L’AI APPLE SI LEGA A GOOGLE
La mossa dell’azienda guidata da Tim Cook (dal prossimo primo settembre gli succederà John Ternus) è stata quindi impalcare l’architettura degli Apple Foundation Models su Gemini di Google. L’obiettivo è quello di fornire finalmente agli utenti un’Ai proprietaria che funzioni sia sui device sia attraverso l’infrastruttura cloud Private Cloud Compute.
Gli aggiornamenti arriveranno a seconda della potenza del device: non tutti, da quanto si capisce, avranno insomma le medesime funzionalità. I modelli consentiranno una maggior comprensione nei dialoghi, la generazione vocale, la creazione realistica di immagini, la modifica fotografica avanzata e la possibilità di interpellare l’algoritmo sulla base di contenuti visivi.
LA NUOVA SIRI MOSTRATA AL WWDC 2026
Durante la Wwdc 2026 Mike Rockwell, VP di Siri Engineering, ha interpellato “in diretta” la nuova Siri per dimostrare che sia finalmente in grado di supportare l’utenza anche nelle richieste più complesse: questo è stato appunto possibile grazie alle stampelle offerte da Google.
Nel 2024 Apple mise il carro davanti ai buoi annunciando funzioni mirabolanti che non si sono mai concretizzate. Nel 2026 Cupertino mostra di aver fatto tesoro delle critiche mosse da pubblico, investitori e stampa specializzata e aver mitigato “l’annuncite”. La dimostrazione (il manager ha richiesto all’assistente virtuale informazioni su un luogo presente in un post Instagram) non ha impressionato dato che circolano già algoritmi capaci di fare tutto ciò, ma per lo meno nella sua concretezza ha confermato che Apple ora torna sul serio in pista.
PORTE GIREVOLI PER GIANNANDREA
Prima di chiudere, una curiosità: Apple strappò proprio a Google uno degli uomini di punta del team Ai, John Giannandrea, nella speranza di elaborare una propria intelligenza artificiale. In questi anni nemmeno Giannandrea è stato però all’altezza del compito e dunque la Mela morsicata per non rinviare per l’ennesima volta il lancio dei suoi algoritmi smart ha dovuto stringere patti con Mountain View.
Uno smacco che tanto ai piani alti di Cupertino, quanto lo stesso John Giannandrea, ricorderanno a lungo. Forse proprio per evitare imbarazzi facilmente immaginabili che lo scorso primo dicembre Apple ha annunciato che Giannandrea avrebbe lasciato in primavera il proprio posto di Senior Vice President for Machine Learning and AI Strategy ad Amar Subramanya: in questo modo il top manager ieri non ha dovuto applaudire dalla platea la nuova Siri animata da Google sforzandosi di sorridere.




