La pressione dell’Unione europea sulle grandi piattaforme tecnologiche torna a colpire Google e rischia di trasformarsi nella più pesante sanzione mai imposta nell’ambito del Digital Markets Act, la normativa che mira a limitare il potere di mercato delle principali piattaforme tecnologiche e che prevede sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo delle aziende che non rispettano gli obblighi previsti.
A Bruxelles infatti, secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, sarebbe ormai vicina una decisione contro la società controllata da Alphabet, accusata di aver favorito i propri servizi nei risultati di ricerca e di aver limitato la concorrenza all’interno del Play Store. Sullo sfondo restano poi le tensioni commerciali e politiche con gli Stati Uniti, già critici verso l’offensiva normativa europea contro le Big Tech americane.
SANZIONE IN ARRIVO
Stando a quanto riportato da Handelsblatt, la Commissione europea starebbe preparando una multa da diverse centinaia di milioni di euro contro Google per presunte violazioni del Digital Markets Act (Dma). Il quotidiano tedesco, che cita fonti interne alla Commissione, riporta che il provvedimento sarebbe in fase avanzata e potrebbe essere annunciato prima della pausa estiva delle istituzioni europee. Se così fosse si tratterebbe della sanzione più elevata mai inflitta dall’Unione europea per una violazione del Dma.
L’indagine era stata aperta ufficialmente nel marzo 2025.
LE ACCUSE DI BRUXELLES
Le contestazioni europee si inseriscono in un confronto avviato già negli anni precedenti sul potere delle grandi piattaforme digitali. Nel marzo 2025 la Commissione europea aveva accusato Google di favorire i propri servizi all’interno del suo motore di ricerca e di ostacolare gli sviluppatori che volevano proporre ai consumatori offerte esterne al Play Store.
In quell’occasione Teresa Ribera, responsabile europea dell’antitrust, aveva dichiarato che il principale obiettivo della Commissione era “creare una cultura della conformità” rispetto alle regole previste dal Dma. La stessa Ribera aveva definito “un passo importante” le misure richieste ad Apple per aprire maggiormente il sistema operativo dell’iPhone ai servizi concorrenti.
Ora la Commissione continua a sostenere che il suo obiettivo prioritario resti l’adeguamento delle aziende alle norme europee più che l’imposizione di multe. “Anche durante i nostri negoziati su possibili soluzioni future, non esiteremo a passare rapidamente alle fasi successive”, ha dichiarato il portavoce della Commissione Thomas Regnier.
LA REAZIONE DI GOOGLE
Google ha criticato più volte gli effetti delle norme europee sul proprio motore di ricerca, sostenendo che gli adeguamenti richiesti da Bruxelles stiano peggiorando il servizio per gli utenti europei. Un portavoce della società ha affermato che le modifiche introdotte in seguito al Dma rappresentano “il più grande peggioramento nella storia del prodotto”, accusando la normativa europea di creare “un’esperienza di seconda categoria per gli europei a vantaggio di pochi ricorrenti mossi da interessi personali”.
Anche Oliver Bethell, senior director for competition di Google, aveva detto lo scorso anno che le conclusioni preliminari della Commissione aumentavano “il rischio di un’esperienza ancora peggiore per gli europei”.
All’inizio di questo mese la Commissione europea aveva inoltre concesso a Google più tempo per rispondere alle contestazioni, dopo aver giudicato insufficiente una precedente proposta presentata dall’azienda.
PRECEDENTI E TENSIONI CON GLI USA
Per Google non si tratta del primo scontro con Bruxelles. Nel 2024 il gruppo aveva perso il ricorso contro una multa record da 2,4 miliardi di euro inflitta dall’Ue per abuso di posizione dominante nel settore dei comparatori di prezzo, dopo che la Commissione aveva accusato il motore di ricerca di penalizzare i servizi concorrenti.
Ma anche Apple è finita sotto crescente pressione europea per le modalità con cui l’App Store rispetta il Dma. Secondo Bloomberg, pure l’azienda di Cupertino rischia una nuova sanzione per aver ostacolato i tentativi degli sviluppatori di offrire abbonamenti più economici al di fuori dell’App Store, pratica simile a quella che aveva già portato a una multa da 1,8 miliardi di euro. Infine, anche Meta Platforms è in attesa di una decisione europea sul modello di abbonamento che consente di utilizzare Facebook e Instagram senza pubblicità.
Le possibili nuove sanzioni europee contro le Big Tech americane arrivano in un contesto di forti tensioni politiche con Washington. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti più volte criticato le multe antitrust europee, sostenendo che equivalgano a dazi commerciali contro gli Stati Uniti.





