Lunedì 8 giugno la Commissione europea ha approvato all’Italia un regime da 23 miliardi di euro di aiuti alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Questi fondi sosterranno la costruzione di impianti solari, idroelettrici, eolici a terra e di gas dagli scarti, che a loro volta dovrebbero favorire sia la decarbonizzazione del mix elettrico (ad oggi basato sul gas naturale) che la riduzione dei prezzi dell’elettricità (tra i più alti d’Europa, specialmente per le imprese).
LE REGOLE EUROPEE SUGLI AIUTI DI STATO
La Commissione ha ritenuto la misura italiana conforme alla disciplina sugli aiuti di stato adottata a giugno dell’anno scorso per favorire la transizione energetica dell’economia comunitaria.
NUOVI IMPIANTI RINNOVABILI PER OLTRE 37 GW
Gli impianti incentivati dovrebbero dotare l’Italia di nuovi 37,1 gigawatt di capacità rinnovabile, ovvero il 48 per cento circa della capacità attuale. Al 31 dicembre scorso, stando ai dati di Terna, la potenza rinnovabile installata nel nostro paese era di 83,5 GW: la quota del solare era di oltre 40 GW, quella dell’idroelettrico sui 20 GW e quella dell’eolico di 13 GW, mentre il contributo delle bioenergie si aggira sui 4 GW.
GLI OBIETTIVI ITALIANI SULLA DECARBONIZZAZIONE
Il regime di aiuti – si legge nel comunicato della Commissione europea – “contribuirà in modo significativo all’obiettivo dell’Italia, connesso alla decarbonizzazione, di raggiungere il 39,4% del consumo finale lordo di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030”. Nel 2025 le rinnovabili hanno hanno coperto il 41 per cento della domanda elettrica, che però rappresenta solo una parte dei consumi totali di energia.
“Il regime aiuterà inoltre l’Italia a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”, ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea per la Transizione pulita. L’Italia acquista moltissima energia dall’estero – dunque è particolarmente esposta alle crisi delle forniture e dei prezzi – e dipende dal gas naturale per la generazione elettrica: la quota di questo combustibile è superiore al 40 per cento, contro una media europea del 17 per cento.
LA FORMA DEGLI AIUTI
Gli aiuti verranno concessi in forma di pagamenti variabili all’interno di contratti per differenza bidirezionali dalla durata di vent’anni. L’incentivo economico consisterà in un “bonus” per ogni kilowattora di energia elettrica prodotta e immessa in rete, calcolato sulla base del cosiddetto prezzo di esercizio: in poche parole, se il prezzo di mercato dell’elettricità sarà inferiore al prezzo di esercizio stabilito, lo stato pagherà la differenza ai produttori; se invece il prezzo di mercato sarà superiore al prezzo stabilito, saranno le aziende a rimborsare la differenza.
Per accedere agli aiuti, le imprese dovranno partecipare a una gara, presentando un’offerta sul prezzo di esercizio necessario alla realizzazione del loro impianto. Fanno eccezione gli impianti rinnovabili di piccola taglia, con una capacità inferiore a 1 megawatt, che potranno beneficiare direttamente degli aiuti senza partecipare alla gara: nel loro caso, però, il prezzo di esercizio verrà fissato dall’Arera, l’autorità di regolazione per l’energia e le reti.




