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Tutti i piani di Meta per finanziare la “super-intelligenza personale” di Zuckerberg

Meta sta valutando un'emissione di azioni per raccogliere risorse e finanziare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale: la "personal superintelligence" immaginata da Mark Zuckerberg richiederà tanta (e costosa) potenza di calcolo. Numeri e dettagli.

La società tecnologica statunitense Meta sta valutando una nuova emissione di azioni con l’obiettivo di raccogliere decine di miliardi di dollari e finanziare gli ambiziosi piani di sviluppo dell’intelligenza artificiale del suo fondatore e amministratore delegato, Mark Zuckerberg.

Secondo le fonti del Financial Times, la società – proprietaria di Facebook, Instagram, WhatsApp e non solo – sta esaminando delle modalità “creative” per reperire nuovi capitali dopo che nei giorni scorsi Alphabet – cioè la società madre di Google, anch’essa impegnata nella corsa all’intelligenza artificiale – ha chiuso un’operazione di vendita azionaria da 85 miliardi di dollari, un record.

PERCHÉ META HA BISOGNO DI SOLDI?

Meta e le altre compagnie tecnologiche hanno bisogno di soldi per sostenere gli enormi costi di sviluppo dell’intelligenza artificiale, che necessita di stabilimenti energivori (i cosiddetti data center) e di microchip specializzati per lo svolgimento delle operazioni di addestramento e funzionamento dei modelli. In questo momento, infatti, la competizione tra le aziende del settore non si sta giocando tanto sui software, quanto innanzitutto sul possesso delle infrastrutture fisiche che forniscono la capacità di calcolo necessaria a sviluppare modelli sempre più avanzati e a soddisfare le richieste di grandi masse di utenti.

LA “SUPER-INTELLIGENZA PERSONALE” DI ZUCKERBERG

Per il 2026 Meta prevede di portare la spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale a 145 miliardi di dollari, e conta di spingersi ancora più in alto nel 2027. Questi investimenti dovrebbero servire a realizzare la visione di Zuckerberg per la “super-intelligenza personale”, cioè l’integrazione di assistenti basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle piattaforme della società (Facebook, Instagram e WhatsApp) e dei dispositivi indossabili (come gli “occhiali intelligenti”, o smart glasses, ma non solo).

COME FUNZIONEREBBE L’OPERAZIONE

Pur avendo bisogno di capitali, non è detto che Meta decida di procedere con l’emissione di azioni. Secondo le fonti del Financial Times, la società sta valutando diverse opzioni tra cui le cosiddette mandatory convertible preferred shares: semplificando molto, si tratta di una forma di finanziamento ibrida perché permette all’azienda di ottenere liquidità subito, rinviando però – anche a distanza di anni – la conversione di queste preferred shares in azioni esistenti, limitando così la diluizione del capitale per gli investitori esistenti.

LA SITUAZIONE DI META (E DELLE ALTRE BIG TECH)

Negli ultimi anni, proprio per effetto della corsa all’intelligenza artificiale, Meta ha modificato la sua struttura finanziaria: fino al 2022 aveva un debito a lungo termine inferiore a 10 miliardi di dollari, mentre recentemente ha contratto prestiti per 55 miliardi. Lo scorso ottobre, poi, ha raccolto 27 miliardi con l’emissione di obbligazioni tramite una joint venture con il fondo di private equity Blue Owl: i fondi verranno utilizzati per la costruzione di un grande centro dati in Louisiana, chiamato Hyperion.

Sempre con lo scopo di conservare risorse economiche, Meta ha licenziato ottomila dipendenti, sospeso le assunzioni per seimila posizioni e interrotto i riacquisti di azioni (una pratica che portava avanti regolarmente dal 2017).

Anche Google, peraltro, ha sospeso il suo programma di buyback. Gli analisti sentiti dal Financial Times pensano poi che pure Microsoft e Amazon potrebbero valutare la vendita di azioni proprie per compensare l’aumento della spesa per le infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

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