L’assemblea degli azionisti di Ferretti si è conclusa oggi con la vittoria della lista presentata dal socio di maggioranza, il gruppo statale cinese Weichai, che possiede il 39 per cento delle quote e che ha ricevuto il 52 per cento dei voti dei presenti.
La sconfitta del fondo svizzero-ceco Kkcg – che ha il 23,2 per cento di Ferretti e che è stato sostenuto dal 47 per cento dei votanti all’assemblea – avrà grosse ripercussioni sul futuro del costruttore forlivese di yacht di lusso: l’amministratore delegato Alberto Galassi (nella foto) verrà sostituito e due amministratori di peso della società, Piero Ferrari e Stefano Domenicali, si sono già dimessi in protesta contro i metodi di Weichai e dei suoi alleati.
TUTTI I NOMI NELLA LISTA DI WEICHAI PER FERRETTI
La lista di Weichai è a forte composizione cinese e indica l’attuale direttore esecutivo Tan Ning come prossimo presidente del consiglio di amministrazione di Ferretti. Galassi, invece, non è stato confermato: verrà sostituito nel ruolo di amministratore delegato da Stassi Anastassov, finanziere svizzero di origine bulgara che ha lavorato per trent’anni in Procter & Gamble ed è inserito in diverse realtà imprenditoriali cinesi.
I tre nomi italiani nella lista di Weichai sono l’imprenditrice della moda Federica Marchionni, l’ex-deputata del Partito democratico Marina Berlinghieri e la rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto: l’ateneo è piuttosto vicino alla Cina, avendo firmato accordi di collaborazione e progetti strategici con una trentina di università cinesi.
Del board faranno parte anche Patrick Sun, Jin Zhao, Zhang Xiaomei e Zhu Yi.
A Kkcg, invece, verrà assegnato un solo seggio su nove: andrà a Katarina Kohlmayer.
CHI C’ERA NELLA LISTA DI KKCG
La lista di Kkcg per Ferretti confermava Galassi alla carica di amministratore delegato e proponeva alla presidenza Karel Komarek, l’imprenditore ceco che presiede il fondo. Nell’elenco figuravano anche Bader al-Kharafi (vicepresidente della società di telecomunicazioni kuwaitiana Zain), Piero Ferrari (vicepresidente di Ferrari e azionista di Ferretti con il 7,5 per cento) e Stefano Domenicali (amministratore delegato di Formula 1).
LA PROTESTA DI KKCG
Dopo l’assemblea, Kkcg ha fatto sapere con una nota di contestare “la validità” del procedimento: secondo il fondo, ci sarebbero “forti criticità in merito all’integrità e alla validità del processo deliberativo” legate a “possibili azioni concertate da parte di azionisti collegati a Weichai”.
Il riferimento è al recente ingresso nel capitale di Ferretti – o all’aumento della loro partecipazione – di una serie di azionisti cinesi o vicini a Weichai, tra i quali anche Bank of China, una delle maggiori banche statali cinesi. Tutti questi soggetti si sono mantenuti al di sotto della soglia del 3 per cento in modo da non far scattare l’obbligo di comunicazione alla Consob, l’autorità italiana che vigila sul mercato borsistico: Bank of China, per esempio, possiede l’1,9 per cento di Ferretti.
LA DURA LETTERA DI FERRARI
Poche ore prima dell’assemblea del 14 maggio, Piero Ferrari aveva annunciato le dimissioni dal board di Ferretti – di cui era peraltro azionista – con una lettera nella quale denunciava la sua “frustrazione e delusione” per il comportamento di Weichai.
Il gruppo cinese non veniva menzionato esplicitamente, ma nella lettera Ferrari spiegava come “diverse entità vicine a una fazione [cioè a Weichai, ndr] sembrano aver adottato una strategia volta a impedire tale sostanziale discussione e votazione” in vista dell’assemblea.
A detta di Ferrari, le recenti acquisizioni di quote di Ferretti da parte di entità cinesi o filocinesi “sono avvenute in modo tale da apparire al di fuori di tutte le soglie normative vigenti”. Per questo motivo – aggiunge -, la presidenza del Consiglio dei ministri “potrebbe mettere in discussione la legittimità e la conformità alle leggi vigenti” di queste operazioni.
“Non posso più associare il mio nome e la storia che il mio nome rappresenta, per l’industria italiana, a questa azienda”, scrive.
E ORA?
Non è chiaro quale sia il piano di Weichai per Ferretti.
Galassi avrebbe voluto una maggiore focalizzazione sullo sviluppo della divisione Security & Defence (ad oggi marginale rispetto al fatturato complessivo), su nuove acquisizioni a livello europeo e sulla produzione di yacht di grandi dimensioni.
Weichai potrebbe avere altri programmi, però: sempre Galassi aveva spiegato come il gruppo cinese fosse “refrattario a operazioni di acquisizioni e a proposte di sviluppo della divisione difesa”. Del resto, l’espansione in un settore sensibile come quello della difesa potrebbe rivelarsi impraticabile per Weichai: il governo italiano è già intervenuto con il poteri speciali negli affari tra diverse società italiane e i loro azionisti di riferimento cinesi, si pensi al caso dell’azienda di pneumatici Pirelli con Sinochem.
Ieri Kkcg, riferendosi alla crescita delle quote di soggetti cinesi nel capitale di Ferretti, aveva espresso formalmente all’esecutivo le sue “preoccupazioni in merito al rispetto della normativa applicabile, inclusi possibili inadempimenti agli obblighi di notifica in relazione alla proprietà e al controllo di una società operante in settori di rilevanza strategica per la sicurezza nazionale e la difesa (golden power)”.





