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Non solo Bank of China: chi sono i “cinesi” che comprano Ferretti per sostenere Weichai

Domani, giovedì 14 maggio, si terrà l’assemblea degli azionisti di Ferretti, che probabilmente si rivelerà decisiva per il futuro del costruttore forlivese di yacht di lusso. Gli azionisti saranno infatti chiamati a scegliere la lista vincitrice (che otterrà otto seggi nel board, su un totale di nove) tra quella presentata dal socio di maggioranza con il 39 per cento delle quote, la società statale cinese Weichai, e quella proposta dal fondo svizzero-ceco Kkcg, che possiede il 23,2 per cento.

NON SOLO BANK OF CHINA: CHI SONO I NUOVI AZIONISTI CINESI DI FERRETTI

Secondo le ricostruzioni di Mf-Milano Finanza, diversi soggetti cinesi o legati a Weichai hanno recentemente comprato azioni di Ferretti con l’obiettivo di sostenere la lista dell’azionista principale all’assemblea del 14 maggio. Tutti questi acquirenti si sono mantenuti al di sotto della soglia del 3 per cento del capitale della società in modo da non far scattare l’obbligo di comunicazione alla Consob, l’autorità italiana che vigila sul mercato borsistico.

Ferretti è quotata sia a Milano, dal giugno 2023, sia a Hong Kong, in Cina.

Ad aver comprato azioni di Ferretti è stata la Banca di Cina (o Bank of China), una delle principali banche statali cinesi, che ha raggiunto una quota dell’1,9 per cento. Poi ci sono Wealth Strategy, holding hongkonghese di gestione degli investimenti, con circa l’1 per cento, e la società esportatrice Yanjan International con lo 0,8 per cento.

Più rilevante è stata la mossa della società svizzera di consulenza ingegneristica AdTech Advanced Technologies, salita al 2,8 per cento. Come si legge in un documento del 2022 di Ferretti, il fondatore di AdTech, Julius Kiss, “ha collaborato con il gruppo Weichai per oltre vent’anni e ha investito in alcune attività/controllate di Weichai, come ad esempio Weichai Power”, l’unità specializzata in macchinari per i veicoli.

I PROXY ADVISOR DALLA PARTE DI KKCG

D’altra parte, Institutional Shareholder Services e Glass Lewis, due dei più noti proxy advisor – cioè quelle società specializzate nel fornire raccomandazioni di voto agli investitori di aziende quotate -, hanno espresso il loro sostegno per la lista di Kkcg che – tra le altre cose – conferma Alberto Galassi alla carica di amministratore delegato di Ferretti e propone alla presidenza Karel Komárek, l’imprenditore ceco che presiede il fondo.

Secondo Institutional Shareholder Services, la lista di Kkcg è “l’opzione migliore per garantire la continuità strategica e gestionale” di Ferretti.

E IL GOLDEN POWER?

Oggi, peraltro, Kkcg ha notificato formalmente al governo le sue preoccupazioni per la crescita delle quote di soggetti cinesi o legati a Weichai nel capitale di Ferretti. Il fondo ha parlato di “preoccupazioni in merito al rispetto della normativa applicabile, inclusi possibili inadempimenti agli obblighi di notifica in relazione alla proprietà e al controllo di una società operante in settori di rilevanza strategica per la sicurezza nazionale e la difesa (golden power)”.

Il governo italiano è già intervenuto con il poteri speciali negli affari tra diverse società italiane e i loro azionisti cinesi: il caso più noto è quello dell’azienda di pneumatici Pirelli con Sinochem.

IL PIANO DI GALASSI PER FERRETTI

Qualora la lista di Kkcg dovesse prevalere e l’amministratore delegato venisse confermato, Galassi ha già illustrato i progetti di Ferretti per il futuro: la società si concentrerà sullo sviluppo della divisione Security & Defence (ad oggi marginale rispetto al fatturato complessivo), su nuove fusioni e acquisizioni a livello europeo e sulla produzione di yacht di grandi dimensioni (dai trenta metri in su), con un buyback di azioni e un programma di incentivi a lungo termine per i dirigenti.

Galassi ha detto anche che, se verrà confermato, sarà il suo ultimo triennio alla guida di Ferretti.

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