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Così Byd e le altre case cinesi si papperanno l’industria dell’auto europea. Inizieranno da Maserati?

Ecco piani e mire di Byd, Jac e non solo in Europa su stabilimenti di Stellantis e brand come Maserati

Il marchio cinese Byd inizia a svelare le sue mosse per il Vecchio continente. L’azienda di Shenzhen ha sempre avuto nel mirino l’Europa, come ha dimostrato la scelta di affidare le strategie da compiere in questa parte del mondo ad Alfredo Altavilla, storico braccio destro di Sergio Marchionne in Fca e dunque profondo conoscitore del mercato Ue, delle sue stranezze, delle sue peculiarità e, ovviamente, pure delle debolezze dei suoi player storici.

BYD HA FRETTA DI AUMENTARE LA SUA PRESENZA IN EUROPA

Come avevamo scritto qualche settimana fa, la rapida saturazione del mercato cinese, con la fine degli aiuti di Stato che hanno fatto fiorire ben oltre 100 attori molto agguerriti, sta spingendo soprattutto Byd ad accelerare verso l’internazionalizzazione pur di non rallentare con le percentuali di crescita e produzione a tripla cifra a cui ha abituato i propri azionisti. Gli Usa, si sa, si sono trincerati dietro norme protezionistiche (e altre sono in via di definizione), perciò, ora la destinazione privilegiata delle auto Byd è senz’altro l’Europa.
Non è dunque un caso che Stella Li (nella foto), numero due del marchio di Shenzhen, responsabile della sua internazionalizzazione, abbia ammesso ciò che finora era rimbalzato furiosamente sui media e Stellantis aveva preferito non confermare, ovvero che ci sarebbero trattative in corso per rilevare stabilimenti sottoutilizzati.
E subito il pensiero dei giornali italiani inevitabilmente corre a Cassino e a Mirafiori, che i numeri impietosi sulla produzione del Gruppo scrupolosamente tenuti da Fim-Cisl ci dicono essere in forte crisi, impantanati nella cassa integrazione e senza alcun punto fermo con riferimento al prossimo futuro. Per questo i sindacati sono tornati a invocare certezze in vista dell’incontro del 21 maggio tra l’azienda italo – francese e gli investitori durante il quale il Ceo Antonio Filosa rivelerà i progetti in cantiere per i 14 marchi nel portafogli aziendale.

I CINESI PREFERISCONO COMPRARE PIUTTOSTO CHE COABITARE

Per la verità la vicepresidente di Byd ha detto alla stampa che l’azienda, più che affittare o convivere con corrispettive autoctone, preferirebbe rilevare proprio gli hub, opzione ritenuta “più facile” dal marchio. E dato che di mezzo c’è il know-how cinese sull’auto elettrica venduta a prezzo budget che i costruttori europei non sono ancora riusciti a eguagliare, si comprende anche facilmente perché.
Sempre Stella Li ha ammesso che Byd “Non sta parlando solo con Stellantis, ma anche con altre aziende”, ha dichiarato infatti la top manager asiatica a Bloomberg. “Stiamo cercando qualsiasi stabilimento disponibile in Europa perché vogliamo sfruttare questa capacità produttiva inutilizzata”, ha aggiunto.

NEL MIRINO ANCHE L’IMPIANTO VW DI DRESDA

La numero 2 conferma così pure le indiscrezioni trapelate negli ultimi giorni con riferimento al possibile insediamento di Byd in Germania, nella Gläserne Manufaktur, a Dresda, la prima fabbrica che Volkswagen è stata costretta a chiudere per via della crisi dell’ultimo periodo in 88 anni di storia. Al dolore per quei cancelli mestamente serrati si aggiungerebbe così l’onta di vederci arrivare proprio i cinesi, diventati una potenza dell’automotive grazie all’opera colonizzatrice dell’industria tedesca, da quattro decadi nel Paese asiatico.

BYD PUNTA A MASERATI?

Tornando però a fatti che rischiano di riguardarci da vicino, Byd non si limiterebbe a puntare solo gli stabilimenti europeo in difficoltà, ma anche i marchi storici europei in crisi, definiti dalla vicepresidente del colosso cinese “molto interessanti”, sebbene abbia poi precisato che al momento attuale “non ha intrapreso alcuna azione”.

In questo caso prevedibilmente le indiscrezioni di stampa convergono sui marchi italiani nel portafogli di Stellantis – sebbene Filosa abbia detto e ripetuto che non c’è la volontà di vendere – da Lancia ad Alfa Romeo, fino ovviamente a Maserati che rappresenta coi suoi bassissimi numeri in modo emblematico la crisi che sta attanagliando l’industria automobilistica europea, coinvolgendo pure le scuderie premium. E si sa: i cinesi amano il lusso e lo stile italiano.

MASERATI INCROCIA LA STRADA DI ALTRI MARCHI CINESI?

Nelle ultime ore si è diffusa un‘altra indiscrezione che da un lato allontana l’ipotesi di una cessione di Maserati ma dall’altro rafforza l’ipotesi di un “futuro cinese” per il tridente italiano. Secondo voci di corridoio piuttosto insistenti, Huawei, Jac Motors e Stellantis starebbero mettendo a punto un programma per lo sviluppo di auto elettriche hi-tech, con la produzione di massa prevista a strettissimo giro, ovvero per la seconda metà del 2026. Tale progetto dovrebbe essere svelato il 21 maggio e ricadere sotto il marchio Maserati. Sebbene non sia ancora stato firmato un accordo definitivo, diverse fonti danno già per certe due auto: un modello Maextro per la Cina, frutto della collaborazione Huawei-JAC e una versione con marchio Maserati per i mercati internazionali.

La collaborazione sarebbe incardinata in modo da seguire il modello di alleanza HIMA di Huawei, che assegna ruoli specializzati a ciascun partner per ottimizzare le tempistiche di lancio dei prodotti: pertanto la software house nota per smartphone, tablet e smartwatch ma attiva anche nella produzione di software e sistemi operativi definirà il prodotto e fornirà le tecnologie di base, la connazionale Jac supervisionerà la R&D e la produzione mentre infine Maserati contribuirà con la propria esperienza in fatto di design e portando naturalmente in dote il valore del proprio marchio conosciuto in tutto il mondo.

INTANTO BYD FA INCETTA DI TALENTI EUROPEI

Per quanto dettagliate, si tratta comunque al momento solo di indiscrezioni. La certezza risiede altrove: mentre Byd attende di assestare le zampate più forti, Stella Li ha ammesso candidamente che sta facendo scouting di talenti ingegneristici europei sottratti a Case automobilistiche autoctone: “Stiamo assumendo molto personale per la R&D nel Regno Unito, in Francia e in altre regioni”, ha detto ancora la top manager. Quattroruote in merito parla di figure provenienti da Mercedes e Porsche.

La medesima strategia, del resto, è stata attuata negli ultimi mesi da un altro colosso cinese: Xiaomi, che ha recentemente aperto il suo nuovo hub dedicato alla Ricerca e Sviluppo in Germania, a Monaco di Baviera, sottraendo molti lavoratori alla dirimpettaia Bmw.

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