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Com’è andato il 2025 di Inwit, alle prese con la diatriba con Fastweb e Tim

Tutte le novità per Inwit

Inwit chiude il 2025 con risultati economici in crescita.

Ieri il cda di Inwit, riunitosi sotto la presidenza di Oscar Cicchetti, ha esaminato e approvato il bilancio Integrato al 31 dicembre 2025, che include il Bilancio di esercizio ed il Bilancio consolidato al 31 dicembre 2025.

La società delle torri guidata da Diego Galli (nella foto) ha archiviato l’esercizio 2025 con un incremento dei ricavi e dei principali indicatori operativi, confermando la solidità del proprio modello industriale nonostante un contesto caratterizzato da incertezze macroeconomiche e tensioni nel settore delle telecomunicazioni. Soprattutto in questo secondo caso, Inwit sta affrontando la sfida legata alla conflittualità con gli operatori Fastweb+Vodafone e Tim. Lo scorso fine settimana l’operatore tlc ex Telecom Italia si è unito a Fastweb nel chiedere la rescissione anticipata del Master Service Agreement (Msa) con Inwit per le torri di telefonia mobile.

“Nel quarto trimestre del 2025 ci sono segni di rallentamento del mercato, con gli anchor che si tirano indietro per i progetti ancora non contrattualizzati” ha precisato il dg di Inwit Galli nel corso della conference call sui conti.

Tutti i dettagli.

SEGNO PIÙ PER I RICAVI

Inwit ha archiviato il bilancio 2025 con ricavi pari a 1,1 miliardi di euro, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2024.

BENE I MARGINI

Il margine operativo lordo aumenta del 4% raggiungendo i 984,4 milioni, mentre l’EbitdaaL (Ebitda – Lease cost), principale margine operativo della società, si attesta a 785,9 milioni di euro, in crescita del +4,8%; il rapporto sui ricavi migliora passando dal 72,4% del 2024 al 73,0%, grazie alla crescita dell’Ebitda e al contenimento dei costi di locazione.

IN AUMENTO EBIT E UTILE NETTO

L’Ebit è pari a 578,3 milioni di euro, con un incremento del +3,5% rispetto allo stesso periodo 2024, mentre l’utile netto si attesta a 360,8 milioni, in crescita del +2% rispetto all’anno precedente.

INVESTIMENTI E DIVIDENDI

Gli investimenti industriali del periodo sono stati pari a 313,8 milioni, sostanzialmente in linea rispetto allo stesso periodo del 2024. In linea con la dividend policy per l’orizzonte 2024-2026, il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre all’assemblea degli azionisti, convocata per il 30 aprile, il pagamento di un dividendo relativo all’esercizio 2025 pari a 0,5543 euro per azione, in crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente.

AUMENTA L’INDEBITAMENTO

E proprio la politica di remunerazione agli azionisti incide sul peggioramento del debito.

L’indebitamento finanziario netto, pari a 5 miliardi di euro risulta in aumento (+13%) rispetto al 31 dicembre 2024 (pari a 4,5 miliardi), “essenzialmente per effetto della maggiore remunerazione agli azionisti in termini di dividendi e riacquisto di azioni proprie” precisa la nota della società. La leva finanziaria, in termini di rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda, è in aumento a 5,2x rispetto a 4,8x dello stesso periodo del 2024 per il sopracitato incremento dell’indebitamento finanziario netto (leva finanziaria pari a 5,0x nel terzo trimestre 2025).

COM’È ANDATO IL QUARTO TRIMESTRE

Nel quarto trimestre i ricavi si attestano a 270,8 milioni in aumento del +2,6% rispetto allo stesso periodo 2024; l’Ebitda si attesta a 247 milioni, in aumento del +2,5%; l’EbitdaaL si attesta a 197,5 milioni, in crescita del +3,6% rispetto all’anno precedente. L’utile netto si attesta a 84,1 milioni, in diminuzione del -4,1% rispetto allo stesso periodo 2024.

REVISIONE AL RIBASSO DELLE STIME E OUTLOOK 2026

“Negli ultimi mesi si è assistito a un incremento della conflittualità con gli anchor tenants (Tim e Fastweb+Vodafone) finalizzato a ottenere una squilibrata e ingiustificata rinegoziazione dei contratti Msa, validi ed efficaci, a giudizio della società, fino al 2038. Tale conflittualità va ad aggravare un contesto attuale di mercato già di per sé sfidante, implicando l’interruzione di attività previste nei piani, ma non garantite, e il blocco di nuove iniziative di business” ha spiegato Inwit nella nota diffusa.

Ricordiamo infatti che lo scorso 19 marzo la società delle torri aveva già rivisto al ribasso le stime per il periodo 2026-2030 dopo che i due anchor tenants hanno innescato un’escalation di tensioni legate ai contratti Msa e al progetto di una nuova joint venture per le torri mobili, con ricadute dirette sulle prospettive finanziarie della società.

Per il 2026 la guidance di Inwit prevede ricavi compresi tra 1,050 e 1,090 milioni di euro, un Ebitda margin pari a circa il 90% e un EbitdaaL margin intorno al 72%. Il dividendo per azione è previsto almeno pari al valore dell’esercizio 2025, confermato a 0,55 euro per azione.

LE TENSIONI CON FASTWEB E TIM

A incidere sulle prospettive finanziarie, e non solo, è stato dunque l’acuirsi delle tensioni con Fastweb+Vodafone e Tim.

Il 29 marzo il consiglio di amministrazione dell’operatore tlc guidato da Pietro Labriola ha deliberato la disdetta del contratto quadro con Inwit, che regola l’uso delle infrastrutture di torri di trasmissione. La scelta segue una mossa analoga di Fastweb + Vodafone: la settimana precedente il gruppo svizzero Swisscom, che controlla Fastweb e ha integrato Vodafone Italia a fine 2024, ha comunicato la disdetta del Master Service Agreement con Inwit, avviando un percorso che porterà alla cessazione del contratto entro marzo 2028, in linea – sostiene il conglomerato elvetico – con le clausole previste.

La disputa incide su contratti fondamentali per i ricavi della società delle torri.

LE PRECISAZIONI DI INWIT: INIZIATIVE “ILLEGITTIME” DEI CLIENTI

Per Inwit l’efficacia degli esiti giudiziali concernenti il Msa con Fastweb è limitata a queste ultime e non si estende a Tim. La disdetta di Tim, spiega la società delle torri, appare pertanto inefficace e unicamente strumentale a esercitare una indebita pressione su Inwit, volta alla rinegoziazione dei termini economici dell’Msa.

Pertanto Inwit, prosegue la nota sui conti 2025, considera sia l’iniziativa di Fastweb sia l’iniziativa di Tim “illegittime, prive di fondamento giuridico, strumentali e pretestuose al fine di ottenerne una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini degli Msa; ha pertanto conferito espresso incarico ai propri legali di agire in ogni sede giudiziaria competente per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders, anche nei confronti di TowerCo che, con le proprie condotte, dovessero agevolare l’attuazione di illecite strategie in danno della società”.

OBIETTIVO UN ACCORDO WIN-WIN

Concludendo la conference call con gli analisti, riferendosi alla fase conflittuale con i due anchor tenants Fastweb+Vodafone e Tim, il dg Galli ha sostenuto che “Puntiamo a raggiungere un risultato win-win in termini di valore attuale netto positivo e sviluppo del business”, riporta Radiocor.

Alla domanda se ci fosse stato un dialogo con Swisscom e con Tim, dopo le disdette del contratto, Galli ha risposto negativamente, affermando che “al momento non stiamo interloquendo”, e confermando di essere pronto all’apertura di un confronto costruttivo: “abbiamo ricevuto disdetta dell’Msa e ci siamo attivati per dare una risposta, abbiamo ovviamente messo in moto tutte le procedure legali, credo ci sia tempo per fare tutte le cose per bene, in questo momento non abbiamo ancora stabilito un dialogo ma siamo sempre pronti a dialogo costruttivo”.

OPA IN VISTA?

Ieri il titolo di Inwit ha chiuso in verde del 2,5% a 7,19 euro per azione, oggi alle 13 scambia a 7,19 euro con un aumento del +2,49%.

Sulle performance delle azioni della società delle torri a Piazza Affari sta incidendo anche l’ipotesi secondo cui il fondo Ardian, tra i principali azionisti di Inwit, starebbe discutendo con il fondo infrastrutturale canadese Brookfield Asset Management per lanciare un’offerta sul 100% del gruppo.

Secondo Mediobanca un possibile takeover “potrebbe attrarre un vaglio regolamentare” attraverso il golden power, anche alla luce degli sviluppi su Tim con l’Opas di Poste Italiane, che “ha rafforzato l’importanza strategica della proprietà delle infrastrutture di telecomunicazione”. Gli analisti evidenziano inoltre che “non saremmo sorpresi se le società delle torri europee attraessero l’interesse dai concorrenti Usa e dai fondi di private equity”, con possibili operazioni di delisting nel caso in cui “le valutazioni dovessero rimanere depresse”.

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