Il commissario per l’Energia Dan Jorgensen ha chiesto ai paesi membri dell’Unione di valutare misure di risparmio energetico, in particolare nel settore dei trasporti, in modo da limitare i consumi di combustibili fossili in vista di una possibile interruzione delle forniture provenienti dal golfo Persico.
LA LETTERA DEL COMMISSARIO JORGENSEN
In una lettera ai ministri dell’Energia dei paesi membri dell’Unione europea, visionata da Politico, il commissario Jorgensen ha invitato i governi a prendere in considerazione l’introduzione di “misure volontarie di riduzione della domanda […] con particolare attenzione al settore dei trasporti”. Significa, in altre parole, che ai cittadini potrebbe venire chiesto di limitare gli spostamenti in auto o di rinunciare ai viaggi in aereo, in modo da conservare carburante per altri scopi più essenziali.
La richiesta di Bruxelles rievoca gli anni Settanta, quando le crisi petrolifere costrinsero i governi europei a razionare la benzina e vietare gli spostamenti in auto la domenica.
LA CRISI NEL GOLFO PERSICO DIVENTA “FISICA”
La raccomandazione della Commissione europea è un segnale che la crisi logistica nel golfo Persico, innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, sta passando dalla dimensione “economica” a quella “fisica”: non solo pagheremo di più l’energia, cioè, ma rischiamo anche di non averne a sufficienza. Dato che la guerra all’Iran potrebbe durare ancora a lungo, e rischia anzi di allargarsi al mar Rosso, il commissario Jorgensen pensa che i paesi dell’Unione dovrebbero “prepararsi per tempo in previsione di un’interruzione potenzialmente prolungata” degli approvvigionamenti.
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LA DIPENDENZA EUROPEA DAL GOLFO PERSICO E LA CRISI DELLA RAFFINAZIONE
Nella lettera, Jorgensen spiega appunto che il settore europeo dei trasporti deve far fronte a un aumento dei prezzi e a possibili carenze di forniture a causa della forte dipendenza dell’Unione dal golfo Persico: questa regione, infatti, vale oltre il 40 per cento delle importazioni di carburante per aerei e di gasolio del blocco. Le difficoltà sono aggravate dalla “disponibilità limitata di fornitori alternativi e di capacità di raffinazione per specifici prodotti all’interno dell’Ue”, ha scritto il commissario.
In Europa la capacità di raffinazione – ossia la disponibilità di impianti in grado di trasformare il greggio in benzina, gasolio e altri derivati – è da tempo in crisi: sono poche le raffinerie che riescono a raggiungere il break even, cioè la condizione di pareggio tra le entrate e le uscite, dovendo far fronte agli alti prezzi dell’energia e alle quote di CO2.
LE CONSEGUENZE PER IL SETTORE EUROPEO DEL TRASPORTO AEREO
Il 27 marzo il Financial Times ha scritto che, a causa del blocco dello stretto di Hormuz, le importazioni europee di carburante per aerei potrebbero scendere a 420.000 barili al giorno, il 40 per cento in meno rispetto alla settimana precedente e il livello più basso mai registrato nel mese di marzo dal 2022.
I livelli delle scorte di jet fuel nell’Europa nord-occidentale sono in calo ma restano in linea con i valori di febbraio 2024. Tuttavia, secondo Insights Global il ritmo dei prelievi dalle riserve potrebbe accelerare a causa del calo delle spedizioni dal Medioriente. Esiste la possibilità che, verso la fine di aprile, le compagnie aeree decidano di ridurre i voli – magari dando la priorità alle tratte più redditizie – qualora le difficoltà di approvvigionamento dovessero persistere.





