Tim e Fastweb+Vodafone scuotono le torri di Inwit.
Dopo che ieri i due operatori telco hanno annunciato una joint-venture per costruire fino a 6000 torri volta ad accelerare il roll-out nazionale del 5G, Inwit ha riunito il cda per analizzare lo stato dei rapporti con i suoi anchor tenants (che insieme rappresentano circa l’80% dei ricavi di Inwit) Tim e Fastweb+Vodafone.
Il board di Inwit ha constatato il deterioramento dei rapporti con Tim e Fastweb (che ha integrato Vodafone Italia a fine 2024) che ha portato a un’escalation di tensioni che coinvolge i contratti Msa (Master Service Agreement che disciplinano le attività di Inwit nei confronti di Telecom per la gestione, manutenzione e accesso a reti o torri tlc), la possibile creazione di una nuova joint venture per le torri mobili e un impatto diretto sulle prospettive finanziarie della società. Pertanto, Inwit ha rivisto al ribasso la guidance 2026 e l’outlook di medio termine, mentre resta aperto il confronto sulla validità e durata degli accordi esistenti.
Effetti immediati sul titolo della società delle torri, che ha registrato forti ribassi. Dopo l’annuncio della revisione della guidance e della joint venture tra Tim e Fastweb+Vodafone, le azioni sono arrivate a perdere oltre il 10%, dopo un calo già significativo nella seduta precedente: il titolo ha ceduto il 15,6% a fine seduta. Gli scambi sono stati anche temporaneamente sospesi per eccesso di ribasso, con il titolo sceso a livelli che non si vedevano dalla fine del 2018.
Secondo gli analisti di Intermonte l’accordo tra i due anchor tenant per internalizzare gli investimenti su nuovi siti rappresenta una “chiara minaccia” per Inwit. Inoltre arriva in una fase di confronto con Inwit per la rinegoziazione dei rispettivi Msa a condizioni più allineate a quelle di mercato.
Tutti i dettagli.
DETERIORAMENTO DEI RAPPORTI CON TIM E FASTWEB-VODAFONE
Il Consiglio di Amministrazione di Inwit ha esaminato il peggioramento delle relazioni con gli anchor tenants, evidenziando come le tensioni siano aumentate progressivamente. E nella nota diffusa stamani, la società delle torri guidata da Diego Galli (nella foto) ha ricostruito la sua versione dei fatti, mettendo “i puntini sulle i”. Procedendo con ordine, il cda rileva che le frizioni sono iniziate con le “pubbliche dichiarazioni di Fastweb sulla prematura cessazione degli effetti del Msa”, passando ai “più recenti addebiti da parte di Tim di un preteso inadempimento del Msa”, fino ad arrivare all’annuncio del progetto di jv per le torri delle due società tlc che “ha determinato un impatto negativo sul titolo”.
Pertanto, a giudizio di Inwit, “l’atteggiamento di Tim e Fastweb è frutto della volontà di queste ultime di ottenere una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due Msa a suo tempo sottoscritti.”
LA POSIZIONE DI INWIT RIGUARDO I CONTRATTI MSA
Da parte sua Inwit ribadisce che gli Msa sono contratti di lungo termine, parte integrante di un’operazione unica completata nel 2020, che ha comportato un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto delle infrastrutture di Tim e Vodafone Italia, generando benefici economici immediati per le società venditrici.
La struttura degli accordi è coerente con il modello di business infrastrutturale basato su ricavi contrattualizzati e di lungo periodo, ritenuto standard a livello globale, ricorda la società delle torri nella nota. In questo contesto, la società respinge integralmente le contestazioni avanzate dagli anchor tenants in merito alla durata e all’esecuzione degli Msa.
LA REPLICA (INDIRETTA) A FASTWEB
Riguardo alla posizione di Fastweb circa l’interruzione anticipata degli effetti del Msa, nel corso della conference call odierna con gli analisti, il direttore generale Diego Galli ha replicato indirettamente che”l’Msa (master service agreement) con Fastweb+Vodafone termina a marzo 2038″ pertanto “metteremo in campo ogni azione necessaria per chiarire questo”.
RIGUARDO IL PROGETTO DI JV TRA TIM E FASTWEB+VODAFONE
Anche sul piano operativo, Galli ha precisato che “non c’è stata nessuna conversazione ieri con Tim e Fastweb+Vodafone”, sottolineando la distanza tra le parti in questa fase del confronto.
Secondo Inwit, il progetto della nuova jv risulta in contrasto con gli accordi Msa, che attribuiscono alla società il ruolo di fornitore privilegiato per la realizzazione di nuovi siti. Tali contratti prevedono infatti un diritto preferenziale, con una “last call”, che obbliga gli operatori a coinvolgere Inwit prima di rivolgersi a terzi.
Con riferimento, infine all’annunciato progetto di una nuova jv tra Tim e Fastweb, Inwit precisa che: “qualsiasi tentativo di svuotare le prerogative contrattuali di Inwit quale fornitore privilegiato di Tim e Fastweb deve, pertanto, ritenersi pretestuoso e sarà contrastato da Inwit in ogni sede competente, per la piena tutela dei propri interessi”.
LE RIPERCUSSIONI PER INWIT
Non finisce qui. Per la società delle torri tutto ciò si traduce anche in riflessi diretti sull’andamento di Inwit.
“Inwit ha, suo malgrado, constatato un progressivo incremento della conflittualità manifestata dagli anchor tenants nei propri confronti”, ha evidenziato la società, aggiungendo che questa situazione “implica l’interruzione sia di attività previste nei piani, ma non garantite, sia dello sviluppo di nuove iniziative di business, che induce la società a una revisione al ribasso delle stime per il periodo 2026-2030”.
Come ha ricordato Intermonte, il piano di Inwit prevede la realizzazione di circa 3,5mila nuove torri tra il 2024 (circa 25mila siti) e il 2030 (circa 28,5mila), di cui oltre la metà con anchor tenant, con un impegno finanziario medio di circa 100mila euro per sito (circa 350 milioni cumulati su sei anni). “In uno scenario puramente ipotetico di completa cancellazione del contributo futuro dei due anchor tenant allo sviluppo di nuovi siti e di mantenimento degli attuali Msa agli stessi termini e condizioni – scrive la sim – stimiamo un impatto negativo sulla valutazione di Inwit pari a circa 1,7 miliardi, equivalente a quasi 2 euro per azione)”.
Attualmente Tim si avvale principalmente di Inwit come fornitore di torri, evidenzia Banca Akros. In base alle ultime informazioni disponibili (relative al terzo trimestre 2025), Inwit dispone di circa 25.500 torri con un rapporto di locazione di 2,37 volte e circa 60mila POP totali (Point of Presence – punti di accesso fisico alla rete ndr), di cui la quota degli inquilini principali (Tim e Fastweb Vodafone) è pari a circa 43.700.
In termini di fatturato, nei primi nove mesi del 2025 Tim e Vodafone hanno contribuito complessivamente a circa l’80% dei ricavi di Inwit (circa 39% Tim e circa 41% Fastweb–Vodafone).
REVISIONE DELLA GUIDANCE E DELL’OUTLOOK
La situazione si inserisce in un contesto di mercato già complesso, caratterizzato dall’assenza di investimenti discrezionali da parte degli operatori. Questo scenario ha portato all’interruzione di attività pianificate ma non garantite e al rallentamento dello sviluppo di nuove iniziative.
Ciò detto, Inwit ha aggiornato la guidance 2026 prevedendo ricavi tra 1,050 e 1,090 milioni di euro, un Ebitda margin intorno al 90%, un Ebitdaal margin intorno al 72% e un recurring free cash flow tra 550 e 590 milioni di euro. Il dividendo per azione è indicato almeno pari a quello del 2025, fissato a 0,55 euro.
La leva finanziaria viene indicata a 5,5x, all’interno del target strutturale tra 5x e 6x.
OUTLOOK DI MEDIO TERMINE
Per il medio termine, l’outlook si basa su una crescita dei ricavi “low single digit”, sull’espansione del margine Ebitdaal, su capex annuali intorno ai 200 milioni di euro e sulla conferma del dividendo minimo a 0,55 euro per azione.
Tale outlook non include eventuali sviluppi positivi legati a un possibile miglioramento delle relazioni con gli anchor tenants, né le opportunità derivanti dalla crescente domanda di densificazione delle reti e dall’espansione nel settore delle infrastrutture digitali.
IL COMMENTO DEGLI ANALISTI
Secondo gli analisti, l’accordo tra Tim e Fastweb+Vodafone rappresenta una potenziale minaccia per il modello di business di Inwit, mentre il confronto tra le parti è descritto come sempre più aspro, pur con margini negoziali non completamente esauriti.
Secondo Equita, sebbene “lo spazio negoziale tra le parti non sia ancora del tutto chiuso”, “chiaramente il confronto è diventato molto aspro”.
“Sorprende la revisione di margine al 2026, difficilmente attribuibile alla situazione in corso (i due anchor tenants erano già fermi sul business discrezionale da tempo), mentre le altre indicazioni sono coerenti con uno scenario ex-growth che riflette la bassa visibilità sulle iniziative di sviluppo e le relazioni deteriorate con i due anchor tenant”, sottolineano ancora gli esperti di Equita, ripresi da Radiocor. Tra l’altro, prendendo a riferimento il midpoint dei nuovi range, “il nuovo outlook si traduce in un taglio del 13% del Rlfcf previsto sul 2026, che si riverbera anche sugli anni successivi, malgrado la minore crescita del fatturato (dal 4% ora su livelli low single digit, 1-2%, ovvero circa 20-30 milioni in meno rispetto a nostre stime) sia ampiamente compensata dalla riduzione attesa dei Capex (circa 40 milioni/anno in meno rispetto a nostre stime)”, spiegano gli analisti di Intermonte.







