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Alcoa, la partecipazione dei lavoratori e il futuro dell’alluminio in Italia

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Il post dell’avvocato Angela Lupo, blogger di Start Magazine, sul prossimo incontro al ministero dello Sviluppo economico sul futuro di Alcoa

Il prossimo 3 maggio è indetta una riunione presso il Mise, alla presenza del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, di Sider Alloys Italia spa (acquirente dello stabilimento Alcoa), di Invitalia (soggetto pubblico “veicolo” dell’operazione di trasferimento/acquisizione), della Regione Sardegna e delle organizzazioni sindacali, nazionali e territoriali. I temi all’ordine del giorno afferiscono principalmente al piano industriale, al nuovo assetto societario, alla partecipazione finanziaria, alla governance e alla riattivazione degli impianti. Uno step importante, dunque, per la configurazione della società e per la riapertura dello stabilimento, vitale per i lavoratori che da ormai quattro lunghi anni attendono di riprendere a lavorare.

Verrebbe da dire solo: FATE PRESTO! Questa sarebbe la logica immediata per ridare la speranza del lavoro e riaccendere una luce importante per l’industria italiana dell’alluminio primario, visto che il vento dei dazi e delle sanzioni non cessa di soffiare, con tutte le conseguenze sul piano finanziario per la quotazione dei metalli (come appunto l’alluminio). E’ augurabile perciò che la ripresa avvenga e che il piano di lavoro faccia ritrovare slancio e competitività sul mercato all’azienda sarda e all’Italia.

Dall’ultima riunione al Mise del 9 aprile scorso molte sono state le voci dell’opinione pubblica (e dei sindacati, in particolare) che si sono alternate sulla questione “partecipazione dei lavoratori” al capitale della società e al Consiglio di sorveglianza. Ha suscitato interesse, nel panorama delle relazioni industriali italiane, il sistema di governance della nuova società: un Cda (per la gestione) e un Consiglio di Sorveglianza (con poteri di indirizzo strategico e di controllo sulla gestione). All’interno del Consiglio di Sorveglianza, (presumibilmente) ci sarà la presenza di Associazione di lavoratori che verrà costituita ad hoc (con tanto di Statuto e Atto Costitutivo). Questa stessa Associazione di lavoratori parteciperà, nella misura del 5%, al capitale della nuova società.

Sul punto molti gli interrogativi, ma la questione “partecipazione dei lavoratori” proverei ad affrontarla su altre tematiche, diciamo più strettamente giuridiche, alla luce di quella che è la normativa che regola, allo stato, la vita delle società nel nostro Paese. Attualmente in Italia, per il governo delle società, esiste già un sistema dualistico di governance, con un Consiglio di gestione e un Consiglio di sorveglianza. Proprio per il Consiglio di sorveglianza vige il divieto, tra gli altri (art. 2409-duodecies Cod. Civ.), in forza del quale non possono essere eletti alla carica di componente del Consiglio di sorveglianza e, se eletti, decadono dall’ufficio “coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o a queste sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita che ne compromettano l’indipendenza”. Rileggendo proprio questa parte della norma del Codice Civile, ci si potrà accorgere come, in relazione alla vita della nuova società ex Alcoa, sia più che mai lodevole e quindi “da benedire” l’idea di costituire l’Associazione dei lavoratori che potrà così detenere il 5% del capitale azionario e, nel contempo, potrà partecipare – senza infrangere alcun divieto di legge – con proprio/i rappresentante, all’interno del consiglio di Sorveglianza, organo questo che, come noto, ha una funzione molto importante di controllo oltre che di approvazione del bilancio societario.

Tutto questo, nelle more di una futura normativa che individui – possibilmente in tempi brevi – una modifica e una migliore configurazione: A) dell’assetto dell’azionariato delle società di capitale (sia in termini di partecipazione diretta dei lavoratori al capitale della società, magari “mutuando” il modello americano degli ESOP (come sottolineato in questo articolo per Start Magazine) e adattando tale modello alla realtà italiana; B) della partecipazione dei lavoratori, direttamente o per interposto soggetto, all’interno del Consiglio di sorveglianza, con attenzione a preservare sempre l’indipendenza per il controllo della società.

Considerazioni de iure condendo a parte, aspettiamo fiduciosi il 3 maggio prossimo. I lavoratori dello stabilimento ex Alcoa direbbero solo: FATE PRESTO! E si spera che gli impianti ripartano davvero presto e che la produzione inizi un nuovo cammino per l’alluminio italiano.

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