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Ma Uber cos’è? Lo decide un giudice

di

uber ncc

Sarà un giudice della Corte di Giustizia Europea a decidere sulla natura giuridica di Uber e dunque sul suo futuro in Europa

Gli sforzi di penetrazione di Uber (servizio di ridesharing) nei diversi Paesi Europei potrebbero essere resi vani da un giudice della Corte di Giustizia Europea, che nei prossimi giorni sarà chiamato a decidere sulla natura del servizio e, dunque, sul futuro dell’azienda. Proviamo a capire.

La citazione in giudizio di Uber

Quella che dovrebbe prendere la Corte di giustizia europea è una sentenza storica. Uber è stato citato in numerosi tribunali europei, ma, questo caso particolare, nasce da una denuncia presentata contro la società di San Francisco dalla Asociación Taxi Profesional Élite di Barcellona. In questo caso si chiede al Giudice di decidere la definizione di Uber: è un servizio di trasporto o una piattaforma digitale? Per usare le parole della citazione in tribunale, Uber è “un telefono intelligente, una piattaforma che consente alle persone di collegarsi l’una all’altra”, o è, come sostiene l’associazione di taxi, “semplicemente un servizio di trasporto”?

La Corte di Giustizia Europea è dunque chiamata a decidere sulla “natura giuridica”. Se il giudice dovesse considerare Uber “un servizio della società dell’informazione”, allora “il servizio di intermediazione elettronica dovrebbe beneficiare del principio della libera prestazione di servizio, garantita dalla normativa della Comunità europea”.

Nel 2006 l’Ue ha deciso sulla rimozione delle barriere al commercio in tutti i paesi membri dell’UE, ma l’articolo in questione esclude i servizi di trasporto. É per questo che stabilire la natura giuridica dell’esercizio sarà fondamentale per decidere sul futuro della piattaforma.

Uber: una lotta continua per la sopravvivenza

uberLa citazione in giudizio dell’Associazione dei Tassisti di Barcellona non è certo l’unica pervenuta nei tribunali Europei. Sono numerosi i Paesi che non hanno ben accolto l’arrivo sul mercato dei servizi dell’azienda di San Francisco. Ad inizio novembre 2016, la Corte Suprema della Danimarca ha confermato in tribunale la condanna di 6 piloti Uber, per aver violato le leggi sul trasporto del Paese, dando la possibilità al pubblico ministero di Copenaghen di citare in giudizio l’azienda stessa. Una grande delusione per i 300.000 clienti danesi che hanno scaricato l’app Uber.

Anche in Germania, Belgio e Francia i tribunali hanno preso provvedimenti nei confronti della società, fino al punto di vietare vari dei suoi servizi. Le associazioni dei tassisti più volte hanno manifestato contro il servizio offerto da Uber, scendendo in piazza a Roma, Varsavia e Parigi, tra le altre città.

Europa ancora una volta divisa

Il blocco dei servizi di Uber in numerose città europee testimonia, come scrive Forbes, come l’Unione Europea sia poco “Unione” e sia tanto divisione. Ed è questo un problema da non sottovalutare. La Commissione europea, braccio esecutivo dell’Unione, ha più volte cercato di incoraggiare la Sharing Economy, non condividendo le normative nazionali che tendono a soffocare l’imprenditorialità e la creazione di occupazione e raccomandando ai Paesi membri di vietare le attività solo in ultima istanza.

L’Europa ha invitato i diversi Stati membri contrari ad Uber a rivedere norme e regolamenti, al fine di favorire la diffusione dei servizi che offre l’economia della condivisione. Ma nessuno ancora si è mosso in tal senso.

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